CATANZARO – Sono iniziate le arringhe difensive nel processo d'appello scaturito dall'inchiesta Why Not: «Nessuna prova contro Loiero e Chiaravalloti»

14 gennaio 2012 Mondo News

Sono iniziate ieri le arringhe dei difensori nel processo di secondo grado per 16 imputati coinvolti nell’inchiesta “Why not”, su presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria, che in primo grado sono stati giudicati con rito abbreviato o assolti. I difensori degli ex presidenti della Regione Calabria Agazio Loiero, del centrosinistra, e Giuseppe Chiaravalloti, del centrodestra, hanno chiesto di confermare la sentenza di assoluzione di primo grado nei confronti dei loro assititi. I sostituti procuratori generali di Catanzaro, Massimo Lia ed Eugenio Facciolla, in riforma della della sentenza di primo grado che aveva assolto Loiero e Chiaravalloti, hanno chiesto la condanna, rispettivamente, a un anno ed un anno e sei mesi di reclusione. Nel processo d’appello, inoltre, sono imputate altre 14 persone tra esponenti politici, imprenditori e funzionari della Regione. Nel corso della requisitoria i difensori di Loiero, gli avvocati Marcello Gallo e Nicola Catafora, hanno sostenuto che i loro assistiti sono estranei alle accuse. L’avvocato Cantafora ha evidenziato come in alcune intercettazioni telefoniche era emerso che l’allora presidente della Regione Calabria era contrario nel prorogare l’affidamento dei progetti alla società Why Not. Il difensore di Giuseppe Chiaravalloti, l’avvocato Armando Veneto, ha invece sostenuto che l’accusa contro l’ex presidente della Regione si fonda principalmente sulla «voce che Chiaravallori era amico di Antonio Saladino. Ma poi non è stato mai dimostrato che questa eventuale amicizia ha portato alla commissione di reati». La parola è passata inoltre all’avvocato Enzo Ioppoli, difensore di Tommaso Loiero – assolto in primo grado e per il quale la Procura ha chiesto 8 mesi di reclusione – allo stesso avvocato Cantafora per Nicola Durante – pure già assolto e per il quale la Procura ha chiesto una condanna a un anno e due mesi di reclusione – e Italo Reale per Francesco Saladino – per il quale la Procura ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado con il quale è già stato condannato a quattro mesi di reclusione e 300 euro di multa -. Tutti gli avvocati hanno insistito perchè i giudici assolvano i rispettivi assistiti da ogni contestazione. Il processo, infine, è stato aggiornato al 24 gennaio, come da calendario già stabilito, per le arringhe dei difensori degli altri imputati. Il processo di primo grado, svoltosi con rito abbreviato, si è concluso nel marzo del 2010 con otto condanne e 34 assoluzioni. Una pronuncia che la Procura della Repubblica ha impugnato contestando, in particolare, l’assoluzione per il reato di abuso di ufficio nei confronti di Loiero, relativamente al solo capo d’imputazione attinente al progetto regionale finalizzato al censimento del patrimonio immobiliare; e l’assoluzione per il capo d’accusa relativo al progetto chiamato “Ipnosi” nei confronti di Chiaravalloti, e concludendo le richieste di condanna.(g.m.)