MESSINA: Chiuse le inchieste sulla mafia barcellonese. Sono 31 gli indagati tra capi, gregari, affiliati e fiancheggiatori. Ricostruiti cinque casi di "lupara bianca"

Ci sono anni d’indagine dietro. La svolta storica dei nuovi pentiti, il cimitero della mafia dove Cosa nostra barcellonese seppelliva i “suoi” morti da dimenticare, i passaggi societari per eludere le confische, le estorsioni per i grandi appalti, per esempio il raddoppio ferroviario Messina-Palermo o il metanodotto. Da ieri c’è l’atto finale con la conclusione delle indagini preliminari per le operazioni “Gotha” e “Pozzo 2”, che lo stesso procuratore capo Guido Lo Forte ha definito nella sua relazione annuale le più importanti inchieste degli ultimi vent’anni. È lungo l’area tirrenica e poi sui Nebrodi che si sono ormai insediati gruppi criminali consolidati, ha spiegato nella sua relazione annuale il procuratore Lo Forte, che citando le due indagini ha scritto che «possono essere considerate unitariamente, in quanto hanno avuto una genesi sostanzialmente comune, trovando il loro fondamento nelle dichiarazioni di alcuni importanti collaboratori di giustizia». E che «hanno permesso di fare luce sui vertici e sull’attuale organigramma di quel particolare ed agguerrito sodalizio mafioso denominato “dei Barcellonesi”, riconducibile a Cosa nostra siciliana, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina». Sono ben trentuno gli indagati (accanto l’elenco completo), in un atto dove i quattro sostituti della Dda Giuseppe Verzera, Fabio D’Anna, Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio hanno ricostruito dopo la gestione complessa delle indagini della Dia e del Ros dei carabinieri, basti pensare al mese di gennaio del 2011 quando si scavava nelle campagne tirreniche, tra Basicò e Tripi, alla ricerca dei “cadaveri dimenticati”, alcuni fatti precisi nella geografia mafiosa degli ultimi vent’anni. La prima contestazione, quella legata al reato associativo mafioso, viene addebitata a Rao, Isgrò, Di Salvo, Barresi, Ofria, Cambria, Aquilia, Scirocco, Calcò Labruzzo, Dajcaj, Trifirò, Martorana, Mandanici e Porcino, «unitamente» ai pentiti Carmelo Bisognano, Alfio Giuseppe Castro e Santo Gullo. Inoltre viene contestata l’aggravante di aver promosso, diretto e organizzato l’associazione mafiosa a Giovanni Rao, Giuseppe Isgrò, Salvatore “Sem” Di Salvo, Filippo Barresi e Salvatore Ofria. Il periodo temporale di contestazione per il reato associativo mafioso è molto vasto in questo capo d’imputazione, in alcuni casi si spinge indietro nel tempo addirittura al 1989, e per tutti si chiude al 24 giugno del 2011. L’associazione mafiosa viene contestata anche a Concetto Bucceri come soggetto organico al gruppo mafioso dei “Picanello” facente capo alla famiglia mafiosa dei Santapaola di Catania, che ha concorso con il gruppo barcellonese. Altra contestazione di associazione mafiosa riguarda D’Amico, Giambò, Ignazzitto, Imbesi, Foti, Cannone e Messina, tra il 2007 e il 24 giugno del 2011. In questo caso l’aggravante di aver promosso e diretto il gruppo viene contestata a D’Amico, Giambò e Foti. Ci sono poi due imprenditori ritenuti concorrenti del sodalizio mafioso barcellonese, e si tratta di Salvatore Puglisi e Tindaro Marino. Il primo come rappresentate della “Map” (Messina Appalti Pubblici) avrebbe concorso al gruppo D’Amico: «svolgeva attività imprenditoriale in nome e per conto e nell’interesse di D’Amico Carmelo, consentendo a costui di svolgere tale attività e di avvalersi in piena segretezza di una articolata struttura imprenditoriale». Marino invece avrebbe svolto il ruolo di “punto di contatto” tra il mondo imprenditoriale e quello mafioso per conto dei Mazzarroti, prima con il boss Bisognano e poi con il suo successore, Tindaro Calabrese.
GLI OMICIDI – È stata fatta chiarezza su cinque esecuzioni mafiose, casi di lupara bianca che costarono la vita a Antonino Ballarino (è accusato Carmelo Giambò), Sebastiano Lupica (è accusato Salvatore Calcò Labruzzo), Carmelo Barberi Triscari (è accusato Salvatore Calcò Labruzzo), Salvatore Munafò (è accusato Enrico Fumia), Natalino Perdichizzi (sono accusati Nicola Munafò e Enrico Fumia)
LE ESTORSIONI – C’è poi il capitolo, nell’atto di chiusura delle indagini, dedicato alle grandi estorsioni. A Di Salvo viene contestata una tangente periodica da 100 milioni di lire tra il 2002 e il 2001 ai danni dell’impresa “Gas Spa” a Terme Vigliatore. Rao, Di Salvo e Isgrò si sarebbero messi in contatto con l’Ati “Ferrari-Ira” ai tempi del raddoppio ferroviario Messina-Palermo, e si sarebbero fatti consegnare almeno in tre occasioni “mazzette” tra i 19.000 e i 25.000 euro ta Patti, Monforte Marina, San Pier Niceto dal maggio del 2003 fino alla prima metà del 2004. Calcò Labruzzo avrebbe preso di mira la “Italsystem Srl” a Falcone tra il marzo e l’aprile del 2008, facendosi consegnare 6.000 euro. A Bucceri viene contestata una “mazzetta” pagata dalla “Sicilsaldo” per i lavori del metanodotto dalle parti del Catanese, per circa 5.000 euro. Tindaro Calabrese avrebbe preso di mira la “Bonatti Spa” sempre per i lavori del metanodotto, e si sarebbe fatto “promettere” un milione e 800.000 euro, di cui 450.000 consegnati effettivamente, somma che sarebbe stata divisa in tre per i Mazzarroti, per il gruppo D’Amico e per il gruppo Rao. Ancora a Calabrese, Marino, Aquilia e Scirocco viene contestata, dopo la costituzione di alcune società, di aver vessato la “Bonatti Spa” nei lavori per il metanodotto, imponendo noleggio a freddo di mezzi, forniture di materiale da parte di società contigue al gruppo criminale barcellonese, a Novara di Sicilia tra il settembre del 2007 e il dicembre del 2008. Infine a Rao, Giambò, D’Amico e Foti viene contestata l’estorsione ventennale all’Aias di Milazzo e Barcellona, per aver fatto pagare a Pietro Arnò e Luigi La Rosa circa 20 milioni al mese, somma che poi si trasformò in 20.000 euro, ogni agosto e dicembre, dal dicembre del 1999 fino al dicembre del 2008. NUCCIO ANSELMO – GDS

Il blitz scattò il 24 giugno dello scorso anno lungo la zona tirrenica.
La “Gotha” e la “Pozzo 2” sono operazioni antimafia uniche nel loro genere, grazie alle quali Cosa Nostra messinese è stata colpita al cuore. A risentirne i gruppi criminali della vasta porzione di territorio compresa tra Tusa e Villafranca Tirrena, con epicentro a Barcellona e zone limitrofe. Il 24 giugno del 2011 la Sezione operativa della Dia di Messina diretta dal tenente colonnello Danilo Nastasi e il Ros dei carabinieri diretto dal capitano Gabriele Ventura, “piombarono” su Barcellona e sui paesi dell’hinterland, sui santuari della mafia e oltre agli arresti sottoposero a sequestro, finalizzato alla confisca, una serie di beni aziendali per circa 150 milioni di euro. Una parte considerevole dei cosiddetti “intoccabili” della commissione al vertice della famiglia mafiosa della città del Longano, cadde nella rete delle forze dell’ordine, dopo mesi di indagini e di verbali dei nuovi pentiti. La mattina della conferenza stampa il procuratore capo Lo Forte affermò tra l’altro che «per la prima volta la mafia storica barcellonese ha collaborato con la giustizia. Si tratta di soggetti in posizione apicale quali, Santo Gullo e Carmelo Bisognano. Così l’ampio tessuto informativo acquisito dalle forze dell’ordine adesso è divenuto un importante riscontro esterno ante litteram delle ricostruzioni fatte». Si soffermò anche sull’assetto organizzativo della mafia barcellonese: «Al vertice sono collocati i “vecchi”, dediti agli aspetti imprenditoriali e finanziari. Sotto c’è la rete delle attività estorsive, basata sulla stretta osservanza di regole tipiche di Cosa Nostra, quali competenze territoriali e referenti esterni. Poi viene la struttura militare, che oggi fa capo a Carmelo D’Amico». E per i capi e i gregari di Cosa nostra barcellonese che hanno asfissiato per decenni la zona tirrenica della nostra provincia, dopo la prima fase delle indagini si registrò in sede di Riesame la conferma praticamente integrale delle misure personali cautelari, con qualche marginale restituzione di beni per quelle cosiddette reali, a parenti e congiunti minori d’età che non c’entravano niente.(n.a.)

GLI INDAGATI.
Mario Aquilia Ucria 4-2-69
Filippo Barresi Barcellona 14-11-55
Concetto Bucceri Letojanni 13-10-47
Salvatore Buzzanca Patti 24-10-1967
Tindaro Calabrese Novara di S. 3-9-73
Salvatore Calcò Labruzzo Tortorici 16-8-52
Francesco Cambria Barcellona 3-1-50
Nicola Cannone Palermo 30-9-65
Zamir Dajcaj Albania 6-7-73
Carmelo D’Amico Barcellona 18-3-71
Francesco D’Amico Barcellona 16-3-78
Salvatore Di Salvo Toronto 8-3-65
Enrico Fumia Mazzarrà S.A. 18-2-66
Carmelo Vito Foti Barcellona 19-2-67
Mariano Foti Barcellona 31-3-70
Carmelo Giambò Barcellona 23-7-71
Francesco Ignazzitto Barcellona 28-7-59
Ottavio Imbesi Barcellona 2-6-71
Giuseppe Isgrò Barcellona 1-6-65
Giuseppe R. Mandanici Wintherthur 5-10-63
Anna Marino Barcellona 19-5-85
Tindaro Marino Gioiosa Marea 15-6-60
Roberto Martorana Mazzarrà 23-10-70
Francesco C. Messina Barcellona 2-1-47
Nicola Munafò Tripi 15-6-68
Salvatore Ofria Barcellona, 19-7-64
Angelo Porcino Barcellona 19-4-56
Salvatore Puglisi Fondachelli F. 9-6-55
Giovanni Rao Castroreale 20-4-61
Francesco Scirocco Gioiosa Marea 6-7-65
Maurizio Trifirò Rodì Milici 6-7-79