MESSINA, L'INCIDENTE DELLA HC RUBINA: Il comandante: «Mi ero addormentato». Ma il suo avvocato smentisce: sono tutte voci che non hanno a che vedere con la realtà dei fatti

21 marzo 2012 Cronaca di Messina

Dopo un lungo interrogatorio ha ceduto, confessando di aver perso il controllo della nave perchè si era addormentato: «Avevo messo il pilota automatico – ha spiegato il comandante della nave Hc Rubina, l’ucraino Sergy Kryvodud, 41 anni – quando mi sono svegliato ho avuto appena il tempo di diminuire la velocità». E forse senza quest’ultima manovra, l’imbarcazione di 126 metri, settemila tonnellate di stazza, finita sabato scorso contro gli scogli di Ganzirri, avrebbe continuato la sua corsa travolgendo le abitazioni attaccate alla scogliera. Ma fortunatamente l’impatto non ha avuto gravi conseguenze: nessuno dei 16 membri dell’equipaggio è rimasto ferito e l’imbarcazione ha riportato solo una piccola falla che nei prossimi giorni verrà riparata in porto. Gli uomini del Vts, il sistema che controlla tutte le rotte dello Stretto, hanno più volte tentato di avvertire il comandante che la nave era fuori rotta, ma non hanno ricevuto risposte. Kryvodud è indagato per naufragio e violazione del codice della navigazione; gli altri membri dell’equipaggio saranno interrogati nei prossimi giorni. All’incidente stanno lavorando gli uomini della Capitaneria di Porto che anche ieri mattina sono stati in Procura a colloquio con i sostituti procuratori Stefano Ammendola e Fabrizio Monaco, che conducono gli accertamenti coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro. Sull’altro fronte l’avvocato Enrico Mirti della Valle, che assiste il comandante ucraino, ieri è intervenuto sulla circostanza dell’improvviso insonnolimento del comandante, dichiarando che «sono tutte voci che non hanno a che vedere con la realtà dei fatti, ipotesi che lasciano il tempo che trovano». Il legale non ha quindi confermato le indiscrezioni su un colpo di sonno, che sarebbe stato ammesso dall’ufficiale: «alla fine, quando verrà fatta l’istruttoria, si saprà davvero quello che è successo», ha aggiunto il legale. Intanto è stata avanzata richiesta per poter fare delle riprese subacquee della carena della nave e rilevare esattamente che tipo di danno ha subito lo scafo. I pescatori e i residenti del villaggio di Ganzirri, le cui abitazioni sono a pochi metri dalla spiaggia, dopo l’urto hanno pensato a un terremoto e quando sono usciti, al buio, si sono trovati davanti alla prua della nave che era quasi a ridosso delle loro case. Per fortuna l’impatto non ha causato danni ambientali: il cargo navigava senza carico, proveniente dal porto turco di Iskenderun, ed era diretto a Marina di Carrara. L’incidente si poteva evitare se in plancia, oltre al comandante, ci fossero stati altri membri dell’equipaggio. Sul caso è intervenuto il presidente del sindacato autonomo di marittimi Sasmant, il comandante Sebastiano Pino: «Per l’attraversamento di aree come lo Stretto di Messina – ha spiegato – le norme prevedono la presenza sul ponte di Comando di almeno quattro persone: timoniere, vedetta, ufficiale di guardia e la supervisione del comandante». La navigazione nello Stretto è complicata ed è obbligatorio per le navi cisterne superiori a 15 mila tonnellate farsi guidare da un pilota che sale a bordo delle navi e le conduce per questo tratto. Ma la “Hc Rubina” non rientra in questo tonnellaggio. NUCCIO ANSELMO – GDS

Lo Stretto di Messina alla mercé degli “errori” umani.
Puoi adottare tutte le tecnologie più avanzate, puoi monitorare con sofisticatissime apparecchiature il traffico navale 24 ore su 24, puoi fare dello Stretto il braccio di mare più “controllato” d’Italia, ma davanti all’errore umano è come se non avessi fatto nulla. In questa vicenda probabilmente non c’è solo un errore, ma una catena di errori, perché l’ammissione del comandante ucraino, che al magistrato avrebbe confessato di aver dormito profondamente, «per troppa stanchezza», fa semplicemente rabbrividire. Al comando di una nave di grossa stazza c’è un uomo che dorme e nessuno se ne accorge, nessuno lo sveglia, nessuno risponde alle continue chiamate che arrivano dalla torre di controllo del “Vts”. E così la “Rubina”, quasi novella “Concordia”, come una qualsiasi auto impazzita per il colpo di sonno del conducente, ha proseguito la sua folle corsa verso la spiaggia di Ganzirri, incagliandosi alla fine tra i “provvidenziali” scogli posti a protezione del litorale. Fosse accaduto d’estate, il disastro sfiorato sarebbe stata una sicura tragedia. Qui non si vuole colpevolizzare nessuno (sarà l’inchiesta a stabilire le responsabilità) ma non possiamo non esprimere grande preoccupazione alla luce di un episodio che di fatto ha “accecato” l’occhio del Grande Fratello di Forte Ogliastri. Passano centinaia di navi simili alla “Rubina” nello Stretto: per ognuna dobbiamo temere lo “stress” del comandante di turno?(l.d.)