GIA' COORDINATORE CARITAS CALABRIA: Pesante intimidazione a don Ennio Stamile. Nei giorni scorsi gli era stata danneggiata l'auto. Il sindaco Aieta: «Il sacerdote guida la nostra rinascita»

29 gennaio 2012 Mondo News

Un prete scomodo. Che parla ai giovani, discetta di legalità, tuona contro le cosche e spende le sue energie per promuovere la cultura. Una cultura intesa come capacità d’analisi, raffinatezza speculativa e desiderio di confronto. Don Ennio Stamile, già coordinatore della Caritas calabrese, non è un sacerdote qualsiasi. Vive e esercita la sua missione a Cetraro, cittadina teatro negli anni ’80 di efferati delitti di ‘ndrangheta rimasti impuniti. Omicidi come quello di Giannino Losardo, esponente del Partito comunista, assassinato perché si opponeva coraggiosamente allo strapotere delle cosche. Nella cittadina tirrenica, grazie a don Stamile, è stata avviata una nuova stagione d’impegno e di rinascita. Una stagione che qualcuno sembra non aver gradito. Nei giorni scorsi, infatti, è stata danneggiata l’auto del sacerdote e, l’altra sera, davanti alla sua abitazione, in via Diaz, è stata lasciata la testa mozzata di un maiale con un pezzo di stoffa in bocca. Una chiara e terrificante intimidazione. Il fatto è stato denunciato ai carabinieri. Il comandante provinciale, Francesco Ferace, ha subito deciso di seguire personalmente l’evoluzione della vicenda, mentre il questore Alfredo Anzalone ha annunciato che nelle prossime ore manderà in zona gli agenti del Reparto prevenzione crimini. Il sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta, visibilmente preoccupato per la piega che le cose stanno predendo, ha dichiarato: «L’ennesimo atto intimidatorio condotto in danno di don Ennio Stamile rappresenta la gravità della situazione che vive la città piegata da balordi che tentano di demolire ciò che la comunità ha faticosamente costruito all’insegna della cultura della legalità e della trasparenza. Don Ennio è il simbolo della rinascita culturale della città e del coraggio della chiesa. È un uomo che si batte in prima persona nella costruzione di un progetto di coesione sociale attraverso il quale si è deciso di voltare pagina e opporre fiera resistenza alle derive delinquenziali». Nelle parole sincere del primo cittadino possono scorgersi le ragioni delle minacce lanciate contro il sacerdote. Don Stamile è diventato il punto di riferimento dell’intera comunità finalmente decisa a scrollarsi di dosso il peso del passato. Un passato fatto di violenze e soprusi, impregnato di subcultura mafiosa e caratterizzato da una sostanziale e quasi collettiva rassegnazione. In Calabria, la chiesa cattolica ha spesso subito pesanti attacchi dal mondo criminale. Negli anni ’80 venne danneggiato a colpi di lupara il portone d’ingresso della sede vescovile di Locri all’epoca guidata da monsignor Antonio Ciliberti; un sacerdote, don Peppino Giovinazzo, nella stessa zona, venne assassinato perché – si disse – aveva osato sollecitare ai rapitori la liberazione del giovane pavese Cesare Casella. Nel Vibonese, negli anni ’90, si sono invece ripetuti attentati e intimidazioni in danno del parroco di Stefanaconi, Salvatore Santaguida. Pochi mesi addietro, invece, sono state tagliate mille piante di ulivo a una socio della cooperativa “Talità kum” fondata dai sacerdoti Santaguida e Domenico Muscari e impegnata nel progetto della diocesi di Vibo-Mileto “Policoro”. Infine, sempre nel 2011, è stata bruciata l’auto di don Antonino Vattiata, parroco di Pannaconi ed esponente di Libera. A Lamezia, invece, è stato più volte oggetto delle “attenzioni” della criminalità organizzata, don Giacomo Panizza che ha ricevuto in donazione immobili confiscati alle cosche. Ora è toccato a Don Ennio Stamile. Il religioso, da delegato regionale della Caritas, promosse la pubblicazione di un volume – “È cosa nostra” – che è un inno contro la cultura della mafiosità e in difesa della solidarietà e della tolleranza. Il sacerdote – cui è stata espressa solidarietà e sostegno dall’associazione Libera di Cosenza – è tra l’altro pure lui impegnato, per le diocesi cosentine, nel progetto “Policoro”. La Chiesa, in Calabria, non si è mai piegata negli ultimi decenni alle sinistre volontà della ‘ndrangheta. Valga per tutti l’esempio di don Italo Calabrò che a Lazzaro (Reggio Calabria) nel 1984 sospese i festeggiamenti in onore della Madonna perchè era stato rapito il piccolo Vincenzo Diano di appena 10 anni. Dal pulpito della sua chiesa gridò che «I mafiosi non hanno onore». Arcangelo Badolati – GDS


In sintesi.

Don Ennio Stamile nel mirino della criminalità. Nei giorni scorsi è stata danneggiata l’auto del sacerdote e, l’altra sera, davanti alla sua abitazione, in via Diaz, è stata lasciata la testa mozzata di un maiale con un pezzo di stoffa in bocca. Una chiara e terrificante intimidazione. Il fatto è stato denunciato ai carabinieri. Il comandante provinciale, Francesco Ferace, ha subito deciso di seguire personalmente l’evoluzione della vicenda, mentre il questore Alfredo Anzalone ha annunciato che nelle prossime ore manderà in zona gli agenti del Reparto prevenzione crimini. Il sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta, ha dichiarato: «L’ennesimo atto intimidatorio condotto in danno di don Ennio Stamile rappresenta la gravità della situazione che vive la città piegata da balordi che tentano di demolire ciò che la comunità ha faticosamente costruito all’insegna della cultura della legalità e della trasparenza. Don Ennio è il simbolo della rinascita culturale della città e del coraggio della chiesa. È un uomo che si batte in prima persona nella costruzione di un progetto di coesione sociale».