IL PROCESSO: Why Not, condannato Agazio Loiero. L'accusa: abuso d'ufficio. Aggravata la pena nei confronti di Antonio Saladino e Giuseppe Antonio Lillo

28 gennaio 2012 Mondo News

«Condanna Agazio Loiero e Nicola Durante alla pena di anni uno di reclusione ciascuno». Le parole della presidente della seconda sezione penale della Corte di Appello di Catanzaro Francesca Marrazzo nel leggere la sentenza d’appello del processo Why Not” su presunti gravi illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dei fondi pubblici destinati alla Calabria risuonano nel silenzio dell’aula al primo piano del tribunale di piazza Matteotti mentre nelle scale fervono i preparativi per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Ma non sono le uniche condanne pronunciate dalla Corte (a latere Gianfranco Grillone e Vincenzo Galati) per la revisione del processo di primo grado. I giudici, infatti, hanno anche condannato Antonio Saladino, imprenditore ed ex leader calabrese della Compagnia delle Opere, a tre anni e dieci mesi (due anni in primo grado) con le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena revocando il beneficio della sospensione condizionale, e Giuseppe Antonio Maria Lillo, referente società Need & Partners, a due anni (un anno e dieci mesi in primo grado); hanno applicato nei confronti dell’ex presidente Agazio Loiero e del segretario generale della Giunta regionale Nicola Durante (accusati di abuso d’ufficio) la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici, il beneficio della pena sospesa e non menzione; hanno assolto Pietro Macrì, ad della Met Sviluppo, e Vincenzo Gianluca Morabito, del consorzio Brutium Service (condannati in primo grado rispettivamente a 9 mesi e 900 euro e 6 mesi e 600 euro), da un capo d’accusa per non aver commesso il fatto e revocato la pena accessoria; hanno riformato la pena per Antonio La Chimia, presidente del Cda della società Why Not, dichiarando il non doversi procedere per prescrizione solo per un capo d’imputazione rideterminado la pena in un anno e nove mesi di reclusione; hanno disposto per Francesco Saladino, del consorzio Brutium Service, il beneficio della non menzione (4 mesi e 300 euro in primo grado) e hanno dichiarato il non doversi procedere nei confronti di un capo d’accusa a carico di Giuseppe Chiaravalloti perchè estinto per intervenuta prescrizione confermando l’assoluzione per gli altri capi d’imputazione. La Corte ha anche confermato le assoluzioni emesse dal giudice per le udienze preliminari nei confronti dell’ex assessore regionale Gianfranco Luzzo, dei dirigenti regionali Tommaso Loiero, Franco Nicola Cumino, Pasquale Anastasi e Giuseppe Fragomeni, e della manager Enza Bruno Bossio (moglie di Nicola Adamo). Confermata, invece, la condanna di primo grado a Rinaldo Scopelliti, ex presidente di Fincalabra (un anno) e al dirigente regionale Francesco Maria Simonetti (un anno). Regge in sede di giudizio d’appello l’accusa di associazione a delinquere nei confronti di Antonio Saladino e Giuseppe Antonio Lillo (per i quali la Corte ha anche deciso l’inammissibilità dell’appello della sentenza del primo grado per i cosiddetti “reati fine”) che in primo grado erano stati condannati, ma per altri capi d’accusa e non per l’associazione a delinquere. La Procura generale, dopo la sentenza di primo grado, annunciò subito di voler impugnare il provvedimento, anche e soprattutto in merito all’accusa di associazione a delinquere che, secondo i sostituti pg Massimo Lia ed Eugenio Facciolla, avrebbe dovuto restare in piedi. Una tesi accusatoria confortata anche dalla pronuncia con cui la Corte di Cassazione, lo scorso 20 luglio, come richiesto dalla Procura. ha annullato sei proscioglimenti di altrettanti indagati scagionati dal giudice Abigail Mellace al termine dell’udienza preliminare. Secondo il Giudice supremo, infatti: «La ritenuta mancanza di ogni accordo o vincolo tra gli imputati soggetti pubblicì non può portare alla negazione dell’esistenza dell’associazione», poichè il legame associativo può ricercarsi anche tra singoli soggetti pubblici ed i rappresentanti delle società incriminate. Giuseppe Mercurio – GDS

L’accusa
«Siamo pienamente soddisfatti per la sentenza emessa dai giudici della Corte d’appello perchè è stato confermato l’impianto accusatorio». Lo ha detto, a margine della lettura della sentenza, il sostituto procuratore generale Massimo Lia che ha rappresentato, insieme al collega che lo ha affiancato nel procedimento, Eugenio Facciolla, l’accusa nel processo d’appello Why Not. «C’è soddisfazione – ha aggiunto il sostituto procuratore generale Massimo Lia – anche perchè è stato riconosciuto il reato associativo per alcuni degli imputati, così come avevamo chiesto nel nostro appello. I giudici hanno aggiunto altre condanne a quelle di primo grado e questo riteniamo che dimostri – ha concluso il sostituto procuratore generale – come la tesi dell’accusa è stata sostanzialmente accolta».

«Accetto anche ora le decisioni della magistratura perché sono certo di non aver commesso illeciti».
«Come sempre anche questa volta rispetto le decisioni della Magistratura». Sono le parole di Agazio Loiero, nel commentare, in una nota, la sua condanna nel processo d’appello Why Not. «Cionondimeno – aggiunge – davanti a questa sentenza sono davvero esterrefatto. Mi stupisce che io oggi venga condannato per aver licenziato, con la mia Giunta di allora, una delibera in cui davo pienamente la libertà alla dirigenza di compiere un atto o di non compierlo. La verità è che siamo in presenza di un’inchiesta nella quale si è assistito ad uno scontro mai visto tra Procure: è stato perquisito un procuratore generale, altri magistrati hanno lasciato la Magistratura immediatamente dopo; alcuni magistrati sono stati trasferiti, altri destituiti, ed alcuni sono stati mandati a giudizio. Mi chiedo – afferma ancora Loiero – se alla fine un cittadino possa davvero sentirsi comunque appagato da un verdetto, specie se di condanna, o piuttosto non sia vittima di un contesto di scontro giudiziario che spaventa i cittadini inermi. Si pensi che io non ho voluto rendere neanche una dichiarazione spontanea perchè mi sembrava superflua. Sono comunque certo di non aver compiuto nessun atto illegittimo. Davvero nessuno». Sullo stesso tenore le dichiarazioni dei difensori di Agazio Loiero, gli avvocati Marcello Gallo e Nicola Cantafora: «Non possiamo non nascondere una certo stupore per la sentenza emessa dai giudici della corte d’appello. Ritenevamo – hanno aggiunto – e riteniamo ancora ora di avere ampia ragione su tutto il fronte accusatorio. Al momento, però, non possiamo dire nulla se prima non vediamo le motivazioni della sentenza». Il difensore di Giuseppe Chiaravalloti, l’avvocato Francesco Scalzi, «nel prendere atto della sentenza esprimo soddisfazione per il fatto che il presidente Chiaravalloti è stato prosciolto anche dalla Corte d’Appello» che ha confermato l’assoluzione piena per due capi e ha prosciolto anche per il terzo applicando la prescrizione. «Tale limitazione – conclude Scalzi – nella formula di un capo non appare però condivisibile e si ritiene che sussistano i presupposti perché sia rettificata la formula con assoluzione piena» Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dall’avv. prof. Nunzio Raimondi, difensore di Giuseppe Fragomeni: «Aldilà dei profili di merito rispetto ai quali la condotta del mio assistito è stata ritenuta già dal primo giudice assolutamente irreprensibile, la Corte di Appello ha ritenuto di accogliere una delicata questione di diritto relativa alla improponibilità dell’impugnazione del Pm o del Pg a seguito di assoluzione in primo grado quando prima della proposizione impugnazione il reato addebitato risulti prescritto». Enza Bruno Bossio, infine, sente di essere «uscita da un incubo che aveva provato a distruggere la mia vita e quella dei miei figli. Dunque esiste il merito dei processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, che sono altra cosa dei processi mediatici che condannano le persone sulla piazza prima ancora di essere giudicate da chi è preposto a questo compito». Soddisfazione anche da parte dei legali della Bruno Bossio, Ugo Celestino e Fabio Viglione.(g.m.)