PALERMO: Il caso di una giornalista (Elena Giordano) del gruppo Udc. Il pm "assolve" due deputati ma bacchetta l'intera Ars

27 marzo 2012 Mondo News

Palermo – Il pm di Palermo Maurizio Agnello ha chiesto l’assoluzione di Fabio Mancuso e Filippo Drago, ex deputati Udc, imputati di estorsione nei confronti della giornalista Elena Giordano; ha anzi invitato il tribunale a valutare l’eventuale trasmissione degli atti al suo ufficio contro la stessa Giordano per falsa testimonianza: aveva dichiarato di essere stata minacciata dai due parlamentari mentre si trovavano insieme. Circostanza falsa, perchè i tabulati telefonici hanno dimostrato che Mancuso e Drago si trovavano in due città diverse. La vicenda risale al 2006, nel periodo in cui la Giordano lavorò per il gruppo Udc-Dl. Quando il rapporto si interruppe, lei chiese una buonuscita di 39 mila euro, ma fu convinta ad accettarne 17 mila. Firma, secondo la Giordano, in qualche modo estorta, con minacce pesanti. Anche la prospettiva di diventare portavoce di un assessore della giunta Cuffaro sarebbe stata condizionata a quella firma. Circostanze smentite dai testimoni come l’ex assessore ai Lavori pubblici, Agata Consoli, ex magistrato. Il pm tuttavia ha ha puntato il dito contro la mala politica e l’Ars degli inquisiti, in cui un terzo dei 90 componenti sono imputati o indagati, e sperperano il denaro con nomine di consulenti esterni politicamente segnalati. Sentenza il 3 aprile. Nella requisitoria il pm Agnello (lo stesso che, al processo al deputato Vitrano, fu minacciato in aula con una lettera anonima e che da allora è sotto tutela) ha stigmatizzato la mancanza di etica: «Questa politica – ha detto – si specchia nelle raccomandazioni e non nel diritto. Sperpera il denaro pubblico, assumendo una giornalista raccomandata. Non è un caso che la vicenda sia avvenuta all’Ars, dove un terzo dei deputati è inquisito o imputato». Nel ricostruire la vicenda della presunta estorsione, il pm ha detto che la giornalista «fu raccomandata a Fabio Mancuso da Filippo Drago, con il quale la “persona offesa” si conosceva da tempo». L’obiettivo era quello di formare un gruppo parlamentare alternativo all’Udc, quello dei cosiddetti “quarantenni”, ma poi il partito si ricompattò e l’esperimento fallì. Non fu più necessario così avere anche l’addetto stampa. Anche sulla transazione da 17 mila euro il pm ha ricordato le parole usate in aula dall’attuale capogruppo del Pid, partito nato da una nuova scissione dell’Udc: «Il testimone Maira ha sostenuto che non c’era alcun motivo per dare quei soldi ma di averlo fatto per ragioni politiche. Cioé voleva evitare nuovi contenziosi. D’altra parte i soldi non erano i suoi».(a.i)