MESSINA: La gang che vendeva droga ai ragazzini. In appello ridotte le dodici condanne. La pena più alta (8 anni) decisa per Francesco Ballarò. Le altre 11 tra uno e 3 anni

27 aprile 2012 Cronaca di Messina

È cambiato parecchio. Rispetto alle condanne di primo grado e anche a quanto aveva chiesto l’accusa. E sono condanne molto più “leggere” quelle decise ieri dalla sezione penale della corte d’appello al processo di secondo grado per l’operazione antidroga “Stangata”. Solo un mese fa, era il 20 marzo, il sostituto procuratore generale Ada Vitanza aveva invece richiesto per l’accusa dodici lievi riduzioni di pena, una conferma integrale della sentenza di primo grado e un’assoluzione. In questa inchiesta c’erano alla sbarra in appello tredici imputati tra organizzatori e pusher di due gruppi criminali che acquistavano la droga a Catania e la rivendevano al rione Giostra e anche in piazza Unione Europea, in pieno centro cittadino, di fronte al Municipio, soprattutto a una vasta cerchia di giovanissimi clienti.

LA SENTENZA Era primo pomeriggio quando s’è concluso tutto. Ecco il dettaglio delle condanne, si tratta di dodici “riforme” della sentenza di primo grado, con una sostanziale riduzione di pena per dodici imputati: Letterio Calarese, 2 anni di reclusione e 10.000 euro di multa; Francesco Ballarò, 8 anni; Angelo Cannavò, un anno, 4 mesi e 8.000 euro; Daniele Coppolino, un anno, 8 mesi e 12.000 euro; Domenico Bonasera, 2 anni e 8 mesi; Giovanni Vincenzo Rò, 2 anni; Domenico Batessa, 2 anni e 10.000 euro; Nicola Mantineo, 2 anni e 10.000 euro; Fabio Marzullo, 3 anni e 14.000 euro; John Anthony Mancuso, un anno, 4 mesi e 8.000 euro; Massimo Venuto, 2 anni e 10.000 euro; Paolo Toro, 2 anni e 12.000 euro. I giudici hanno invece deciso la conferma della sentenza di primo grado (un anno, 4 mesi e 5.000 euro di multa) per Salvatore Arena. Per spiegare le riduzioni di pena ci sono diversi passaggi nella sentenza d’appello: per Ballarò è stata esclusa l’aggravante di organizzatore in relazione al reato associativo; a Coppolino, Batessa, Mantineo, Calarese, Marzullo, Venuto, Cannavò, Mancuso, Bonasera e Toro è stata poi riconosciuta l’attenuante della “lieve entità” in relazione agli episodi di cessione di sostanze stupefacenti; a Mancuso sono state riconosciute le attenuanti generiche; a Marzullo è stata applicata la “continuazione” con un’altra sentenza per fatti ritenuti analoghi emessa nel 2008. Ed ancora è stata dichiarata la perdita di efficacia delle misure cautelari per Cannavò, Coppolino, Rò, Batessa, Mantineo, Venuto e Toro, disponendo la loro scarcerazione se non detenuti per altra causa; per Mancuso è stato revocato l’obbligo di dimora.


LE RICHIESTE DELL’ACCUSA
Il 20 marzo scorso il sostituto procuratore generale Ada Vitanza, aveva formulato richieste diverse rispetto a quando ha deciso la corte d’appello. Eccole: Francesco Ballarò (10 anni, con l’esclusione dell’aggravante); Angelo Cannavò (5 anni e 21.000 euro di multa); Daniele Coppolino (2 anni, 6 mesi e 5.000 euro); Domenico Bonasera (8 anni); Giovanni Rò (6 anni e 8 mesi); Domenico Badessa (2 anni e 3.000 euro); Nicola Mantineo (2 anni e 6 mesi più 5.000 euro); Letterio Calarese (assoluzione); Fabio Marzullo (5 anni e 22.000 euro); John Anthony Mancuso (4 anni, 4 mesi e 21.000 euro); Massimo Venuto (2 anni e 3.000 euro); Paolo Toro (4 anni, 6 mesi e 21.000 euro.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO Ecco invece le pene che il gup Ignazitto decise in primo grado nel dicembre del 2010, con il giudizio abbreviato: Salvatore Arena, un anno, 4 mesi e 5.000 euro di multa (pena sospesa); Francesco Ballarò, 14 anni di reclusione; Domenico Batessa, 5 anni e 2 mesi più 22.000 euro di multa; Domenico Bonasera, 9 anni; Letterio Calarese, 4 anni e 4 mesi più 20.000 euro; Angelo Cannavò, 5 anni e 4 mesi più 24.000 euro; Daniele Coppolino, 4 anni e 4 mesi più 24.000 euro; John Anthony Mancuso, 4 anni e 8 mesi più 24.000 euro; Nicola Mantineo, 5 anni e 22.000 euro; Fabio Marzullo, 5 anni e 10 mesi più 26.000 euro; Vincenzo Giovanni Rò, 7 anni e 4 mesi; Paolo Toro, 5 anni e 4 mesi più 24.000 euro; Massimo Venuto, 5 anni e 22.000 euro.

L’INCHIESTAI due gruppi criminali, secondo l’accusa iniziale capeggiati da Francesco Ballarò e Domenico Bonasera, gestivano un’attività di spaccio molto redditizia. La droga trattata era prevalentemente in quantità variabili di hascisc, marijuana ed eroina, che veniva acquistata dal clan catanese dei Cuscani. L’inchiesta il 7 aprile del 2010 portò all’arresto di 25 persone, e prese il via nel febbraio del 2009 durante le indagini per un’altra inchiesta antidroga, la “Officina”. L’attenzione degli investigatori infatti si concentrò sulla figura di Francesco Ballarò, che risultò essere il fornitore di sostanze stupefacenti del gruppo che operava nella zona di Maregrosso. (n.a.) – GDS