Lavitola oggi davanti ai pm per il caso Tarantini. Prestanome di De Gregorio sarebbe stato Roberto Cristiano, di origini napoletane, ma molto noto a Messina, che deve rispondere di associazione per delinquere legata ai fondi per l'editoria. Cristiano, giornalista professionista ora sospeso dall'Ordine, è ai domiciliari

NAPOLI – Valter Lavitola teneva davvero sotto ricatto Berlusconi ed era addirittura intenzionato ad estorcergli 5 milioni di euro in cambio del silenzio? Lo spunto di indagine, offerto dalle dichiarazioni di seconda mano rese ai magistrati dalla sorella del direttore dell’Avanti, è tutto da approfondire ma i pm della procura di Napoli sembrano intenzionati a ricostruire in tempi brevi i fatti, analoghi per molti aspetti a quelli al centro della procedente indagine (poi trasferita a Bari) sulle presunte pressioni sull’imprenditore Gianpaolo Tarantini perche tacesse sulla storia delle escort. I pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock – che hanno chiesto e ottenuto le ordinanze di custodia emesse nei confronti di Lavitola e del senatore PdL, Sergio De Gregorio, nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti all’editoria e sulla corruzione di esponenti del governo di Panama – hanno infatti intenzione di interrogare al più presto, in qualità di persona informata dei fatti, Neire Cassia Pepes Gomez. L’amica brasiliana, chiamata in causa da Maria Lavitola, avrebbe avuto l’incarico di far recapitare una lettera all’ex premier con la richiesta di denaro: «Se non li dava – avrebbe spiegato Neire – Valter, una volta tornato in Italia, avrebbe avuto tutte le giustificazioni anche morali per dire tutto quello che sapeva su Berlusconi». Un racconto che sembra intrecciarsi con gli atti dell’indagine avviata lo scorso anno dagli stessi pm napoletani su quello che consideravano un tentativo di ricatto al premier, poi modificato dal Tribunale del Riesame e dagli inquirenti baresi in tentativo di indurre Tarantini a tacere: una ipotesi che è costata a Lavitola l’emissione di un provvedimento restrittivo al quale si sottrasse con la lunga latitanza trascorsa tra Panama, Brasile e Argentina. Proprio la vicenda Lavitola-Tarantini sarà al centro del primo interrogatorio di garanzia che comincerà oggi alle 10 nel carcere di Poggioreale. Davanti al gip di Napoli Dario Gallo, lo stesso che ha firmato le ordinanze di custodia eseguite lunedì, il direttore dell’Avanti dovrà difendersi dall’accusa di aver fatto pressioni sull’imprenditore pugliese perché non raccontasse agli inquirenti delle escort che partecipavano alle feste di Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Più tardi, alle 14, comincerà l’altro interrogatorio, quello relativo alle ultime accuse che sono state contestate a Lavitola, dai presunti illeciti in riferimento ai finanziamenti pubblici erogati per il quotidiano, alla corruzione internazionale per le tangenti di Panama, una vicenda in cui Lavitola avrebbe avuto un ruolo di mediatore grazie ai suoi legami da un lato con il presidente di Panama, dall’altro con gli imprenditori italiani che avrebbero dovuto realizzare carceri «modulari» nel paese del Centro-America. Sono comunque numerosi gli argomenti che i magistrati della procura partenopea intendono adesso approfondire. Non ultima la questione del passaggio del senatore De Gregorio dalle fila del Idv a quelle di Forza Italia. Si tratta soprattutto di verificare le affermazioni fatte agli inquirenti dal commercialista e ex collaboratore Andrea Vetromile, secondo il quale De Gregorio sarebbe stato «lautamente remunerato». Prestanome di De Gregorio sarebbe stato Roberto Cristiano, di origini napoletane, ma molto noto a Messina, che deve rispondere di associazione per delinquere legata ai fondi per l’editoria. Cristiano, giornalista professionista ora sospeso dall’Ordine, è ai domiciliari. Coinvolti nel nuovo filone giudiziario anche due calabresi: Santo Antonio Bifano, di Corigliano, e Antonino Lauro, di Reggio Calabria.