MESSINA: Scarcerato l'imprenditore Pesce. Nuovo sequestro al notaio Quagliata. Si tratta di saldi attivi in conti correnti per un ammontare di circa 400.000 euro

28 marzo 2012 Cronaca di Messina

Dopo otto mesi di carcere il noto imprenditore 65enne del settore dell’abbigliamento, Sandro Pesce, che finì nei guai nel luglio scorso per bancarotta fraudolenta, è uscito di cella e s’è trasferito a Udine, dalla sorella. Prima aveva l’obbligo degli arresti domiciliari, l’aveva deciso il gip Maria Teresa Arena, ma adesso i giudici della prima sezione penale del Tribunale, dove il 12 aprile si celebrerà il processo col giudizio immediato, gli hanno concesso una misura meno afflittiva, vale a dire l’obbligo di dimora, sempre a Udine. Era stato nei giorni scorsi il suo difensore, l’avvocato Carlo Autru Ryolo, a depositare un’istanza ai giudici, spiegando tra l’altro che era oggettivamente “eccessivo” il periodo di carcerazione preventiva patito da Pesce, peraltro per lunghi periodi a Mistretta. Ma c’è dell’altro in questa storia che ha coinvolto uno dei commercianti d’abbigliamento più noti della città. Un clamoroso nuovo sequestro di beni è stato infatti deciso dal gip Arena su richiesta del sostituto procuratore Fabrizio Monaco, che riguarda il cognato di Pesce, il notaio operante a Milano Vittorio Quagliata, e ammonta a saldi attivi in conti correnti bancari per circa 400.000 euro. Perchè? Lo spiega lo stesso gip, dopo un supplemento d’indagine economico-tributaria portata avanti dalla Guardia di Finanza, e alcune intercettazioni ambientali: «… ora dalle indagini è emerso che Quagliata Vittorio detiene somme di denaro direttamente riconducibili al Pesce e di chiara provenienza delittuosa», e questa circostanza «… si ricava in maniera evidente dai colloqui intercettati presso il carcere di Messina, nel corso dei quali Sandro Pesce, ivi ristretto in seguito alla emissione dell’ordinanza di custodia cautelare per i delitti di bancarotta attinenti alla gestione della Margan, rivelava alla sorella la superiore circostanza». Scrive ancora il gip in questo recente provvedimento di sequestro, ricapitolando un po’ tutta la vicenda, che «… secondo le stime del ctu dott. Genovese, nella gestione della Margan sono stati occultati incassi di denaro per complessivi euro 12.664.076,59 ed è stata complessivamente distratta la somma di euro 8.279.357,51. L’ingente massa di proventi è stata reimpiegata nelle società che il Pesce ha via via costituito, tramite prestanome, creando una vera e propria holding, delle quali è sempre stato l’amministratore, sia pure di fatto, che sono state utilizzate per reinvestire le somme provento di frodi fiscali». L’inchiesta gestita dai sostituti Maria Pellegrino e Fabrizio Monaco era sfociata ne luglio dello scorso anno con l’arresto di Pesce per bancarotta fraudolenta e un primo decreto di sequestro, per la distrazione di beni della società “Margan Srl”, dichiarata fallita dal Tribunale il 16 gennaio 2008, con un ammanco che si aggira sui dieci milioni di euro. Nel novembre dello scorso anno era intervenuto poi un nuovo provvedimento di sequestro per un paio di appartamenti a Catania, una barca, le quote di sei società, tutte srl, dopo una nuova e complessa attività investigativa economico-finanziaria della Guardia di Finanza. E la nuova tranche d’inchiesta del novembre scorso vedeva indagate oltre a Pesce anche altre sei persone: il notaio e cognato Vittorio Quagliata, la moglie Patrizia Quagliata, e poi Gaetana Inferrera, Maria Ferrara, Rosa Maria Zocca e Giuseppe Leone, in pratica secondo la Procura persone che il commerciante avrebbe adoperato nel tempo come “teste di legno”, per un verso per distrarre beni dalla cassaforte economica di famiglia, la “Margan Srl” e per altro verso per intestare fittiziamente beni che in realtà era sempre lui a controllare e gestire. Il decreto di sequestro preventivo che i finanzieri avevano eseguito nel novembre scorso riguardava alcuni immobili in Corso Sicilia, a Catania, un’imbarcazione denominata “Lara”, e le quote societarie detenute dagli indagati di sei società: Axel srl, Gilda srl, Idra srl, Marlene srl, L.i.z. srl e Immobil Lara srl. Di tutto questo patrimonio era stato nominato in questa fase amministratore giudiziario l’avvocato Domenico Cataldo. Il nucleo centrale dell’indagine patrimoniale su cui lavorarono per mesi gli investigatori della Finanza è stato sempre la cosiddetta cassaforte di famiglia, la “Margan srl”, attraverso cui venivano gestiti all’inizio da Pesce i vari negozi d’abbigliamento sparsi per la città e molto conosciuti, basta fare i nomi di “Acquarius” e “Semplice”. Una società che – scrisse il gip Arena nel provvedimento di sequestro del novembre scorso -, sino all’anno 2000 riuscì ad avere un fatturato pari a quasi 9 miliardi di lire e un utile di esercizio di 306 milioni di lire, per poi arrivare progressivamente a diventare una “scatola vuota” con perdite per miliardi di lire e il licenziamento di quasi tutti i dipendenti, circa ottanta. Andando avanti nelle indagini emersero poi i nomi degli indagati raggiunti da avviso sempre nel novembre scorso. Alcuni di loro anche formalmente ricoprivano ruoli societari nelle varie ditte, ma di fatto non erano conosciuti nemmeno dai dipendenti. NUCCIO ANSELMO – GDS