MESSINA: Cargo incagliato, un errore inspiegabile. La centrale Vts ha più volte chiamato il comando della nave che puntava verso terra, ma nessuna risposta

19 marzo 2012 Cronaca di Messina

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FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Quando il cargo “Hc Rubina” è entrato nello Stretto, proveniente dalla Turchia e diretto verso il mar Tirreno per raggiungere la Toscana, il suo comandante ha chiamato il “Vts”, la centrale radar messinese che segue le rotte in tempo reale, ed ha segnalato la sua presenza lungo la costa calabra: direzione sud-nord, quella giusta. C’è di più: poco dopo, quasi all’altezza di Villa S. Giovanni ha incrociato un traghetto delle Ferrovie, in servizio serale tra Messina e Villa, facendo manovra per scansarne la rotta. Ma cosa sia successo pochi minuti dopo, intorno alle 22 di sabato sera, e perché quel cargo battente bandiera d’Antigua e Barbuda, invece di navigare sotto costa verso nord, si sia diretto verso la costa di Messina fino ad incagliarsi tra i frangiflutti, a venti metri dalle case di Ganzirri seminando il panico, resta in buona parte un mistero. Appare probabile, in base alla prima ricostruzione dell’Autorità marittima per la navigazione dello Stretto, che, come ha scandito il suo comandante, il capitano di vascello, Nino Samiani, «non sembrerebbe, alla luce degli accertamenti svolti, che vi siano state particolari avarie. Se questo dato viene confermato, l’alternativa è quella di un errore o di una distrazione». Ecco il nodo da sciogliere, l’interrogativo rilanciato dai tantissimi messinesi che sono accorsi a Ganzirri, per due giorni, a guardare quel gigante da 7000 tonnellate che incombeva dall’alto, sul dedalo di case e casette della Via Marina e dell’antica Torre Saracena. Questo il “mistero” che la doppia indagine in corso, giudiziaria ed amministrativa, deve risolvere. A far propendere per l’errore o la distrazione vi sarebbe il fatto che le ripetute chiamate effettuate dalla centrale Vts, al comando della nave mercantile, siano rimaste senza risposta, tanto sull’apposito canale quanto su quello generale. E più passano le ore più ci si rende conto che in questa tragedia sfiorata in uno dei più difficili Stretti internazionali, la posta in gioco è alta: si è consumata una violazione degli schemi di separazione dei flussi di traffico nello Stretto, quelli sanciti dal decreto legislativo 51, la cui inottemperanza costituisce reato. Ma bisogna comprendere perché ciò sia accaduto. Perché è saltata, in una notte di mare tranquillo, la regola chiave delle due corsie costiere del traffico longitudinale, rafforzate dalla “rotatoria” dopo la terribile collisione di soli cinque anni fa tra il monocarena delle Ferrovie Segesta Jet e la portacontainer Susan Borchard. A coordinare l’indagine della Procura della Repubblica, è il sostituto procuratore Stefano Ammendola che presumibilmente interrogherà a breve il comandante dell’Hc Rubina, S. K., 41 anni, ucraino, e i sedici componenti dell’equipaggio, anch’essi in gran parte di nazionale ucraini, ad eccezione di alcuni filippini. Ieri è stata la prima giornata di grande lavoro per tutti, con i tecnici del Rina, il Registro Navale Italiano intervenuti a bordo per un’accurata ispezione ed i sommozzatori della Guardia Costiera di Messina impegnati per ore ad esaminare la chiglia, nell’esiguo fondale, per verificare l’entità dei danni subiti dalla chiglia nel violentissimo impatto con i frangiflutti, e la loro eventuale pericolosità per la navigazione. Alla fine – sintetizza Samiani – si è appurata la presenza di un piccolo squarcio, lungo 7 centimetri e largo 5; e di due trafilamenti, lunghi solchi di circa 60 centimetri, e profondi solo 2 millimetri». È stato, insomma, il via libera allo spostamento dell’Hc Rubina che in un’ora circa, tra le 16 e le 17, è stata agganciata con due cavi, l’uno d’acciaio e l’altro di corda, e lentamente disincagliata e trainata via da Ganzirri con un’operazione di straordinaria precisione coordinata dai Piloti del porto ed eseguita da due mezzi delle società di rimorchiatori Capiece e Picciotto. La nave è stata ormeggiata accanto al bacino dei Cantieri Palumbo, nella Zona falcata del porto, dove sarà sottoposta alle manutenzioni del caso. Un approfondimento andrà fatto anche davanti al borgo di Ganzirri, dove alcuni dei vecchi massi sono stati divelti e trascinati dai pennelli e su di essi, mentre la poppa restava insabbiata nel basso fondale, il cargo finiva per assestarsi. ALESSANDRO TUMINO – GDS

Il gigante arenato… attrazione da condividere sul web.
Il “pellegrinaggio” a Ganzirri si è concluso ieri pomeriggio. Meta imperdibile. Per diverse ore la spiaggia antistante via Marina è stata presa d’assalto da tanti curiosi. Hanno approfittato di una splendida giornata domenicale per immortalare il gigante arenato. Un’attrazione. Le immagini e i video della portacontainer si trovano ora in decine e decine di telefonini. E stanno spopolando sul web. Due ragazze si mettono in posa proprio davanti al “bulbo” sfregiato. Click: un amico scatta la foto. «Siamo venute bene? Mi raccomando, devono andare su Facebook», afferma una delle due. Ma lo spettacolo ora è finito. L’imbarcazione è parcheggiata al porto di Messina, in un’area che si presta meno a scatti e riprese. Eppure, poteva essere una tragedia. Ne sono consapevoli i residenti nelle abitazioni che si affacciano sul mare. Alcuni hanno osservato con stupore la nave mentre si avvicinava a riva. Hanno cominciato a pregare e poi hanno ringraziato il cielo appena la prua si è fermata ad appena venti metri dai balconi. Tutti hanno avvertito la terra tremare: «C’è il terremoto. Aiuto! Si salvi chi può!». Esclamazione ricorrente. Tra i testimoni oculari dell’incidente Antonio Mangraviti, 85 anni, che sabato sera stava ammirando lo Stretto, prima di andare a dormire: «Ho visto l’intera scena. Che paura. Pensavo che la nave si arrestasse e invece guardi dove è arrivata», racconta indicando il cargo incagliato. C’è chi ha seguito passo passo le operazioni di recupero del bestione galleggiante: «Sono qui da sabato notte. Giusto il tempo di mangiare qualcosa e tornerò in spiaggia. Voglio vedere come va a finire», dice Emilio, 27 anni, giunto appositamente da Santa Margherita per ammirare il relitto ferito. In tarda mattinata salgono a bordo i tecnici della Micro-system di Messina. «Ci ha contattati la Guardia costiera per recuperare i dati contenuti nella scatola nera, li analizzeremo e poi consegneremo i risultati all’Autorità marittima della navigazione nello Stretto e alla procura», afferma uno dei dipendenti della ditta con sede in via Garibaldi. Pensa ancora ai momenti della collisione con gli scogli Davide Brancatelli, 25 anni. «Abito dietro la torre saracena. Il boato è stato fortissimo. Quando ho notato quel “palazzo” sull’acqua non ho creduto ai miei occhi». Non smette di pensare a quei drammatici momenti Giuseppina Fiumara, 58 anni. La prua del mercantile per poco non sfiora il balcone del suo appartamento. «Pensavo a un sisma e mi sono sentita male. Poi mi sono trovata davanti quel bestione». Tra le viuzze del borgo marinaro non si parla d’altro. È l’argomento del giorno. «Ma dov’era il comandante? Non si sarà mica addormentato?», si chiede un’anziana. Immancabili i paragoni con la collisione della Costa Concordia all’Isola del Giglio. «Stavolta è andata bene. Nessun ferito, ma ormai gli incidenti si verificano con troppa frequenza», bofonchia il signor Pasquale. In serata, dopo un breve viaggio, l’Hc Rubina approda al porto peloritano. Viene ormeggiata nel bacino del cantiere Palumbo. Nessun flash. Chissà se qualcuno la fotograferà una volta tirata a lucido. RICCARDO D’ANDREA – GDS