SICILIA – I finanzieri del Gico di Caltanissetta e dello Scico di Roma hanno eseguito un sequestro di beni per un valore di 40 milioni di euro riconducibili ad un imprenditore catanese ritenuto vicino alla mafia: Sigilli al patrimonio di Antonio Padovani, incastrato dal software "Molecola". Sequestrate sale giochi anche a Barcellona P. G.

16 Dicembre 2011 Cronaca di Messina

I finanzieri del Gico di Caltanissetta e dello Scico di Roma hanno eseguito un sequestro di beni per un valore di 40 milioni di euro riconducibili ad un imprenditore catanese ritenuto vicino alla mafia. Il provvedimento, emesso dal tribunale nisseno su proposta della Dda, riguarda immobili, auto, disponibilità finanziarie e 15 società con sedi a Roma, Catania, Messina, Napoli, Modena e Massa, tutte operanti nel settore dei giochi e della raccolta di scommesse. A fare scattare i controlli a carico del catanese Antonio Padovani, 59 anni, residente a Sant'Agata li Battiati, è stata la consistente sperequazione tra i redditi dichiarati e l'incremento patrimoniale accertato dalle Fiamme Gialle (con una differenza di oltre 2 milioni di euro). L'operazione "Repetita iuvant" – condotta in stretta sinergia tra il "Gico" di Caltanissetta (di cui è comandante il cap. Armando Modesto) e lo "Scico" (ieri rappresentato dal col. Alberto Reda) - si è materializzata nella esecuzione di un decreto di urgenza emesso dal presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale nisseno Antonio Balsamo, ed ha riguardato sia Padovani che i suoi familiari e collaboratori. Il provvedimento "colpisce" un totale di 15 società (tra cui numerose agenzie di scommesse nel Catanese e sale giochi a Barcellona Pozzo di Gotto), operanti nel settore dei giochi mediante il noleggio di slot machine, la gestione di sale da gioco, l'affidamento di lotterie e la raccolta di scommesse anche a distanza. Secondo gli investigatori, dietro alcune di queste agenzie, formalmente qualificate come associazioni, si sarebbero celate vere e proprie bische clandestine dove era possibile giocare illegalmente anche elevate somme di denaro. Gli investigatori hanno anche posto sotto sequestro conti correnti, disponibilità finanziarie e numerosi beni mobili e immobili tra i quali due ville con piscina del valore di 4 milioni di euro, numerose autovetture tra cui una Ferrari F335 e 40 conti correnti e disponibilità finanziarie di altro tipo riconducibili a Padovani direttamente o tramite altre persone. Nel corso della conferenza stampa di ieri, alla quale sono intervenuti il procuratore capo Sergio Lari e l'aggiunto Domenico Gozzo, è stato spiegato che l'attività investigativa ha richiesto la dettagliata ricostruzione degli interi nuclei familiari, delle parentele, nonché dei relativi rapporti relazionali di Padovani. Attualmente Antonio Padovani - coinvolto due anni fa nell'inchiesta antimafia "Atlantide-Mercurio" e condannato in primo grado a 4 anni - è libero, in quanto scarcerato per decorrenza dei termini. Per comparare l'enorme quantità di dati acquisiti dalle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, lo Scico ha utilizzato un nuovo strumento investigativo denominato "Molecola". «Grazie al software "Molecola" – ha spiegato il col. Reda – abbiamo confrontato i numerosi dati acquisiti in tempi molto rapidi, rilevando l'esistenza della sperequazione tra i redditi dichiarati e l'incremento patrimoniale accertato», che dal 1990 al 2008 ha prodotto una differenza di 2 milioni 144 mila euro. Nel corso della conferenza stampa è pure emerso che Padovani, «dovunque andasse per aprire nuove "agenzie" – ha detto il dott. Gozzo – intesseva preventivamente rapporti con le organizzazioni mafiose locali. Questo a noi è risultato con particolare riferimento a Gela. Il patto sancito aveva come effetto la divisione al 50% dei guadagni». Infine il procuratore Lari ha evidenziato l'importanza dell'operazione: «Padovani è un soggetto di grande rilievo, non soltanto perché è uno dei pochi titolari di concessioni di scommesse (che sono una decina in tutto il territorio nazionale), ma perché nell'ambito delle indagini sono emersi rapporti privilegiati con la famiglia mafiosa dei Madonia e rapporti a livello più globale con Cosa nostra per potere operare su tutto il territorio nazionale ai fini dell'apertura di sale-giochi e centri scommesse». Lillo Leonardi - GDS

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