MESSINA: «Giustizia e verità», Galati M. omaggia Attilio Manca

2 gennaio 2012 Cronaca di Messina

Far passare per tossicodipendente un professionista e per “matti” dei genitori: una nazione che si reputa civile non può accettare un’assurda “verità”, ovvero accettare l’idea del suicidiodel trentaquattrenne, brillante urologo barcellonese, Attilio Manca, cresciuto alla scuola del dott. Gerardo Ronzoni a Viterbo, dal quale aveva appreso le tecniche più innovative e all’avanguardia per dare il massimo del proprio sapere nel campo della chirurgia prostatica con laparoscopia. E questa sua abilità, questa straordinaria competenza nello specifico settore, di cui la società tutta avrebbe avuto una grande “utilitas”, gli fu fatale. È ciò che è emerso nei giorni scorsi dalla presentazione del libro di Luciano Armeli Iapichino, nella sala consiliare di Galati Mamertino. “Uniti nella legalità per ricordare Attilio Manca”, è il titolo curato dall’amministrazione comunale che ha promosso la presentazione del volume di Armeli, “Le vene violate” – Dialogo con l’urologo siciliano ucciso non solo dalla mafia, edito da Armenio di Brolo. Numerosi gli interventi a cominciare dal sindaco Bruno Natale, dal presidente dei consiglio Gaetano Emanuele e dal consigliere Vincenzo Amadore che hanno fatto gli onori di casa. Luciano Mirone, scrittore e giornalista, ha curato la presentazione descrivendo nei particolari ciò che ha portato per ben tre volte gli inquirenti a non chiudere il caso per quello che non può essere considerato un suicidio. Il suicidio di chi è mancino puro, di chi nell’attività di chirurgo maneggiava il bisturi esclusivamente con la mano sinistra, di chi stava per acquistare una casa, e poi essere trovato morto con due fori sul braccio sinistro e una siringa sulla mano destra, per “essersi praticato” una overdose e nel contempo essere una maschera di sangue, avere il setto nasale tumefatto, lividi in tutto il corpo, e dare a questa scoperta una implacabile, offensiva, lesiva di ogni dignità umana, valutazione di “suicidio del soggetto”. Come può una Nazione evoluta accettare per suicidio una simile morte? È ciò che si è chiesto il fratello di Attilio, l’avvocato Gianluca Manca, nel suo appassionato intervento, durante il quale ha raccontato in tutto i particolari i fatti di questo “suicidio” , è ciò che si sono chiesti il missionario don Graziano De Palma, Luciano Mirone, Maria Ricciardello e Luciano Armeli nei loro interventi. È ciò che si è chiesto tutta la nutrita e attenta assemblea dei partecipanti. Il libro di Armeli, scritto sull’argomento dopo quello di Joan Queralt, mafiologo spagnolo e tradotto d’antropologa Olga Nassis, è un atto d’accusa per i sei anni trascorsi senza alcuna risposta nella civilissima Italia di oggi. È un promemoria per le generazioni future affinché emerga la non rassegnazione, la non sconfitta, la non archiviazione del diritto e la consapevolezza che la lotta al sistema dell’illegalità è possibile. Anna Franchina – GDS

«Il caso Attilio Manca Non fu omicidio». da Gazzetta del Sud
Riceviamo dagli avv. Franco Bertolone e Sergio Russo, che scrivono per conto dei loro assistiti, rispettivamente Ugo Manca, Lorenzo Mondello Salvatore Fugazzotto:

«Relativamente all’articolo, a firma Anna Franchina, pubblicato sull’edizione del 2/1/2012 dal titolo “«Giustizia e verità» Galati M. omaggia Attilio Manca”, siamo costretti a ribadire come l’ordinanza del Gip di Viterbo del 30/11/2011 abbia affermato come “Nessun elemento concreto è emerso in ordine al ventilato omicidio” dell’urologo Attilio Manca. Inoltre, dagli atti processuali, e precisamente dalla relazione autoptica a firma della Prof.ssa Dalila Ranalletta, risulta chiaramente che “L’ispezione accurata del cadavere, sia pure senza rimuovere la maglietta, non consentiva di osservare segni di lesioni traumatiche di alcuna natura” e che una volta “Rimossa la maglietta viene eseguito un nuovo esame esterno del cadavere” che “non consente di osservare elementi di interesse diversi o aggiuntivi rispetto a quanto già riportato”. Pertanto non risponde a verità quanto affermato nel corso degli interventi in occasione dell'”omaggio ad “Attilio Manca”, secondo cui costui aveva “il setto nasale tumefatto” e “lividi in tutto il corpo”. Tanto, nel rispetto delle risultanze processuali».