MAFIA A MESSINA E DINTORNI, IL PROCESSO 'VIVAIO': «Dovete versare trenta centesimi al metro cubo»

10 gennaio 2012 Cronaca di Messina

mazzarrà_s.a.

«Il primo mese in cui ebbero inizio i lavori tornò alla Cogeca Tindaro Calabrese il quale in presenza mia e di Buemi Giuseppe ci disse che noi avremmo dovuto versare la somma di 30 centesimi al metro cubo di fornitura per la mafia barcellonese alla persona di Giuseppe Sgrò. Ricordo che il Calabrese mi è sembrato in imbarazzo per questa richiesta, anche se non disse espressamente nulla». Oppure: «… ricordo che vi fu ad un tratto una discussione tra Isgrò Giuseppe e Buemi Giuseppe nel corso della quale Isgrò Giuseppe molto chiaramente gli disse che qualunque prezzo si sarebbe stabilito comunque un euro sarebbe andato alla “chiesa”, chiaramente da intendersi l’organizzazione mafiosa cui dovevamo pagare il “pizzo”». La sua deposizione non è durata molto, ma ieri s’è consumato un altro passaggio-chiave del processo “Vivaio”, davanti alla corte d’assise di Messina presieduta dal giudice Salvatore Mastroeni. Si tratta dall’operazione del Ros dei carabinieri che nel 2008 ha colpito il clan dei Mazzarroti di Mazzarà S. Andrea, accendendo i riflettori sulle estorsioni ai danni di imprenditori, e tratta anche dell’omicidio dell’imprenditore Antonino “Ninì” Rottino, ucciso nel 2006 a Mazzarrà S. Andrea. Ieri è stata la deposizione dell’imprenditore Nino Alesci il piatto forte dell’udienza, il gestore di fatto della ditta Cogeca, una delle imprese che sin dal 2004 parteciparono alle forniture di inerti per alcuni lavori nell’hinterland barcellonese. Agli atti del processo c’è già un suo verbale di dichiarazioni, che Alesci, assistito dall’avvocato Ugo Colonna, ha rilasciato nel dicembre scorso davanti al sostituto della Dda peloritana Giuseppe Verzera e al collega della Procura di Barcellona Francesco Massara, i due magistrati che all’epoca coordinarono l’inchiesta “Vivaio” dei carabinieri del Ros e oggi rappresentano l’accusa al processo. Le dichiarazioni di Alesci aggiungono molti particolari e circostanze sostanziali di rilievo al procedimento, per esempio sul capo della cosca dei Mazzarroti Tindaro Calabrese, e scendono ancor più nel dettaglio nel mondo sommerso delle forniture di inerti nell’hinterland barcellonese, con relative infiltrazioni mafiose. L’imprenditore ha infatti raccontato tutto sugli incontri che si susseguirono tra Messina e Catania, dove era attivo l’imprenditore acese Alfio Giuseppe Castro, oggi pentito, per concordare tra le varie ditte sia il costo delle forniture di inerti sia l’entità del “pizzo” da pagare alla mafia barcellonese. NUCCIO ANSELMO – GDS