MESSINA, UN ALTRO 'OMICIDIO DELL'INDIFFERENZA': TROVATA RIVERSA ACCANTO AD UNA POZZANGHERA LA BRASILIANA GAO. RACCONTAMMO LA SUA STORIA 'STRAORDINARIA'. BRAVA ARTISTA DI STRADA, NEL SUO ATELIER DENTRO LE MURA SECENTESCHE DELLA REAL CITTADELLA

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REPORTAGE FOTOGRAFICO DI ENRICO DI GIACOMO DEL 26-10-11

Clochard brasiliana trovata senza vita nell’area degradata della Real Cittadella. La donna soffriva di diabete e l’alcol l’ha stroncata. Era artista di strada: realizzava opere floreali e vasi.
Era brasiliana. Conosceva bene le favelas ma da piccola non pensava che avrebbe vissuto in un posto addirittura peggiore. Maria Das Gracas, alias Gao o Gaia, si è spenta all’interno delle strutture murarie della Real Cittadella. Proprio a due passi dall’inceneritore di San Raineri. Una parte degli spazi era stata trasformata da lei e dal marito in alloggio di fortuna e in laboratorio. Quelle aree dimenticate fungevano anche da piccola fabbrica di fiori e vasi. Adesso la città ha perso un’artista di strada che pochi conoscevano. Gao è deceduta a 51 anni. Faceva parte della nutrita schiera di “invisibili”. Coloro che tirano a campare, soffrono in silenzio e di cui ci si accorge, soprattutto, solo quando non ci sono più. Con Gao è morta quella creatività tipica del mondo carioca. Stroncata, molto probabilmente, dall’alcol, che secondo quanti le stavano vicino e la aiutavano, negli ultimi tempi era considerata medicina per lenire una situazione al limite del sopportabile. A quanto pare, la donna soffriva di diabete. La notte di San Silvestro o forse il giorno di Capodanno avrebbe alzato il gomito più del solito. Anche per via del freddo pungente. I liquidi ingurgitati si sono rivelati fatali. Non aveva mangiato nulla. Da tempo rifiutava il cibo. Si è accasciata al suolo, all’esterno della sua dimora. Lontano dal coniuge Paolo (originario dell’hinterland milanese), il cui estro lo portava a realizzare bei quadri. Opere che assieme a quelle prodotte da Gao, rendevano meno angusto un habitat da Terzo o Quarto Mondo. Il paesaggio dello Stretto alimentava la loro originalità. Ora è diventato la tomba della cinquantunennene. Ad accorgersi del decesso alcuni pescatori, che ieri mattina hanno dato l’allarme alla polizia. Sul posto sono giunti gli uomini delle Volanti, i quali hanno notato che il marito, completamente intontito dall’alcol, dormiva sonni tranquilli e non si era accorto di nulla. Poco dopo è arrivato il medico legale dell’Asp Filippo Silipigni, che ha effettuato l’esame esterno del cadavere, su disposizione del sostituto procuratore Fabrizio Monaco. Accertata la morte naturale. Nessuna ferita o lesioni sul corpo. Paolo, invece, è stato ospitato da una certa Nadia, cittadina messinese sempre molto sensibile al dramma dei clochard. È sconvolto e disperato, anche perché non può permettersi le spese del funerale. Tra coloro che aiutavano Maria Das Gracas anche il magistrato messinese Salvatore Mastroeni: «Al dolore aggiungo il senso della sconfitta. Abbiamo perso un po’ tutti. E pensare che un mese e mezzo fa abbiamo festeggiato il tuo compleanno. Ho visto le tue lacrime a luglio, quando dicevi io non ce la faccio, non sono nata per stare nella strada. Ti ho visto, settimana dopo settimana, andare giù. Rassegnata, non ti lamentavi più ma ti stavi lasciando morire. Vittima della cattiva sorte, della nostra indifferenza e di uno dei pochi compagni della disperazione, che riscalda, non fa pensare e ti stordisce il cervello sempre più. Penso a quella stupenda “cella” fatta da te, piena di bei fiori e vasi che facevi e hai regalato a mia figlia. Penso all’affetto che sentivi e ricambiavi. Mi piace ricordarti con il tuo cappotto lungo, in quel corpo magro e slanciato». Gao, nata a San Salvador di Bahia, non c’è più. Solo i veri amici ne sentiranno la mancanza. RICCARDO D’ANDREA – GDS

IL RICORDO DEL CRONISTA: Il suo sorriso indimenticabile e il grido dei nuovi poveri.
La Real Cittadella della Zona falcata come l’edificio del Tirone, e tanti altri luoghi abbandonati, terra di nessuno. Sono i nuovi scenari che fanno da sfondo (pallido sfondo) alle sofferenze e perfino alla morte dei nuovi poveri a Messina, quelli così stremati da non riuscire a tenersi stretti al soffio lieve della vita. Donne ed uomini di ogni nazione e cultura, e in cui però quotidiani drammi, malattie e privazioni, non spengono, fino all’ultimo, sorrisi radiosi e gioia di vivere. Maria Das Gracas, o semplicemente Gao, per noi della “Gazzetta” era stata il 26 ottobre scorso una meravigliosa conoscenza, di quelle che aiutano a capire la vita più di tante roboanti vicende. Donna esile e vitale, ricca di grazia e vena creativa, ci aveva accolti e guidati nella singolare dimora che, con il marito Paolo, e altri poveri, aveva creato lì dove Messina non fa altro che inquinare e sprecare i suoi tesori. La sua “grotta” altro non era che uno dei locali di deposito dentro alle mura della Real Cittadella, laddove la via pedonale tra le fortificazioni conduce in pochi passi in riva alla spiaggia dello Stretto. Lo aveva fatto rivivere, quel luogo, da ricettacolo di detriti e rifiuti, a “casetta atelier”, così la chiamava. E alla domanda se lì dentro non soffrisse troppo il freddo, aveva scosso la testa e sorriso, forse pensando che ben altri erano i pesi che si portava dentro. Insondabile mistero il cuore dell’uomo. Si prova sgomento al pensiero di quanto un paio di giorni fa ci ha ridetto mons. Vincenzo Tripodo parlando dei poveri che dormono un po’ ovunque in città, spesso all’addiaccio e quasi sempre senza quegli aiuti specialistici che salvano la vita: «Purtroppo le nostre case d’accoglienza residenziali o semiresidenziali sono sempre piene, confermiamo l’urgenza di creare a Messina un dormitorio pubblico». Mi pare di rivederla, mentre all’obiettivo di Enrico mostra orgogliosa i suoi fiori di tela, sabbia e pietruzze di mare, i mosaici di cocci di vetro, frammenti di cd e pietre pomici. E dice: «Io salgo lassù sulle mura, sapeste quanti piccoli oggetti utili si trovano nel prato, e che panorama». Lassù Qualcuno ti ama. ALESSANDRO TUMINO – GDS

LA FREDDA NOTIZIA. 02-01-2012: Il Capodanno della disperazione, senzatetto morta a San Raineri.
C’è una Messina troppo poco raccontata, che veste di poco e soffre il freddo. Un esercito di poveri che si ingrossa ogni giorno di più, nell’indifferenza colpevole delle Istituzioni. Un esercito al quale apparteneva la donna trovata senza vita stamane, in strada, in un angolo di San Raineri. La donna, 51 enne brasiliana senza fissa dimora, è morta di stenti, tra stanotte e ieri notte, fiaccata dalla fame e dalle basse temperature di questi giorni. Viveva all’interno della zona falcata, a due passi dall’inceneritore, con il marito. Gao, questo il suo nome, la notte scorsa si è sentita male. Il freddo pungente, qualche bicchiere di troppo, i morsi della fame ed il diabete le hanno provocato un malore. Il marito, in preda ai fumi dell’alcol, non si è accorto di nulla. La donna è uscita per chiedere aiuto ma San Raineri era una deserto. La brasiliana è morta completamente sola, senza che nessuno potesse prestarle soccorso. Solo stamattina un pescatore dilettante, che si stava recando in spiaggia, ha scoperto il cadavere ed ha avvertito il 113. Quando gli agenti delle Volanti sono giunti sul posto sono entrati nel tugurio ed hanno trovato il marito della brasiliana che dormiva e non si era accorto di niente. L’uomo, ancora stordito dall’alcol, ha detto che la moglie soffriva di diabete e che non aveva la possibilità di curarsi poiché i due vivevano d’elemosina. Freddo e fame hanno poi fatto il resto. Il sostituto procuratore Fabrizio Monaco ha disposto l’esame esterno sul cadavere eseguito stamani dal medico legale che ha escluso la presenza sul corpo di ferite o lesioni.

IL NOSTRO REPORTAGE DEL 26-10 2011: Domani o tra un mese lei, di nome Gao, sarà probabilmente allontanata. L’ennesima occupazione abusiva di uno dei depositi dentro le mura secentesche della Real Cittadella, verosimilmente non durerà a lungo. E lei, brasiliana di 50 anni, il marito lombardo, e pure il vicino di “bunker” algerino, tutti dovranno lasciare l’area delle fortificazioni più imponenti, abbandonate, inquinate della città dello Stretto. Eppure, gettando uno sguardo nelle pieghe dell’anima di chi ricava un tetto nei luoghi più folli, ci si imbatte in quel che non t’aspetti. Oltre che nel mestiere d’arrangiarsi dei più, in alcune storie di vita quasi stupefacenti. Quelle di chi non può fare a meno di vivere una vita da artista di strada, assaporando libertà e paesaggi ma pagando al contempo, senza rimpianto, in termini di rinunce e mensa dei poveri. Basterebbero, forse, a ricordare come ogni uomo sia un universo, le foto scattate ieri da Enrico Di Giacomo, con in primo piano quei fiori di tela e sabbia di mare, appena forgiati nel laboratorio di oggettistica povera di Gao e Paolo, proprio lì dove un tempo gli spagnoli ammassavano munizioni e un mese fa c’era soltanto un tappeto putrido di rifiuti, rottami, escrementi. Ma nel breve racconto di Gao c’è anche qualcosa in più. La consapevolezza di aver scelto di vivere in un luogo di vera bellezza, ancorché sepolta dallo scenario terrificante degli ultimi decenni. «Venite dentro e guardate – ripete – questo è il nostro atelier. Noi, mio marito e io, abbiamo ripulito tutto per potere vivere qui con dignità e con la nostra arte». Un caleidoscopio di colori: quadri accesi e composizioni a mosaico con l’utilizzo di cocci di vetro o di pezzi di cd, portacenere di pietra pomice, e poi profluvi di fiori di tela con sugli steli, incollati, sabbia e pietrisco del mare vicino. «Ma a ripulire dall’immondizia – tiene a sottolineare – non siamo stati soli. Ci hanno aiutato alcune persone come noi senza fissa dimora, messinesi ed extracomunitari che dormono alla stazione: naturalmente quando hanno bisogno di un tetto, noi non ci dimentichiamo di loro. E qui, vedete i vicino all’ingresso, teniamo per questo due letti in più». Una volta al giorno, “padroni di casa” come saltuari “ospiti” della Real Cittadella, passano dalla mensa di Cristo Re a consumare al volo un pasto caldo. Ma all’ora d’andare a dormire, i destini si dividono. C’è chi prende la via della stazione che è quella dei vecchio clochard, e ci sono quelli che non vogliono rinunciare al conforto di un tetto (legale come il Don Orione o la Casa d’accoglienza del viale Europa, oppure abusivi) Goa e Paolo fanno ritorno alla Real Cittadella, alla “loro” amata e impossibile grotta-atelier dentro le mura secentesche di Carlos von Grunembergh. Se ne andrà da qui, ma Goa ha capito tutto, più di tanti amministratori, deputati e uomini di apparato: «Questo è il tesoro di Messina. Salite sopra queste mura, dove vado a cercare piccoli oggetti, guardate che panorama». E tutto quel che si può fare, finora, guardare e sperare che qualcosa cambi. Ci restano poche certezze. Quella che il Comune sta mettendo a punto – come spiega il responsabile del procedimento, l’arch. Lino Tripodo – la variante necessaria perché la Regione finanzi, prima o poi, il completamento della bonifica. E quella che su questa terra apparentemente “di nessuno” si gioca un grande scontro di potere e speculazione, mentre la cultura viene negata… ALESSANDRO TUMINO – GDS