MESSINA: L'ex impiegata dell'Asp ci riprova e finisce nuovamente in manette. Vittima un imprenditore: prestito di 3000 euro, restituzione del doppio

12 aprile 2012 Cronaca di Messina

Ci ha riprovato ed è ricaduta nella rete della polizia. Carmela Serio, ex impiegata dell’Asp, oggi 56enne, è stata raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di di usura, tentata estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti. Provvedimento eseguito dagli agenti del Commissariato di Messina Nord, presieduto dalla dirigente Sofia Ficarra. Originaria di Raccuja, la Serio è finita al centro di un’attività d’indagine, risalente al mese di marzo scorso, che ha consentito di accertare le sue responsabilità relativamente a una serie di minacce e vessazioni ai danni di un piccolo imprenditore. La donna, secondo quanto accertato dalla polizia, pretendeva la restituzione di un prestito di tremila euro e il pagamento di interessi usurai pari al doppio della cifra iniziale. Dopo la restituzione di una prima tranche di 700 euro, la Serio ha commissionato all’uomo, merce del valore commerciale pari ad altrettante tremila euro; beni mai pagati. Le indagini hanno inoltre consentito di risalire ad un’attività di spaccio di droga, cocaina in particolare, che la donna gestiva all’interno del bar di proprietà di un congiunto. La Serio, come si accennava, nel mese di luglio del 2010 era stata condannata per usura con rito abbreviato a quattro anni e mezzo. La vicenda che la riguardò fu scoperta dagli agenti della Squadra mobile, nel mese di gennaio sempre dello stesso anno, quando la vittima dell’usura denunciò. Fu organizzato un incontro-trappola a casa della stessa vittima, una rammendatrice di 68 anni. Subito dopo l’incontro tra quest’ultima e la signora Serio che si era intascata parte della somma pretesa, scattarono le manette. La Serio fu bloccata in flagranza sull’uscio di casa dai poliziotti, i quali avevano assistito alle varie fasi del faccia a faccia. Nascosti in una stanza attigua a quella dove si trovavano le due donne, ascoltarono e registrarono tutta la conversazione per poi entrare in azione. Espressioni inequivocabili che inchiodarono l’usuraia, la quale provò pure a intimidire la povera donna facendole credere chissà che. La rammendatrice, come ricostruito dagli investigatori, chiese un prestito iniziale di 1.500 euro, ma si trovò presto a pagare interessi per 1.800 euro. Una vicenda ricostruita dalla Squadra mobile sulla base del racconto della stessa vittima, la quale purtroppo non riuscì ad accedere ai normali canali del prestito e si è dovette rivolgere alla Serio, con cui aveva una conoscenza già da tempo. Per i primi tre mesi aveva pagato regolarmente 450 euro al mese, il quarto mese avrebbe dovuto consegnare 450 euro più 1.500 euro. Ma proprio in vista di quest’ultimo pagamento, le cose precipitarono con grande rapidità: l’impiegata dell’Azienda sanitaria provinciale infatti pretese 300 euro per ogni giorno di ritardo nella consegna dei soldi, sostenendo che il denaro non era per sé, ma per altre persone pericolose. A questo punto la vittima non ebbe altra scelta che rivolgersi alle autorità in cerca d’aiuto.(t.c.)