MILAZZO: Trovato il piroscafo dei contrabbandieri. Lo scafo, ancora in buone condizioni, localizzato dai sub alla foce del torrente Muto

28 marzo 2012 Cronaca di Messina

MILAZZO – Un relitto di circa 50 metri si trova adagiato a circa sei metri di profondità su un fondo sabbioso nel tratto di mare prospiciente contrada San Biagio di Giammoro, nel comune di Pace del Mela, in prossimità dello sbocco a mare del torrente “Mutu”. L’imbarcazione, della quale solo alcuni anziani pescatori della zona erano a conoscenza, è stato scoperto nel corso di alcune esplorazioni dello staff del Diving Aquatica guidati da Gianni Milone, funzionario di Polizia con l’hobby della subacquea. Successivamente è intervenuta anche la Capitaneria con l’unità nabale Alfa 64 agli ordini del maresciallo Antonacci. Diversi i rilievi effettuati, anche se adesso l’obiettivo è ricostruire la tipologia del natante. Secondo alcune testimonianze raccolte potrebbe trattarsi di un piccolo piroscafo usato dapprima per il trasporto di legna e successivamente per il trasporto di pozzolana (un particolare tipo di ghiaia di origine vulcanica utilizzata in edilizia) dalle coste campane sino al porto di Milazzo, ove veniva sbarcata e successivamente lavorata presso gli insediamenti industriali di Villafranca Tirrena per poi essere commercializzata. L’affondamento sarebbe stato determinato da una circostanza particolare, come racconta lo stesso Milone. «Dalle notizie acquisite sembrerebbe che la nave si prestasse frequentemente al contrabbando di carichi di sigarette ed alcol, opportunamente occultati nella stiva. Durante uno dei viaggi, presumibilmente nell’aprile del 1972, il piroscafo sarebbe stato intercettato dalle forze dell’ordine e a seguito di un inseguimento l’equipaggio per tentare di sfuggire alla cattura avrebbe eseguito una manovra azzardata, costringendo la nave ad arenarsi nel tratto di costa sabbiosa antistante il torrente “Mutu”. I presunti contrabbandieri riuscirono a fuggire abbandonando in tutta fretta il natante ed il suo carico, appiccando un incendio, e facendo perdere le tracce». Una vicenda comunque particolarmente strana e complessa. Infatti nonostante la presenza del relitto sia segnalato sulla carta nautica nr. 13 edita dall’Istituto Idrografico della Marina Militare non esistono informazioni utili e certe riguardo al nome dell’imbarcazione, alle caratteristiche dello scafo ed ai motivi dell’affondamento del relitto stesso. Attualmente il relitto si presenta visivamente ancora intatto da prua a poppa, inclinato di circa 25/30 gradi sul fianco sinistro, e quindi insabbiato fino quasi alla falchetta sullo stesso lato. L’altezza misurabile della prora al fondo è di 4,90 mt. «L’interno del relitto, nella parte visibile non insabbiata – prosegue Milone – è vuoto, completamente scevro da strutture meccaniche o altro. Tutto il relitto è visitabile da prua a poppa attraverso dei piccoli passaggi interni, mentre è presumibile che la parte dell’opera viva della nave, insabbiata, abbia un’altezza di circa 1,50 mt. Sul ponte di prua ed ancora in buone condizioni sono ben visibili alcuni verricelli idraulici ed altre strutture utilizzate con forse per movimentare i carichi a bordo, nonché alcuni oblò e bitte per l’ormeggio». «La presenza di questa imbarcazione – affermano alcuni pescatori della zona di Gabbia a Giammoro – è nota solo ai pescatori sportivi che conoscono la zona per la presenza sul posto di grossi cefali, spigole, saraghi. Nessuno si è mai però interessato concretamente della barca». In realtà per i subacquei un relitto, anche se è una vecchia carretta, ha un carico di fascino non indifferente, per la storia ed i drammi che esso racchiude. Sulla terraferma sarebbe stato smontato e depredato fino all’ultimo bullone mentre sott’acqua conserva ricordi e segreti, quasi come una città fantasma inghiottita dalla giungla. Adesso il team di Aquatica vorrebbe recuperarlo e valorizzarlo come conferma lo stesso presidente Milone. «Considerato che il relitto si trova a poche decine di metri dalla costa e su basso fondale, potrebbe essere ipotizzata una sua rimozione ed il successivo riposizionamento in altra località della costa di levante del Promontorio di Capo Milazzo, ove il fondale ben si presterebbe a tale operazione allo scopo di favorire attività di ripopolamento ittico. L’intervento (non facile e costoso ndr) assumerebbe una valenza ecologica in termini di protezione dell’ambiente perché rivestirebbe la funzione di barriera artificiale sommersa, da ostacolo alla pratica della pesca a strascico sottocosta ed allo stesso tempo funzionerebbe da richiamo per la fauna ittica e per altri organismi marini grazie alla capacità di offrire nuovo substrato e rifugio». Ma anche perché – aggiunge il biologo Gianfranco Scotti – creerebbe nuovi ambienti da visitare per gli appassionati della subacquea ricreativa che lungo le coste del promontorio di Capo Milazzo è sempre più frequentata e sarebbe una vera e propria attrazione aggiuntiva per il turista subacqueo». Giovanni Petrungaro – GDS