Caso Ingemi: Accolto il patteggiamento per l'ex bancario di Capo d'Orlando, si va verso condanna a 5 anni

31 gennaio 2012 Cronaca di Messina

INGEMI FABRIZIO

Sant’Agata Militello – Il destino giudiziario di Fabrizio Ingemi è già scritto e “depositato” negli atti del processo che si avvia ormai ad una rapidissima conclusione al Tribunale di Sant’Agata Militello. I legali dell’ex bancario dipendente della filiale Carige di Capo d’Orlando hanno infatti presentato, nell’udienza di ieri, la richiesta di patteggiamento a cinque anni di reclusione e quattromila euro di multa per la truffa da cinque milioni di euro ed oltre perpetrata ai danni dei correntisti orlandini. La richiesta di patteggiamento ha trovato d’accordo il pubblico ministero Alessandro Lia, per cui non ci dovrebbero essere stravolgimenti nella sentenza che il giudice Ugo Molina pronunzierà il prossimo 21 febbraio. Il posticipo della decisione si è reso necessario vista la presentazione, alla seconda udienza del dibattimento, di due istanze di dissequestro dei beni, una da parte della banca Carige, rappresentata dall’avvocato Paolo Sommella, per quanto riguarda timbri, modulistica ed altri beni di proprietà dell’istituto di credito, un’altra dagli stessi difensori di Ingemi, riguardo due computer portatili e vari effetti personali dell’ex bancario. La seconda istanza di dissequestro, però, ha trovato l’opposizione del pubblico ministero che ha sostenuto la necessità del sequestro conservativo dei beni di Ingemi in considerazione della presunta impossibilità dello stesso di corrispondere le spese del giudizio. Il giudice si è dunque riservato la decisione, tanto sul patteggiamento quanto sui dissequestri ma, stando all’accordo tra difesa e pubblico ministero, la sorte di Ingemi appare delineata. In aula il legale della Carige ha, intanto, relazionato sullo stato d’avanzamento dei risarcimenti corrisposti dall’istituto genovese ai correntisti. «Proprio stamani – ha detto Sommella ieri in aula – sono stati definiti gli ultimi due dei novanta accordi transattivi raggiunti con i clienti raggirati da Ingemi, per un ammontare complessivo di oltre 5 milioni di euro, a fronte di un elenco di 95 parti offese riconosciute dalla banc»”. Agli atti, però, al netto dei risarcimenti già conclusi, sono una ventina circa le ulteriori costituzioni di parte civile. Per queste, qualora non si raggiungesse l’accordo con la Carige, l’unica strada percorribile sarebbe quella della causa civile. In questo quadro si avvia dunque a conclusione il processo penale a carico di Fabrizio Ingemi. La sua “impresa criminale”, protrattasi nei dieci anni di permanenza a Capo d’Orlando, il perfetto raggiro condito da regali e sollazzi nei confronti di amici e conoscenti proprio per carpirne la fiducia, l’incredibile ammontare complessivo della somma sottratta ai clienti, circa 5 milioni 700 mila euro, la fuga e la latitanza dal febbraio 2010 al 28 ottobre successivo, avevano stuzzicato la curiosità dell’intera comunità nebroidea, finendo spesso sulle cronache nazionali. Il dibattimento come visto si è però rivelato molto più semplice di quanto s’immaginasse, con la banca Carige che ha esaminato caso per caso le posizioni dei correntisti che reclamavano i risarcimenti trovando la via per uscire dalla vicenda senza essere citata a giudizio per la sua responsabilità. Dall’altra parte Ingemi, che mai ha respinto le accuse, sin dai primi interrogatori dopo l’arresto, ha già scontato, tra carcere e domiciliari, quasi un anno e mezzo di pena: in carcere, dunque, non ci tornerà. Giuseppe Romeo – GDS