Trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale dalla Direzione nazionale antimafia: Cisterna "incompatibile con l'antimafia". Incriminati i contatti col "discusso" Luciano Lo Giudice. L'aggiunto della Dna non ha voluto fare commenti

20 marzo 2012 Mondo News

Reggio Calabria – Trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale dalla Direzione nazionale antimafia. La richiesta è stata avanzata dalla Prima commissione al plenum del Csm per uno dei vice del procuratore Piero Grasso, Alberto Cisterna in relazione ai suoi contatti con uno dei fratelli Lo Giudice, che fanno parte di una famiglia della ‘ndrangheta reggina. Cisterna si è sempre difeso sostenendo che i contatti con Luciano Lo Giudice, risalenti al 2004, erano finalizzati alla cattura del superlatitante Pasquale Condello ma – secondo la Prima Commissione del Csm, che ha deliberato la richiesta di trasferimento d’ufficio con 5 voti a favore e l’astensione del togato di Magistratura democratica Vittorio Borraccetti – «sono avvenuti al di fuori del corretto adempimento dei doveri d’ufficio» e hanno «irrimediabilmente appannato l’indipendenza e l’imparzialità» di Cisterna. La vicenda è scaturita dall’indagine della procura di Reggio Calabria che ha coinvolto Cisterna per corruzione in atti giudiziari. All’origine le dichiarazioni del boss pentito Antonino Lo Giudice, fratello di Luciano, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 contro la sede della Procura generale di Reggio Calabria, l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro e dell’intimidazione al procuratore Giuseppe Pignatone, realizzata lasciando un bazooka a poca distanza dal Cedir, sede degli uffici della Dda reggina. Antonino Lo Giudice, detto “il nano”, aveva iniziato a collaborare con la giustizia nell’ottobre del 2010. Nel giugno dello scorso anno, in seguito alle rivelazioni del pentito, era esploso il “caso” di Alberto Cisterna, 51 anni, ex sostituto della Dda di Reggio dove ha maturato una lunga esperienza legando il suo nome a importanti inchieste sulla criminalità organizzata reggina, in particolare la componente attiva nella Piana di Gioia Tauro, colpita duramente con le varie fasi delle operazioni “Porto” e “Tempo”. Iscritto nel registro degli indagati per corruzione in atti d’ufficio, il procuratore aggiunto della Dna era stato sentito a Roma, dai magistrati della Procura di Reggio. L’interrogatorio, anticipato da un articolo su un giornale nazionale, si era svolto alla Dna, nell’ufficio del magistrato. A sentire Cisterna erano stati l’allora procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone e il sostituto Beatrice Ronchi. Cisterna, che ieri sera al telefono non ha voluto commentare la decisione della Prima Commissione del Csm, aveva invece avuto da ridire dopo l’interrogatorio: «Nessuno riferisce che mi sono state corrisposte somme di denaro, nè piccole nè ingenti», aveva precisato il magistrato. E aveva aggiunto: «La dichiarazione, che non mi è stata contestata ma che ho letto sul giornale, è che Nino Lo Giudice avrebbe intuito che erano state pagate somme di denaro per la scarcerazione dell’altro pentito della famiglia Lo Giudice, Maurizio. Dopo un paio di ore di interrogatorio, non so dire come questa somma, secondo questo calunniatore, sarebbe stata pagata, dove, da chi e quando». Entrando nel merito della vicenda dell’altro pentito della famiglia Lo Giudice, aveva sostenuto: «Fino a qualche giorno fa ignoravo che Maurizio avesse beneficiato dei domiciliari. Nessuno è stato scarcerato. Ne ha beneficiato perchè malato gravemente. Avevo già dichiarato che avendo saputo da Luciano che il fratello stava molto male mi ero limitato a dire al collega che si occupava del caso se poteva fare qualcosa. Anche dopo l’interrogatorio non sono stato messo a conoscenza di quale sarebbe stata la mia pretesa ingerenza posto che a parlare di un interessamento sono stato io all’Ansa. Nell’interrogatorio mi è stato chiesto proprio di quella dichiarazione. Ma che mi sono interessato alla salute di Maurizio l’ho detto cento volte». Il magistrato, infine, aveva fatto un rilievo sui repentini cambi di versione da parte di Antonino Lo Giudice: «Siamo alla sesta versione sui contatti avuti da suo fratello Luciano con me. Dopo aver detto che sono un galantuomo e non ero assimilabile ad altri, nel memoriale ha dichiarato che mi sarei interessato in cambio di confidenze e di regali e tre giorni dopo, ai pm di Reggio, dice che c’è un’ingente somma di denaro. In ogni caso sono tranquillo e sereno». Paolo Toscano – GDS

In sintesi
LA RICHIESTA. La Prima Commissione ha chiesto al plenum del Csm il trasferimento d’ufficio di Alberto Cisterna per incompatibilità ambientale dalla Direzione nazionale antimafia.
LA VOTAZIONE. La richiesta di trasferimento è stata deliberata ieri con cinque voti a favore e l’astensione del togato di Magistratura democratica Vittorio Borraccetti.
L’ACCUSA. Alla base della richiesta di trasferimento del procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia ci sono i contatti con uno dei fratelli Lo Giudice che, secondo la Commissione «sono avvenuti al di fuori del corretto adempimento dei doveri d’ufficio» e hanno «irrimediabilmente appannato l’indipendenza e l’imparzialità» di Cisterna.
L’INCHIESTA. Erano state le rivelazioni del boss pentito Antonino Lo Giudice a far finire Alberto Cisterna nel registro degli indagati della Procura di Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari.