MESSINA: Chiesto il rinvio a giudizio di Sanzarello. Il pm Verzera: a processo pure l'ex presidente La Rosa, Messina e Casimo

22 aprile 2012 Cronaca di Messina

Avrebbe intascato circa un miliardo di lire in 6 anni, nell’ambito della gestione dell’Aias di Barcellona Pozzo di Gotto, e per questo meriterebbe un processo. Lo sostiene l’accusa, che ieri ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per Sebastiano Sanzarello, ex eurodeputato del Ppe, nonché ex assessore regionale alla Sanità. Oltre al cinquantanovenne originario di Mistretta, indagato per concussione, il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera ha presentato analoga istanza nei confronti degli altri tre indiziati: l’ex presidente dell’Associazione italiana assistenza spastici, ente commissariato dal 2010 per dissesto finanziario, Luigi La Rosa, 45 anni, commercialista e pure ex presidente del collegio dei revisori del Comune del Longano, il quale deve rispondere di corruzione in concorso con il vicepresidente, Sebastiano Salvatore Messina, 53 anni, e il funzionario della Regione Oreste Casimo, 50 anni. A scoperchiare la pentola, la scorsa estate, l’operazione antimafia della Dda denominata Gotha 2, condotta dalla Squadra mobile peloritana. L’ex assessore regionale avrebbe percepito mazzette dal 1998 al 2004, per un totale di 500mila euro. L’indice fu puntato proprio da La Rosa, che vuotò il sacco e raccontò anni di mala gestione. Importanti conferme pure dai collaboratori di giustizia Carmelo Bisognano, un tempo numero uno del clan dei Mazzarroti, e Santo Gullo. I quali dissero che l’Aias sarebbe andata in bancarotta per aver pagato il pizzo (40 milioni di lire l’anno) ai boss della famiglia dei Barcellonesi Giovanni Rao, Carmelo D’Amico, Carmelo Giambò e Mariano Foti, ma anche tangenti a politici. E Sanzarello avrebbe ricevuto denaro anche in forma di pagamento dell’affitto della sua segreteria politica, per sbloccare la convenzione dell’Associazione con la Regione. Gli ammanchi venivano giustificati da La Rosa mediante fondi neri e false fatturazioni. La Rosa fu dichiarato decaduto (insieme all cda) dalla Giunta nazionale Aias il 23 aprile 2010 e indagato dalla Procura di Barcellona con l’accusa di peculato. Il commissario Sergio Lo Trovato, non reperendo i documenti contabili, era andato in Procura a denunciarlo. A giudizio della magistratura messinese, Sanzarello «abusando della sua qualità di deputato, assessore alla Sanità della Regione siciliana e dal 2001 di senatore della Repubblica e dei conseguenti poteri derivanti da tali cariche, induceva La Rosa e Messina, rispettivamente presidente e vice, a consegnargli dapprima 30 milioni di lire in concomitanza con la stipula della convenzione tra la Ausl 5 e l’Aias di Barcellona, per mezzo della quale quest’ultimo ente veniva messo nelle oggettive condizioni di poter funzionare; successivamente, in molteplici tranche, svariate somme di denaro per un importo complessivo di circa un miliardo di lire, comprensivo del pagamento del canone di locazione dell’immobile adibito alla propria segreteria politica pari a mille euro mensili, pretendendo inoltre la corresponsione nel 2004 della somma di 50 mila euro per l’acquisto di un immobile a Roma, evento non verificatosi per la resistenza delle vittime». La sezione Aias di Barcellona intraprese una lunga battaglia sindacale e legale contro la gestione La Rosa. Nel 1993 a fare le prime rivelazioni, dopo l’omicidio del giornalista Beppe Alfano (che aveva denunciato episodi di cattiva gestione in casa Aias), fu l’ex presidente della sezione di Milazzo, Stefano Foti. L’input dal suo arresto e da quelli del cda. Riccardo D’Andrea – GDS