CATANIA, IL PROCESSO: Il legale di Lombardo soddisfatto dopo la testimonianza di due pentiti. Francesco Iacona e Maurizio De Gati hanno solo riferito notizie de relato

7 marzo 2012 Mondo News

CATANIA – «Maurizio La Rosa mi disse che ad Agrigento potevamo appoggiare il presidente della Regione Raffaele Lombardo dando il voto a Enzo Cirignotta, candidato a Gela, e a suo cognato, tale Pepe o Pepi, non ricordo. Ciccio La Rocca lo teneva in mano sua, a Lombardo, lo “giostrava”». Lo ha affermato il collaboratore di giustizia nisseno Francesco Ercole Iacona deponendo in videoconferenza a Catania all’udienza del processo per reato elettorale al presidente della Regione Raffaele Lombardo e a suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa, che si celebra davanti al giudice monocratico. Dopo Iacona è stato sentito Maurizio Di Gati, imputato di reato connesso, appartenente a Cosa nostra agrigentina, che ha definito all’epoca «il Mpa ben portato a Catania, nella provincia e nella Sicilia orientale». Di Gati ha sostenuto di avere avuto queste indicazioni da Angelo Di Bella, uomo d’onore di Canicattì, che a sua volta avrebbe ricevuto l’input dal mandamento di Pagliarelli di Palermo. «Avevamo l’ordine di votare il Mpa – ha aggiunto – in quanto era un buon partito per noi e per il nostro deputato. Se avessimo fatto aumentare l’Mpa in Sicilia avremmo ottenuto appalti». Per questo aveva sentito parlare di 40 euro promessi a voto a famiglie bisognose. Ma il pentito ha poi precisato che le aspettative andarono deluse perchè, ha spiegato, «a Racalmuto non è stato ottenuto nessun appalto» e ha detto di «non sapere come era andata a Canicatti». Di Gati ha parlato anche di come Cosa nostra cercasse di mettere le mani sugli appalti pubblici a Catania, parlando di una gara sulla quale ci sono stati già processi e sentenze, quella sul Tavoliere, ottenuta, ha detto il pentito, attraverso un dipendente della Regione che era appoggiato dal presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione e dal senatore del Pdl Pino Firrarello. L’ultimo testimone chiamato a deporre è stato Maurizio La Rosa, imputato di reato connesso, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’udienza è stata rinviata al prossimo 3 aprile. «Ritengo che la posizione del presidente della Regione Siciliana resti assolutamente serena» perchè «la prova di oggi ha avuto un esito assolutamente favorevole alla difesa», è stata la valutazione dell’avvocato Guido Ziccone, che assiste Raffaele Lombardo. Secondo il penalista «anche l’accusa di avere ricevuto voti in cambio di favori si va dissolvendo» con «il collaborante Jacona che ha parlato del presunto appoggio di Cosa nostra e del presidente Lombardo per uno stesso candidato a Gela pur mettendone in dubbio l’appartenenza al Mpa». «Altrettanto generico – ha rilevato l’avvocato Ziccone – è stato il collaborante Maurizio Di Gati, anch’egli teste de relato. Avrebbe appreso da altri dell’appoggio di Cosa nostra a Lombardo a seguito del passaggio al Mpa del figlio di un politico di altro partito, da sempre appoggiato da Cosa nostra. Tutto ciò – ha sottolineato Ziccone – sarebbe avvenuto fra il 2001 e il 2006, ma il Mpa è stato fondato nel 2005 e il figlio del politico non è mai stato candidato da quel partito».