DUE BELLE NOTIZIE PER LA VIVIBILITA' DI MESSINA: Il Genio civile dice no alla Variante al Prg per la Mortelle-Tono: depaupera l'ambiente. L'ingegnere capo: un notevole incremento del carico urbanistico che non tiene conto dell'erosione costiera. Due palazzine ai piedi di Montalto. Il Comune annulla la concessione

23 marzo 2012 Cronaca di Messina

La conferenza dei servizi sulla variante urbanistica necessaria al piano Mortelle – Tono, elaborata dall’equipe vincitrice del concorso bandito un decennio fa su coordinamento dell’Ufficio programmi complessi del Comune, è ormai alle porte. Si terrà lunedì, al Palacultura. Che lo scacchiere sia delicato, anzi rovente, lo si sapeva da tempo. Alla fine di febbraio, essendo in corso l’istruttoria regionale per il rilascio della Valutazione ambientale strategica, e della Valutazione d’incidenza, indispensabili visto che promenade, alberghi e lidi ricadrebbero nella Zona a protezione speciale per l’avifauna, è arrivata la durissima critica, corredata da un blocco di osservazioni, delle associazioni Wwf e Man. A stretto giro la replica, di taglio costruttivo, del coordinatore di progetto, l’architetto Benedetto La Macchia, e dell’assessore comunale allo Sviluppo, Gianfranco Scoglio. Adesso si entra ancor più nel vivo: ecco il parere sfavorevole del Genio civile il quale afferma la mancanza dei requisiti richiesti dall’articolo 13 della legge 64 del 1974, ovvero la «mancanza di compatibilità delle previsioni con le condizioni geomorfologiche del territorio». «Premesso quanto sopra, dalla visione degli elaborati di progetto si evidenzia che il riassetto urbanistico delle aree – scrive l’ingegnere capo Gaetano Sciacca – prevede ancora una volta nuovi insediamenti che si concretizzano in migliaia di metri cubi di strutture e fabbricati, che modificano sensibilmente il delicato equilibrio dell’area, sottoposta a forti erosioni dalle correnti marine e pertanto soggetta a mutamenti morfologici sostanziali, creando situazioni di criticità e quindi scenari di pericolosità. È ormai conclamato – prosegue Sciacca – che tra le cause dell’erosione della costa, che interessa non solo la città capoluogo ma l’intera città di Messina, vi è l’occupazione sistematica di porzioni di spiaggia e l’ampliamento di aree, un tempo appartenenti al demanio marittimo, per urbanizzazioni. Ad avviso dello scrivente, tali situazioni hanno determinato un fallimento del primario obiettivo di una pubblica amministrazione, quello cioé di preservare e non depauperare un bene naturale protetto». Quindi la raccomandazione del Genio civile: «Si invita conseguentemente codesta Amministrazione a indirizzare gli sforzi in interventi che mirino a valorizzare il patrimonio ambientale della città, e in special modo quello marino, con progetti che prevedano la protezione della linea di costa attraverso un’effettiva riqualificazione di tutta l’area, senza consumare altro suolo, evitando così di cospargersi il capo di cenere allorquando una semplice mareggiata crea danni ingenti». Le conclusioni sono nette: «Quest’ufficio pertanto – tra le conclusioni l’ingegnere capo – non condivide le suddette scelte progettuali, avendo più volte reiterato la necessità di “fortificare” la città sempre più esposta a fenomeni estremi, senza incremento di nuove costruzioni per il rispetto, la salvaguardia e la tutela dell’ambiente». Il passaggio chiave del parere: «Considerato che il Comune non è ancora dotato di Piano di utilizzo del Demanio marittimo; che le previsioni comportano un notevole incremento del carico urbanistico; che l’obiettivo primario da perseguire è il rispetto e la salvaguardia del territorio, visti anche gli eventi meteorologici eccezionali che si ripropongono sempre più di frequente; e che vi sono delicate condizioni al contorno, e fragilità dei sistemi naturali, quest’Ufficio esprime parere sfavorevole». Parole di buonsenso. ALESSANDRO TUMINO – GDS

Due palazzine ai piedi di Montalto Il Comune annulla la concessione.
Tra le tante offese al territorio cittadino, almeno una è stata scongiurata. Il temuto intervento edilizio ai piedi del mitico Colle della Caperrina, sul quale svetta il santuario di Montalto, non si farà più. Il Dipartimento attività edilizie del Comune, con provvedimento del 2 marzo, a firma del dirigente Raffaele Cucinotta, ha annullato la concessione tacitamente assentita relativa al progetto di costruzione di due corpi di fabbrica (uno con accesso sulla via Dina e Clarenza e l’altro dalla salita “Rampa della colomba”) proposto dalla società Sigari. L’intervento viene definito «altamente impattante e invasivo da un punto di vista ambientale, storico-culturale-geomorfologico ed urbanistico in generale». Si chiude, dunque, così una vicenda che stava andando in tutt’altra direzione, con l’apertura dell’ennesimo cantiere in una zona che mai avrebbe dovuto essere edificabile, se non ci fosse stata una martellante campagna di stampa e la massima attenzione da parte di organi tecnici come il Genio civile. L’annullamento della concessione si basa sul parere espresso dalla Commissione edilizia comunale nella seduta del 20 maggio 2010, che aveva indicato sei punti principali. «1) Non appare opportuno localizzare il parcheggio di pertinenza del corpo B sul sacrato del santuario di Montalto, immobile di interesse storico-monumentale. 2) Non risulta adeguatamente risolto il problema dell’accessibilità al corpo “B”, che è un edificio pubblico da adibire ad uso pubblico. 3) Non è chiarito dall’ufficio come bisogna classificare i giardini pubblici, ricadenti anch’essi in zona “A2”; pertanto considerando tale area come lotto di terreno appartenente a terzi, il fabbricato proposto non rispetta in tutti i punti le distanze dai confini. 4) Non appare architettonicamente e paesaggisticamente opportuna la realizzazione della copertura a tetto. 5) Non viene funzionalmente dimostrata la necessità del mancato allineamento rispetto al proveniente edificio confinante. 6) Non è adeguatamente chiarito il rapporto urbanistico e igienico-sanitario dell’intercapedine presente sul lato dei giardini pubblici». Questi alcuni dei rilievi specifici ma più in generale la Commissione evidenziava come l’intervento proposto fosse «impattante e invasivo da un punto di vista ambientale, storico-culturale.geomorfologico-estetico e urbanistico», le stesse parole riprese dal Dipartimento comunale nel provvedimento con cui si annulla la concessione autoassentita.(l.d.)