PATTI (MESSINA), IL PROCESSO 'STORIA': Falso e truffa, nullo il rinvio a giudizio di Giuseppe Forzano

1 marzo 2012 Cronaca di Messina

PATTI – Ha avuto inizio ieri davanti al Tribunale di Patti il processo scaturito dall’operazione “Storia”, coordinata dalla Dda di Messina e condotta dalla polizia di Patti. Un’operazione che vedeva coinvolte inizialmente 17 persone con accuse di spaccio di droga o tentata estorsione e l’udienza preliminare si era conclusa con cinque rinvii a giudizio, mentre altre sette persone erano state prosciolte, un’altra assolta e altre quattro avevano patteggiato. Ieri però il processo ha “perso” un altro imputato, il dottore Giuseppe Forzano, di San Piero Patti, accusato di falso e truffa. Il Tribunale (presidente Pina Lazzara) accogliendo la richiesta del difensore Filippo Barbera, ha decretato l’annullamento del rinvio a giudizio disposto dal gup Giovanni De Marco, inviando gli atti per competenza al pubblico ministero di Patti.
Il medico Giuseppe Forzano di San Piero Patti (che dopo la recente vittoria alle primarie sarà tra l’altro candidato alla poltrona di sindaco del comune nebroideo), era chiamato a rispondere di falso e truffa aggravata ai danni dell’Inps per un certificato medico rilasciato ad un altro degli imputati, ma il Tribunale ha annullato il rinvio a giudizio per l’inesistenza di profili di competenza della Distrettuale antimafia. Il processo proseguirà ora solo nei confronti di altre quattro persone, tutte in carcere sin dal 23 novembre del 2010, giorno in cui era scattata l’operazione. Si tratta dei fratelli Giuseppe e Mario Marziano di Librizzi, Francesco Carmelo Messina di Castroreale e Gaetano Calabrese di San Piero Patti, i quali devono rispondere di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni del gestore di un noto bar del centro di Patti. I fatti risalgono alla primavera del 2009 quando, secondo l’accusa, i quattro avrebbero minacciato il commerciante per ottenere 16.000 euro. Calabrese, in precedenza dipendente dello stesso bar, insieme ai tre coimputati, avrebbe sottoposto ad una tentata estorsione il proprietario, pretendendo con minacce il pagamento della somma che riteneva di dover ottenere dal suo ex datore di lavoro. Al termine delle indagini la Procura distrettuale chiese ed ottenne l’arresto dei quattro per tentata estorsione contestando inoltre a carico del solo Calabrese e del suo medico fiduciario Forzano la falsità dei certificati medici e la truffa aggravata. Il processo in tribunale è iniziato con la proposizione delle questioni preliminari poste dalle difese degli imputati, rappresentate dagli avvocati Barbera, Calderone, Formica, Tortora, Todaro e Levante. Santino Franchina – GDS