MESSINA, L'INCHIESTA: MessinAmbiente, chieste 11 condanne. Sollecitati 5 anni per i boss, 3 anni per l'ex ad Conti e l'imprenditore Gulino, 2 anni e mezzo per l'ex presidente La Cava

Il “grande patto” tra i clan mafiosi messinesi per mettere il naso nel business dei rifiuti e dettare legge a MessinaAmbiente fu all’inizio degli anni 2000. La «maxi estorsione» fu divisa tra i gruppi criminali di Camaro, S. Lucia sopra Contesse e Giostra, che avevano tre referenti precisi nei boss Giacomo Ventura, Giacomo Spartà e Giuseppe Gatto. Le carte parlano chiaro, e si tratta di «un’indagine molto importante», che però è sfociata in un processo «lungo e travagliato», senza dimenticare che ci fu uno «sbocco civile nel 2004», con lo scioglimento del cda chiesto dalla Procura e la gestione commissariale affidata all’avvocato Nino Dalmazio. È durata almeno un paio d’ore ieri la requisitoria dell’accusa al processo sulle infiltrazioni mafiose a MessinAmbiente, la società mista che venne creata dal Comune nel 1998 per gestire la raccolta dei rifiuti in città e a Taormina. E nel business dello smaltimento-rifiuti secondo la Procura ci fu una vera e propria cointeressenza dal 1990 al 2003 tra ambienti imprenditoriali, ambienti politici e criminalità organizzata messinese, barcellonese e catanese. Il sostituto della Distrettuale antimafia Fabio D’Anna ha parlato a lungo cominciando dal principio, dal 1996, quando s’iniziò a ragionare a livello amministrativo su come gestire il “bubbone” della raccolta rifiuti. Poi è andato avanti snocciolando tutti i risvolti dell’indagine e del processo, quindi ha fatto le sue richieste. In concreto undici condanne e sei prescrizioni ai giudici della seconda sezione penale del tribunale presieduta da Mario Samperi: 5 anni per i boss Giuseppe “Puccio” Gatto, Carmelo Ventura e Giacomo Spartà, che controllavano le zone nord, centro e sud della città; 3 anni e 6 mesi per Raimondo Messina e Gaetano Nostro, mentre 4 anni sono stati sollecitati per Tommaso Palmeri. Inoltre, ha chiesto la condanna a 3 anni per Antonio Conti, ex manager di MessinAmbiente, e Francesco Gulino, all’epoca titolare dell’Altecoen di Enna, e anche per Maurizio Ignazio Selvaggio, mentre ha sollecitato 2 anni e 6 mesi per Sergio La Cava, ex presidente del consiglio di amministrazione della società mista e Gaetano Munnia. Ha infine formulato richiesta di non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati per l’ing. Benedetto Alberti e per Gaetano Fornaia, Giovanni Fornaia, Filippo Marguccio e per l’ing. Antonino Miloro. E tra le pieghe della sua requisitoria il pm D’Anna ha fatto capire che probabilmente tutto quello che è divenuto oggetto del processo è solo una parte di quanto all’epoca venne a galla, dopo anni d’indagini del sostituto procuratore della Dda Ezio Arcadi e una monumentale informativa di oltre 2000 pagine degli uomini della sezione Dia di Messina, la “Smalto”, e una serie di accertamenti dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico, che sfociarono nel 2003 clamorosamente in una serie di arresti tra politici, imprenditori e capi dei clan mafiosi cittadini, originando anche il secondo filone legato alle fughe di notizie dal palazzo di giustizia peloritano nel corso delle indagini. Il pm D’Anna ha tra l’altro delineato un quadro storico molto preciso: sin dalla sentenza del processo “Albachiara”, un’altra operazione antimafia fondamentale degli anni scorsi, si capisce che in città non c’erano più gruppi criminali contrapposti ma con interessi comuni, uno di questi era proprio MessinAmbiente sotto una duplice “valenza”: da un lato la tangente fissa da riscuotere mensilmente per i clan, dall’altro la possibilità per le collusioni con il mondo politico di poter far assumere amici e parenti dei mafiosi («… per la prima volta c’è un cartello per alcune attività che non possono essere gestite da un solo gruppo»). Oltre all’apporto dei pentiti come Centorrino, Bisognano o Sparacio, il magistrato ha parlato anche delle famigerate intercettazioni ambientali nella stalla della boss Giacomo Spartà, altro punto-chiave dell’accusa: uno spaccato di come in quel periodo i clan pretendevano di gestire e inserirsi in molte attività economiche. Sempre ieri dopo l’intervento dell’accusa s’è registrato quello dell’avvocato dello Stato Giuseppe Antillo per la parte civile, poi il processo è stato aggiornato al 29 maggio. Nuccio Anselmo – GDS

Le richieste dell’accusa
5 ANNI per i boss Giuseppe “Puccio” Gatto, Carmelo Ventura e Giacomo Spartà, che si sarebbero spartiti gli interessi su MessinAmbiente, gestendo estorsioni e alcune assunzioni.
3 ANNI e 6 MESI per Raimondo Messina e Gaetano Nostro.
4 ANNI per Tommaso Palmeri.
3 ANNI per Antonio Conti, ex manager di MessinAmbiente, e Francesco Gulino, all’epoca titolare dell’Altecoen di Enna e Maurizio Ignazio Selvaggio.
2 ANNI e 6 MESI per Sergio La Cava, ex presidente del cda della società mista e Gaetano Munnia.
PRESCRIZIONE per l’ingegnere Benedetto Alberti e per Gaetano Fornaia, Giovanni Fornaia, Filippo Marguccio e Antonino Miloro.

L’inchiesta
Questo processo s’è aperto nel giugno del 2007 ed ha al centro le infiltrazioni mafiose a “MessinAmbiente Spa”, la società mista per la gestione dei rifiuti del Comune che nel febbraio del 2004 venne travolta da un’inchiesta della magistratura. Sono 16 gli imputati: l’ex ad di MessinAmbiente, ing. Antonio Conti, l’ing. e consulente Benedetto Alberti, Gaetano Fornaia, Giovanni Fornaia, il patron dell’Altecoen di Enna Francesco Gulino, che fu partner economico della società mista, l’ex presidente di MessinAmbiente Sergio La Cava, Filippo Marguccio e Raimondo Messina, l’ingegnere e funzionario di MessinAmbiente Antonino Miloro, Gaetano Munnia, Gaetano Nostro, Tommaso Palmeri, Maurizio Ignazio Salvaggio. Ci sono poi i boss mafiosi Giuseppe “Puccio” Gatto, Carmelo Ventura e Giacomo Spartà, ritenuti “controllori” all’epoca dei fatti – a cavallo tra la fine dei ’90 e il 2003 –, rispettivamente nelle zone nord, centro e sud di Messina. Le accuse: associazione a delinquere di stampo mafioso (capo A), il traffico illegale di rifiuti (capo E). Reati messi nero su bianco nei rapporti della sezione operativa della Dia, l’informativa “Smalto”.