LIPARI: La morte di Lello Saltalamacchia. Pene confermate in Cassazione. L'operaio perse la vita in un cantiere di Acquacalda

14 marzo 2012 Cronaca di Messina

LIPARI – Dopo otto anni si conclude, in Cassazione, con la conferma delle sentenze di condanna in Appello, la vicenda sulla morte di Bartolo “Lello” Saltalamacchia, lavoratore cinquantenne, dell’Italpomice deceduto il 10 febbraio del 2004 a seguito dell’infortunio mortale avvenuto nel cunicolo del nastro trasportatore dell’azienda pomicifera di Acquacalda di Lipari. La Suprema Corte ha ribadito la condanna di Angelo Merenda, 56 anni, legale rappresentante dell’azienda a 13 mesi di reclusione e di Enrico Lo Monaco, 41 anni, direttore dei lavori della cava a 11 mesi; per entrambi pena sospesa. Condannata l’azienda al risarcimento dei danni da quantificare in separata sede per la mancata prevenzione dei rischi. Confermato anche il risarcimento dei danni in favore dei familiari della vittima che si sono costituiti parte civile con gli avv. Gaetano Orto, Luca Frontino e Walter Militi. Il lavoratore fu ritrovato morto, soffocato dalla pomice estratta dalla cava, dopo essere finito all’interno di un bocchettone, situato in prossimità di un canalone lungo alcune decine di metri (detto canale di spolvero) che trasferiva la pomice (da una altezza di una quarantina di metri) sino al nastro trasportatore. La vicenda venne molto seguita a Lipari, anche per un ulteriore tragico risvolto umano. Nella stessa azienda, circa un ventennio prima, la vittima aveva perso – sempre per un infortunio mortale – il proprio padre.(p.p.)