L'INCHIESTA: Un colpo agli affari dei "padroni" di Milano. In carcere tre finanzieri corrotti dalla cosca calabrese. Coinvolto anche il direttore di un lussuoso hotel. I contatti di Franco Morelli e il ruolo dei servizi segreti

28 gennaio 2012 Mondo News

Settecentoventi mila euro. Questo “il prezzo” stimato della corruzione di tre finanzieri che erano sul libro paga dei Valle-Lampada. La potente cosca della ‘ndrangheta attiva a Milano, costituita da appartenenti a due famiglie reggine trasferite all’ombra della Madonnina dove da tempo hanno il centro dei loro colossali affari, sborsava fior di quattrini per assicurarsi le “soffiate” dei militari infedeli sui controlli delle Fiamme Gialle nei bar dove erano installate le slot machine. Un vantaggio che veniva sfruttato dalla cosca per introitare quasi integralmente gli enormi guadagni delle macchinette mangiasoldi e pagare le tasse solo sugli spiccioli. Ma la cosca poteva contare sull’appoggio di altre persone, come l’imprenditore reggino Domenico “Mimmo” Gattuso, 36 anni, che avrebbe offerto il suo apporto esterno. Gattuso, secondo l’accusa, oltre a fornire notizie riservate, sarebbe entrato progressivamente in affari con i Lampada. L’imprenditore, ieri, è finito in carcere insieme con i tre finanzieri: Michele Di Dio, 35 anni, di Policoro (Matera), Michele Noto, 40 anni, Palermo, Luciano Russo, 36 anni, Martinafranca (Taranto). L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Giuseppe Gennari che ha mandato ai domiciliari Vincenzo Moretti, 70 anni, direttore dell’hotel Brun, nel centro di Milano, utilizzato dai Valle-Lampada, sempre secondo l’accusa, come vera e propria base per i loro numerosi ospiti. Moretti avrebbe avvertito le persone che dovevano essere sottoposte a controllo in occasione di una visita della squadra mobile milanese. Il controllo era stato disposto nell’ambito della prima fase dell’inchiesta che, sul finire del mese di novembre dello scorso anno, aveva portato in carcere alcuni personaggi eccellenti che, secondo i magistrati della Dda di Milano, coordinati dall’aggiunto Ilda Boccassini, hanno in qualche modo favorito le attività di Valle-Lampada. Nella prima fase dell’operazione erano stati arrestati, tra gli altri, il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio, Vincenzo Giglio, il consigliere regionale del Pdl della Calabria Francesco Morelli, l’avvocato Vincenzo Minasi. Tra gli indagati figurava un altro magistrato, Giancarlo Giusti, in servizio al Tribunale di Palmi che, secondo l’accusa si faceva pagare viaggi ed escort (tutte rigorosamente dell’Est europea) dai Valle-Lampada e pernottava, sempre a spese del clan, al Brun. Dagli atti dell’inchiesta emerge che i Valle-Lampada erano inclini a cercare informazioni con modalità illegali. Le notizie che ricevevano dai vari amici in alcuni casi si sono rivelano tremendamente esatte e recenti, come emerge dalle indagini. Gattuso sarebbe entrato in pieno in quel turbinio di incontri, telefonate, contatti, richieste, riunioni che hanno caratterizzato la stagione della affannosa ricerca di notizie da parte dei Lampada. Tra le carte, come era accaduto nella prima fase dell’indagine, spuntano nomi eccellenti, come quello dell’ex dirigente del Sismi Nicolò Pollari che, comunque, non è nemmeno indagato. Paolo Toscano – GDS

I contatti di Franco Morelli e il ruolo dei servizi segreti.
I soliti sospetti. Nelle storie italiane più intricate non manca mai un riferimento ai «servizi segreti». Pezzi piccoli e grandi della nostra intelligence, compaiono in tutte le vicende giudiziarie degli anni ’70, nei grandi scandali finanziari, nei processi per le stragi e persino nella indimenticata stagione di “Mani pulite”. Ora il cenno alle “barbe finte” compare pure nell’inchiesta che racconta del gruppo Valle-Lampada partito da Reggio Calabria alla conquista di Milano. Approfondiamo. Franco Morelli, l’ex consigliere regionale Pdl della Calabria arrestato nel dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano sulla cosca Lampada, avrebbe vantato contatti negli ambienti dei servizi segreti. Contatti grazie ai quali apprendeva notizie sulle indagini in corso che poi girava ai Lampada. L’uomo politico, in questa sua inusuale veste d’informatore, avrebbe anche fatto il nome dell’ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari. Lo ha riferito l’avv. Vincenzo Minasi, arrestato a dicembre, nell’interrogatorio reso al procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Parlando di un incontro del dicembre 2009 tra lui, Giulio Lampada e Morelli, Minasi rivela che parlarono «del procedimento Meta e delle indagini che si stavano svolgendo sia per Lampada sia per i Valle sia per i Condello». Morelli, dice Minasi, «in quella occasione non portò notizie dalla Calabria, portò notizie da Roma. Nel senso che lui disse “Sono stato a Roma dai miei amici, i quali mi hanno confermato che c’è l’indagine su Milano”, e fu quella volta che ebbi proprio la conferma della indagine su Milano… Queste furono le notizie che portò Morelli da Roma». Successivamente Minasi dirà al magistrato: «Morelli, mi disse che aveva delle buone entrature nei servizi segreti e mi fece il nome di Nicola Pollari. Ora che ho consultato i miei appunti posso dire che l’incontro, se c’è stato ovviamente, con Pollari o qualcun altro dei servizi segreti è da collocare tra il 9 dicembre 2009 e il 21 gennaio 2010. Tenga conto che quando io ho dato i documenti da me falsificati a Giulio Lampada e quest’ultimo li ha portati a Morelli il 18 gennaio, non posso escludere che Morelli li abbia mostrati a qualcuno dei servizi o comunque allo stesso Pollari dal 18 gennaio al 21 gennaio». Il penalista, dunque, fa delle deduzioni. Che non trovano ulteriore riscontro. La circostanza spinge tuttavia il gip, Giuseppe Gennari, ad affermare: «Il riferimento ad ambienti dei servizi – riferimento ancora più preciso a proposito del “Nic..” al quale Morelli si rivolgerà più avanti per mostrare alcuni documenti esibiti da Lampada – è preoccupante. La circostanza va evidentemente approfondita, anche perchè Minasi parla di circostanze apprese da terzi». Franco Morelli sarà interrogato dai magistrati nei prossimi giorni, alla presenza dei suoi legali, Franco Sammarco e Enzo Logiudice. Arcangelo Badolati – GDS


Franco Morelli smentisce il racconto di Minasi: non conoscevo Pollari.

«Non conosco l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, quindi non ho mai potuto avere rapporti con lui». Franco Morelli non mostra esitazioni. Attraverso i suoi legali di fiducia, Franco Sammarco ed Enzo Logiudice, smentisce le ipotesi sollevate dall’avvocato di Palmi, Vincenzo Minasi, assieme a lui arrestato il 30 novembre nell’inchiesta con cui la procura di Milano ha alzato il coperchio sui presunti legami tra ‘ndrangheta e colletti bianchi, in Calabria come nel capoluogo meneghino. Secondo la ricostruzione dell’accusa Morelli era l’anello di congiunzione tra i clan e gli ambienti politici nazionali. È accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione. Addebiti che continua a respingere con vigore. All’alba di quel freddo mercoledì di fine novembre in manette sono finiti, oltre a presunti boss e picciotti dei clan Lampada e Valle, anche un maresciallo della guardia di finanza e imprenditori considerati vicini alle cosche al centro dell’inchiesta. Minasi, che nei giorni scorsi è stato interrogato dal pm lombardo Ilda Boccassini, ha spiegato che Franco Morelli vantava contatti negli ambienti dei servizi segreti, da cui apprendeva notizie sulle indagini per poi girarle alla cosca Lampada, e avrebbe fatto pure il nome di Pollari. Ma non è ancora finita, perché raccontando d’un presunto incontro tra lui, Giulio Lampada e Franco Morelli, che si sarebbe svolto nel dicembre 2009, Minasi ha aggiunto che parlarono «del procedimento Meta e delle indagini in corso sia per Lampada che per i Valle e i Condello. Il consigliere regionale del Pdl, ora sospeso e temporaneamente sostituito in aula dal primo dei non eletti, Ennio Morrone, martedì 3 febbraio sarà sentito anch’egli dal pm Boccassini dinanzi alla quale potrà chiarire ulteriormente la sua posizione, respingendo le accuse che lo tengono recluso da quasi due mesi nel carcere di massima sicurezza di Opera, alle porte di Milano. Al suo fianco ci saranno gli avvocati Sammarco e Logiudice. L’interrogatorio di Morelli è molto atteso poiché potrebbe aprire ulteriori e inquietanti squarci sull’inchiesta. Anche perché giunge dopo la lunga carcerazione preventiva già scontata dal politico, secondo degli eletti nelle liste del Pdl alle ultime elezioni regionali con oltre 13 mila preferenze. Domenico Marino – GDS