REGGIO CALABRIA, L'OPERAZIONE 'CERALACCA': Bastava un capretto per truccare l'appalto. Domani gli interrogatori dei nove arrestati. Il consigliere Raffaele D'Agostino: «Non sono coinvolto»

11 marzo 2012 Mondo News

Le intercettazioni hanno avuto un peso importante nell’inchiesta della Guardia di Finanza sfociata venerdì mattina nell’operazione “Ceralacca”. Dall’esame dei colloqui tra gli indagati sono tracimati i riscontri dell’inquietante spaccato che ha portato il gip Cinzia Barillà a spedire in carcere i nove presunti componenti di un sodalizio criminale responsabile dei reati di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’accusa, il gruppo imprenditoriale della famiglia Bagalà di Gioia Tauro sfruttava la compiacenza di funzionari e dipendenti pubblici corrotti per manipolare gli appalti. Gli indagati erano in possesso di tutte le chiavi degli uffici dove erano custoditi i documenti. Penetrando nottetempo nel palazzo della Provincia, secondo quanto documentato dalle videoriprese effettuate grazie alle telecamere piazzate da personale del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, diretto dal capitano Marco Sorrentino, riuscivano a impossessarsi delle buste delle gare, verificare l’offerta delle ditte concorrenti, correggere la propria per essere certi dell’aggiudicazione dell’appalto, richiudere abilmente i plichi con l’utilizzo della ceralacca (conseguenziale la scelta del nome da dare all’operazione) e rimettere la documentazione nella cassaforte. Il tutto, secondo gli inquirenti, era reso possibile da dipedenti infedeli, la cui complicità veniva comprata dagli imprenditori. E, per quanto attiene agli appalti della Suap, non si può certo dire la famiglia Bagalà si svenasse per assicurarsi i favori di Antonio De Clariti Stresa e Luigi D’Amico i due dipendenti della Provincia di Reggio Calabria finiti in manette insieme con i fratelli Giuseppe e Carmelo Bagalà, i loro figli Francesco e Giuseppe, oltre ai funzionari della Sorical Mario Italo Torresani, Antonio Scaramuzzino e Domenico Lamonica. Significativi i contenuti di una conversazione tra Giuseppe Bagalà e il figlio Francesco registrata alle 13,51 del 16 novembre 2011. I due discutevano sull’opportunità di essere più contenuti nell’elargire soldi alle persone che dovevano favorirli, riservando le dazioni ai casi nei quali traevano un effettivo vantaggio dal contributo dei dipendenti infedeli. Nella conversazione Giuseppe Bagalà chiamava in causa “Gigi” (identificato come Luigi D’Amico) domandando a Francesco se lo stesso non fosse «un ottimo elemento». Francesco Bagalà replicava sostenendo che «Gigi è un ottimo elemento» e aggiungeva che lo stesso era da considerarsi «a disposizione». Il giovane aggiungeva che il dipendente della Provincia gli aveva garantito la propria disponibilità nell’avvisarlo qualora fossero arrivate nuove buste contenenti le offerte delle gare d’appalto: «In questi giorni non ne sono arrivati, dice oggi ne è arrivata una sola, dice è del settore dell’edilizia, dice, se non mi sbaglio, comunque ora la scrivo e te la do». Quindi i due Bagalà concordavano, in vista delle festività natalizie, sulla necessità di remunerare De Clariti Stresa e D’Amico. Parlavano di «pagare a Totonno e a Gigi pure quest’anno», prevedendo un aumento di 50 euro rispetto alla somma versata in precedenza che non doveva essere particolarmente elevata e manifestando l’intenzione di regalare a entrambi un capretto e successivamente invitarli a pranzo. Giuseppe Bagalà, comunque, manifestava ottimismo per il futuro individuando persino la migliore collocazione per entrambi i dipendenti provinciali: «Si mette Gigi là a contare le buste, e Totonno….e ancora …. Perciò, quando ci sono questi due che sono formati …..Ii dobbiamo tenere». Sul fronte dell’operazione c’è da dire che i nove arrestati compariranno domattina davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Intanto dal consigliere provinciale Raffaele D’Agostino riceviamo una richiesta di precisazione con riferimento all’articolo pubblicato nell’edizione di ieri: «Tengo a precisare – scrive D’Agostino – che l’operazione “Ceralacca” non mi vede coinvolto, tanto da non essere destinatario di alcun provvedimento o avviso da parte dell’autorità giudiziaria procedente. Peraltro appare del tutto fuori luogo e fuorviante per il lettore, la pubblicazione della foto e il titolo dato all’articolo che mi riguarda». PAOLO TOSCANO – GDS