MESSINA: Sventato attentato a magistrato della Dda di Catania Pasquale Pacifico. Arrestato Orazio Finocchiaro, esponente della mafia catanese, appartenente ad una consorteria criminale che aveva programmato un attentato alla vita di un magistrato in servizio presso la DDA di Catania

22 marzo 2012 Cronaca di Messina

Doveva morire con una scarica di proiettili alla testa. Così aveva ordinato il boss al killer designato inviandogli in carcere una serie di pizzini inequivocabili: “Fratello spero tu abbia ricevuto anche gli altri biglietti. Quel cesso non deve vivere, sparagli 32 colpi in testa. Stai tranquillo pensiamo a tutto noi. E’ un regalo per Sebi e per tuo cugino”. E’ il testo di uno dei pizzini inviati nel carcere di Tolmezzo da Orazio Finocchiaro, 40 anni boss emergente del clan “Cappello Carateddi” all’affiliato Giacomo Cosenza, 37 anni. La sentenza di morte era stata emessa da Finocchiaro per il sostituto procuratore della DDA di Catania, Pasquale Pacifico che con le sue inchieste aveva disarticolato il potente clan etneo “Cappello-Carateddi”. Ma il piano è stato sventato all’ultimo momento grazie al pentimento del killer designato che ha raccontato tutto agli investigatori. Finocchiaro, raggiunto oggi in carcere, dov’era già ristretto, da un ordine di custodia cautelare per associazione mafiosa, si era posto una serie di obiettivi. Portando a termine un’azione di tale portata avrebbe potuto avvicinare il vertice della cosca in cui era inserito e guadagnare posizioni di prestigio nella mappa della mafia catanese. Ma c’era anche un altro aspetto significativo. Finocchiaro voleva far tacere per sempre il giudice che aveva condotto magistralmente l’operazione “Revenge” che nel 2009 aveva sventato sul nascere una guerra di mafia fra i clan Cappello e Bonaccorsi. Furono evitati omicidi ed attentati già pianificati, molti affiliati finirono in carcere e fra questi i capi storici Orazio Privitera e Sebastiano Lo Giudice (il Sebi di cui si parla nel pizzino) che recentemente sono stati condannati rispettivamente a 30 anni di carcere ed all’ergastolo. Per compiere l’azione di morte Finocchiaro aveva scelto Giacomo Cosenza, ex collaboratore di giustizia, tornato a far parte della cosca a pieno titolo e da tempo rinchiuso nel carcere friulano di Tolmezzo. A fare da tramite era un detenuto comune al quale, durante i colloqui con i familiari, venivano consegnati i bigliettini che doveva girare a Cosenza con tutte le indicazioni. Cosenza inizialmente si era detto disponibile ma nel novembre scorso, a pochi mesi dalla scarcerazione, si è tirato indietro. L’ex collaboratore di giustizia ha chiesto di parlare con i magistrati ai quali ha raccontato tutto. Ha consegnato anche tre pizzini che la Polizia Scientifica ha confermato essere stati scritti proprio da Finocchiaro. I riscontri investigativi hanno dimostrato l’attendibilità di Cosenza e per il boss emergente è scattato l’arresto. L’ordine di custodia cautelare è stato firmato dal gip del Tribunale di Messina, Daniela Urbani su richiesta del sostituto procuratore Camillo Falvo. da tempostretto.it