Giustizia a Messina, l'inchiesta 'Gioco d'azzardo' ultimo atto: i risarcimenti da capogiro per il giudice SAVOCA e per il costruttore GIOSTRA. 250 mila euro a testa per ingiusta detenzione

20 aprile 2012 Cronaca di Messina

Nel 2005 i clamorosi arresti di imprenditori di primo piano, giudici, vice questori e affaristi in odor di servizi deviati attivi in mezzo mondo. Poi l’altrettanto clamorosa archiviazione, e la denuncia degli investigatori che avevano denunciato il coacervo di interessi criminali, a loro volta archiviati. Oggi si apre il capitolo risarcimenti, dagli indennizzi per ingiusta detenzione alle cause civili, alla ricerca di risarcimenti record. Gioco d’azzardo, la maxi inchiesta della Dia di Messina e della procura generale di Reggio Calabria che nel 2005 sfociò nei clamorosi arresti del giudice Giuseppe Savoca e gli imprenditori Salvatore Siracusano, Antonello Giostra, Saro Spadaro e l’ex sottosegretario Santino Pagano, insieme ad altri nomi eccellenti, si avvicina all’ultimo capitolo. Il prossimo 26 aprile, infatti, la VI sezione della Corte di Cassazione esaminerà il proscioglimento, deciso dal Gup di Lecco, degli agenti della Dia messinese che si occuparono dell’inchiesta, indagati a loro volta su denuncia di una parte delle persone coinvolte nel blitz. Partita da Catanzaro e definita a Lecco nel luglio dello scorso anno, “Gioco d’azzardo bis”, riguardava la presunta manipolazione di alcune intercettazioni telefoniche da parte degli agenti, con la “complicità” di un giudice inquirente e di un avvocato. E su alcuni di loro pendono inoltre le richieste risarcimento danni che sfiorano i milioni di euro. Dopo due mesi di domiciliari per Savoca e qualche mese in più in carcere per Siracusano e Giostra, invece, con una serie di provvedimenti successivi tutta l’inchiesta principale venne archiviata: centinaia di intercettazioni telefoniche, intrecci tra visure societarie, pedinamenti e verbali, non arrivarono neppure al vaglio processuale. Oggi per il giudice Savoca, nel frattempo reintegrato, e per il costruttore Antonello Giostra, tornato a lavorare a pieno nei diversi settori di interesse, sono arrivati gli indennizzi: 250 mila euro a testa per ingiusta detenzione, riconosciuti dal Tribunale di Reggio Calabria e liquidati dallo Stato. ALESSANDRA SERIO – GDS