MESSINA, IL RICORDO DI FRANCO BONARDELLI: Quel vuoto profondo pieno di tante memorie. Numerosi gli amici presenti alla serata in suo onore

3 Giugno 2012 Culture

Un anno è trascorso da quando Francesco Bonardelli è scomparso, lasciando parenti, amici, colleghi e l’intero mondo culturale cittadino con una sensazione di vuoto ma al contempo “nel pieno” costante di tante memorie personali e corali. Memorie che sono tornate a vibrare in un clima affettuoso e familiare nell’incontro voluto dalla moglie Maria Gabriella Scuderi e dal figlio Marco, che all’auditorium della “Gazzetta del Sud” hanno voluto incrociare ricordi, testimonianze, tracce dei mondi di Francesco che vivevano parallelamente e si alimentavano nutrendosi a vicenda: il giornalismo, la letteratura, l’impegno civile, la scuola. «Ci siamo formati insieme al giornale – ha messo in rilievo Alessandro Notarstefano, direttore responsabile della “Gazzetta del Sud” –, insieme condividevamo le passioni letterarie e filosofiche, parlavamo di semiologia, “catturati” dallo strutturalismo francese e da filoni di ricerca che Francesco aveva intrapreso nella Parigi della Sorbona e di Barthes e grazie ai carteggi con Contini di cui era fiero. La sua “specialità” era raccontare e seguire storie, voleva riempire ogni spazio di vita con momenti inesauribili di scrittura, “sovrapponendo” borgesianamente vita e letteratura, “credendo” sempre negli incredibili intrecci della vita e sdrammatizzando ogni cosa con gli accenti giusti». Gli interventi del sindaco Buzzanca, del presidente della Provincia Ricevuto e dell’assessore regionale Centorrino hanno superato ogni formalismo per individuare alcuni elementi caratterizzanti l’animus di Bonardelli, la grande umanità, l’umiltà, la capacità di valorizzare i talenti di ognuno, l’amore per i giovani, il suo rappresentare un esempio del grande capitale umano che la città non riesce a valorizzare appieno. «Era un intellettuale capace di leggere con chiarezza rara i segni della realtà quotidiana, un costruttore di idee e di cultura autentica, di poliedricità colta che sapeva tendere e dialogare con le istanze internazionali e europee, un viaggiatore che amava sprovincializzare il nostro mondo», ha osservato la prof.ssa Lucrezia Lorenzini, cui si è unito il prof. Girolamo Cotroneo, che ha rievocato il primo incontro all’Università, le conferenze tenute insieme, il suo vivere la cultura con una modestia costante e con una particolare capacità di amalgamare semplicità e profondità di scrittura. La preside Lia Stancanelli (che ha portato i saluti del preside del liceo “Maurolico” Grasso) ha delineato i tanti momenti vissuti come dirigente della sua “Enzo Drago”, all’insegna di una visione illuminata, di un’intelligente apertura e di una consapevolezza costante che lo portava a porre l’aspetto umano sopra ogni cosa e a saper guardare oltre gli schemi, come hanno rilevato anche altri “testimoni” (il giovane Luca Franceschini, Arcoraci, Accorinti, Corrao), che hanno offerto ulteriori contributi a questa giornata di ricordi vivi, quasi una festa nel nome di Francesco, che continua a essere un faro per chi lo ha avuto accanto e lo custodisce come uno scrigno prezioso nei pensieri quotidiani. Sergio Di Giacomo – GDS

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