Commissione d'accesso al Comune di Reggio Calabria. Dovrà verificare eventuali infiltrazioni mafiose con particolare riferimento all'attività di Multiservizi

20 gennaio 2012 Mondo News

È ufficiale: al Comune arriverà una Commissione di accesso disposta dal ministero dell’Interno per accertare eventuali infiltrazioni mafiose, soprattutto con riferimento all’attività della società mista Multiservizi e alle vicende giudiziarie in corso. Il prefetto Luigi Varratta, in queste ore, è in continuo contatto con il Viminale per concertare le modalità dell’iniziativa che potrebbe avere serie conseguenze sul futuro di Palazzo San Giorgio. La Commissione dovrebbe insediarsi nei prossimi giorni. I guai per l’Amministrazione di centrodestra cominciano nell’estate del 2010 con una conferenza stampa di due esponenti del Partito democratico, l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi e l’ex consigliere comunale Sebi Romeo, che denunziano irregolarità nella gestione del settore Finanze retto dal dirigente esterno Orsola Fallara. Divampa la polemica politica e la procura apre un’inchiesta, spedendo i suoi ispettori a Palazzo San Giorgio. Altra ispezione viene disposta dal ministero dell’Interno, ripetutamente sollecitato da interrogazioni parlamentari di deputati del centrosinistra e dell’on. Angela Napoli del Fli. All’esito delle indagini ispettive si accerterà un “buco” di bilancio che si aggira intorno a 170 milioni di euro. Nel frattempo la vicenda precipita in dramma. Una fredda notte d’inverno del 2010, poco prima di Natale, la dottoressa Fallara, che in attesa degli sviluppi giudiziari aveva restituito le somme incassate (indebitamente, secondo i suoi accusatori) per aver rappresentato il Comune davanti alla Commissione tributaria, si dirige con la sua vettura nell’area del porto e decide di farla finita ingerendo acido muriatico. Morirà nelle ore successive agli Ospedali Riuniti. Una tragedia che segna profondamente la città e acuisce lo scontro politico tra le opposte fazioni. Con la primavera scorsa arrivano le elezioni amministrative e il candidato del centrodestra, Demetrio Arena, vince al primo turno sbaragliando la concorrenza. Il nuovo sindaco, però, si siede su una poltrona che scotta. L’Ente non ha un soldo e i creditori bussano insistentemente alla porta. Arena comunque affronta la bufera con un certo piglio e riesce a dialogare con le imprese inferocite, concordando un piano di rientro a dodici mesi nella speranza di un allentamento della crisi che morde tutti gli enti locali. Sul fronte giudiziario, però, non c’è pace per Palazzo San Giorgio. Scoppia il caso che vede coinvolta una società partecipata dal Comune, la Multiservizi, e in “narrativa” rimane impigliato l’assessore ai Lavori pubblici Pasquale Morisani per i suoi rapporti con un boss locale. Morisani non è indagato, ma l’opposizione ne chiede con forza le dimissioni. Che non verranno. Il sindaco Arena difende il suo assessore: «Non ha commesso nulla, si tratta di una conoscenza di tanti anni fa tra ragazzi dello stesso quartiere». Chiusa una falla, se ne apre un’altra più grossa. Alla fine dell’anno, in una operazione di polizia, viene arrestato, assieme ad elementi mafiosi, anche il consigliere comunale del Pdl Pino Plutino. Il sindaco ricorda che la responsabilità penale, se c’è, è personale. Non servirà a mettere a tacere le nuove fiammate del centrosinistra. Palazzo San Giorgio è ormai una pentola a pressione. E, alla fine, salta la valvola. Il ministero dell’Interno, che già nei mesi scorsi aveva ricevuto una dettagliata relazione del prefetto Varratta, decide l’invio della Commissione di accesso agli atti per appurare se Palazzo San Giorgio sia stato infiltrato dalla ‘ndrangheta. Naturalmente, appresa l’ufficialità della notizia, i partiti di centrosinistra, che negli ultimi tempi avevano aumentato il volume di fuoco, si scatenano. «La decisione del Ministero dell’Interno non può che giovare ad una ineludibile opera di chiarezza», dichiara il coordinatore provinciale del Pd, Girolamo Demaria, osservando che «tale determinazione rappresenta la conferma che quanto sollevato nel corso di questi mesi da parte delle forze d’opposizione originava dalla preoccupazione nei confronti della situazione della città e non era né un attacco strumentale né un complotto ai danni degli amministratori comunali così come si è tentato di far credere. Purtroppo, occorre registrare che a fronte delle innumerevoli indagini ed operazioni portate a termine dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, dalle quali sono emerse conferme allarmanti di una presenza pervasiva della ‘ndrangheta e di un intreccio perverso tra questa ed ambienti della politica e delle istituzioni, si è inteso rispondere, da parte del sindaco e del centro destra, con una preoccupante e colpevole sottovalutazione». Per il segretario regionale del Pdci, Michelangelo Tripodi, «l’imminente arrivo della Commissione d’accesso antimafia al Comune rappresenta il primo passo per procedere all’indispensabile e non più rinviabile scioglimento del Consiglio comunale». E aggiunge: «La decisione, che sarebbe stata assunta in prima persona dal ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, costituisce la conclusione, logica e naturale, di una drammatica e assurda situazione. Molteplici inchieste della Magistratura reggina hanno limpidamente e univocamente evidenziato l’altissimo livello delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle società miste del Comune e la contestuale “presenza istituzionale” delle cosche mafiose attraverso alcuni precisi personaggi che hanno ruoli apicali nella vita amministrativa della città». Rincara l’Idv, con il coordinatore provinciale Antonio Marrapodi: «L’invio della commissione conferma quanto da noi denunciato da tempo sulla necessità di trarre le dovute conseguenze politiche, prima ancora che giudiziarie, sul fallimento di un modello di gestione amministrativa». Si apre una fase delicatissima e gravida di incognite. La vita di Palazzo San Giorgio sarà passata al setaccio. E la politica è ancora una volta sotto il diluvio. Pino Toscano – GDS

I commenti
Demaria (Pd). «La decisione del Ministero dell’Interno non può che giovare ad una ineludibile opera di chiarezza. È la prova che quanto sollevato nel corso di questi mesi da parte delle forze d’opposizione originava dalla preoccupazione nei confronti della situazione della città e non era né un attacco strumentale né un complotto ai danni degli amministratori comunali così come si è tentato di far credere». Tripodi (Pdci).«L’imminente arrivo della Commissione d’accesso antimafia al Comune rappresenta il primo passo per procedere all’indispensabile e non più rinviabile scioglimento del Consiglio comunale». Marrapodi (Idv).«L’invio della commissione conferma, come da noi sostenuto, che si sarebbero dovute trarre le conseguenze politiche, prima ancora che giudiziarie, sul fallimento di un modello di gestione amministrativa».