MESSINA: La Stu Tirone resiste, e niente certificato antimafia per le imprese

17 Dicembre 2011 Cronaca di Messina

La Stu Tirone "resiste". Quantomeno in consiglio comunale. Nei giorni in cui il faraonico piano di trasformazione urbana vacilla pericolosamente nelle stanze del Genio civile (giovedì la conferenza dei servizi in cui sono emerse tutte le perplessità, oltre che di associazioni, quarta Circoscrizione e Ordine degli ingegneri, anche dell'ingegnere capo Gaetano Sciacca), la società di cui fanno parte il Comune e un raggruppamento di imprese private supera la prova del nove nell'aula di Palazzo Zanca, uscendo indenne dalla "trappola" preparata dall'Udc Giuseppe Melazzo. Quest'ultimo, insieme al collega di partito Domenico Guerrera, aveva presentato una proposta di delibera con la quale si chiedeva, in sostanza, che il Comune abbandonasse la strada della Stu Tirone. Proposta praticamente contemporanea a quella con cui invece l'Amministrazione chiedeva l'esatto opposto, nell'ambito della ricognizione delle società partecipate. Risultato finale: la delibera di Melazzo e Guerrera è stata bocciata con quattordici voti contrari, quella dell'Amministrazione è stata approvata con tredici voti favorevoli. La bocciatura della dismissione ha avuto come "complice" il Pd, che attraverso i propri rappresentanti ha spiegato di voler valutare nel merito la vicenda, specificando però che «noi non stiamo appoggiando una speculazione edilizia». Un no politico, quello del Pd, volto più che altro ad evidenziare che anche in casa Udc le posizioni non sono sembrate unanimi. In mezzo alle due votazioni non sono mancate le polemiche, dovute in particolare ad una ulteriore proposta di Melazzo, giunta subito dopo la bocciatura della propria delibera: quella di sospendere la trattazione del provvedimento di mantenimento delle quote del Comune nella Stu per chiedere che tutte le imprese private appartenenti alla società presentassero relativo certificato antimafia. Una richiesta che qualcuno, soprattutto in casa Pdl (compreso l'assessore allo Sviluppo economico Scoglio, presente in aula), ha letto come una provocazione e che è stata anch'essa oggetto di un voto contrario della maggioranza dei consiglieri comunali. Non è un caso che in aula ci fosse proprio Scoglio, il quale ha più volte accusato Melazzo di essere contrario «a priori» e di non accettare, appunto, posizioni preconcette. Per il resto si è detto disposto «a ridiscutere del piano industriale, a rivedere alcuni aspetti», proponendo anche una commissione speciale per discutere insieme eventuali modifiche. Scoglio, da sempre sostenitore del progetto Stu, ha ricordato però che «tutto nacque dall'allora assessore Catalioto dell'Amministrazione Genovese». Scoglio ha evidenziato anche che «se il Comune fuoriesce dalla Stu, automaticamente la società cessa di esistere», il vero obiettivo, probabilmente, di Melazzo. Evenienza, però, che secondo Scoglio «esporrebbe il Comune a un grave danno economico». Da qui la difesa del progetto, «fin quando il mio sindaco e la mia maggioranza mi sosterranno». SEBASTIANO CASPANELLO - GDS

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