MESSINA: Morte sull'A20. Condannati due dirigenti del Consorzio. Un anno a Siracusa e uno a Sceusa per un incidente a Villafranca

15 aprile 2012 Cronaca di Messina

BARCELLONA – Sono stati condannati due dirigenti del Consorzio autostrade siciliane per la morte di un giovane di Olivarella avvenuta sull’A20. Si tratta di Felice Siracusa e Gaspare Sceusa, nei confronti dei quali il giudice monocratico del Tribunale di Messina Maria Militello ha emesso sentenza di condanna ad un anno di reclusione ciascuno per il reato di omicidio colposo e al pagamento di una provvisionale per la morte di un giovane di Olivarella, Antonio “Nino” Gitto, deceduto a soli 24 anni per le gravi ferite riportate nell’impatto – contro un guardrail – dell’auto su cui viaggiava come passeggero. La vettura condotta da un coetaneo, Vincenzo De Gaetano anche lui rimasto gravemente ferito, si schiantò contro uno spigolo di una delle barriere protettive del viadotto Giudici, alle porte di Villafranca Tirrena. L’incidente in cui perse la vita il giovane, operaio alla Duferdofin di Giammoro, avvenne la sera del 20 luglio del 2005. La vittima spirò nella stessa notte dopo un delicato intervento in Neurochirurgia al policlinico di Messina. Ad uccidere il giovane è stato lo spigolo, non segnalato e nemmeno eliminato, di un guardrail che ha sfondato il parabrezza dell’auto, penetrando all’interno dell’abitacolo e ferendo a morte il passeggero. Antonio Gitto è poi deceduto per il «gravissimo trauma cranico ed encefalico» subìto. I familiari del giovane, difesi dall’avv. Paolo Pino, hanno dovuto condurre una lunga e dura battaglia giudiziaria. Per ben due volte infatti la Procura di Messina aveva chiesto l’archiviazione del procedimento giudiziario intrapreso contro i vertici del Cas. I familiari della vittima in questi sette anni non si sono mai rassegnati ed hanno continuato a condurre in solitudine una lunga lotta per scoprire le cause della morte del congiunto. Si è infatti scoperto che le barriere di protezione laterale erano state sostituite nel marzo del 2005, pochi mesi prima dell’incidente. I nuovi guardrail collocati in quel tratto fanno parte del Piano generale di ammodernamento delle barriere. Ad accogliere l’opposizione dell’avv. Paolo Pino era stato in precedenza il Gip del Tribunale di Messina, Walter Ignazzitto, il quale aveva ordinato l’imputazione coatta nei confronti di due dei cinque indagati iniziali. La richiesta di rinvio a giudizio, accolta dal Gup Antonino Genovese, successivamente ha riguardato solo Felice Siracusa, originario di Merì e residente a Messina ed il collega Gaspare Sceusa, originario di Barcellona, rispettivamente, all’epoca dei fatti, Responsabile del procedimento e direttore dei lavori. I due dirigenti sono stati difesi dall’avv. Giuseppe Pustorino. Nel processo il Cas si era costituito quale responsabile civile con l’avv. Domenico Pustorino. Determinante per l’esito del processo si è rivelata la perizia disposta dal giudice e affidata a Fabio Bosco di Trento che sulla base dei dati messi a disposizione, anche dal consulente di parte ing. Roberto Della Rovere e dopo sopralluogo sull’A20, ha ricostruito virtualmente la dinamica dell’incidente. Durante la fase preliminare erano invece state disposte le archiviazioni per altri tre dirigenti del Cas. Si trattava dell’ex Commissario straordinario Benedetto Dragotta e dei due funzionari, Fortunato Aveni e Raffaele Musuraca. La tragica morte del giovane, oltre a lasciare attoniti i genitori, Giuseppe e Angela e il fratello Claudio, all’epoca dei fatti è stata vissuta drammaticamente da tutti gli amici che con Nino Gitto condividevano lavoro e passioni per gli hobby. Nino – come ricordano le cronache di sette anni fa – era un “patito” dei motori. Negli anni passati aveva partecipato con la propria Renault, ad alcune gare provinciali di slalom e spesso lo si notava percorrere le vie di Olivarella e Milazzo a bordo della propria moto, una Kawasaki stringer. Poi lo schianto dell’auto sulla quale viaggiava da passeggero contro quello spigolo di guardrail che ha stoppato per sempre la sua vita. Leonardo Orlando – GDS