LA CATTURA DEL BOSS SUPERLATITANTE DOMENICO CONDELLO: Nelle prossime ore sarà trasferito nel carcere di massima sicurezza di Messina Gazzi

Domenico Condello, soprannominato “Micu u pacciu, superlatitante della ‘Ndrangheta è stato arrestato ieri sera dai carabinieri dopo 22 anni di ricerche,. Era lui, che gestiva la famiglia di ndrangheta del cartello dei Condello storica famiglia mafiosa, dopo l’arresto del cugino il boss Pasquale, detto ”il supremo” per il prestigio ottenuto in campo criminale, preso sempre dagli uomini del Ros a febbraio del 2008, dopo 18 anni di latitanza.

Domenico Condello e’ stato bloccato ieri sera nella frazione Catona di Reggio Calabria dai carabinieri del Comando Provinciale e del Ros. ”Il suo – dicono gli investigatori – è un arresto storico perche’ era l’ultimo Condello rimasto libero sulla piazza”. Condello deve scontare una condanna all’ergastolo per omicidio passata in giudicato. Inoltre era ricercato per diverse ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni ed altri reati. Il suo covo, da almeno un’anno e passa era in un modesto appartamento di due piani, alla via Sabauda nel rione periferico di Catone. In pratica nel suo regno. Con lui è stato arrestato anche il suo vivandiere ed autista. Un barbiere del rione Gallico, che era anche l’affittuario dell’appartamento dove il ricercato si nascondeva.

Portato in caserma, Domenico Condello ha ammesso le sue generalità senza problemi, complimentandosi con gli uomini della Benemerita. I segugi del Ros intanto, erano entrati nel suo “covo” dove tra l’altro è stata trovato una pistola calibro 7,65 con la matricola abrasa e un centinaio di proiettili per la stessa arma. Nel gabinetto dell’abitazione è stato rinvenuto un pizzino, ed un altro nella camera da pranzo. E poi tanto materiale, agende, appunti ed altro ancora.

Viveva li da almeno un anno e mezzo, ha raccontato un vicino di casa che abitava nell’appartamento di sotto. “ogni tanto lo vedevo, ma per lo più sentivo i passi ed entrare e uscire dalla porta”. Racconta ancora il vicino, uno straniero, impaurito per gli avvenimenti e che si è ritrovato suo malgrado con i carabinieri dentro casa. “Poco tempo fa ha partecipato anche ad un matrimonio” racconta ancora e poi: “usciva sempre con suo fratello, che so faceva il barbiere”.

In pratica il boss Domenico Condello, stava sotto falso nome e si spacciava di essere il fratello del suo fiancheggiatore. I rilievi della squadra scientifica del comando provinciale di Reggio Calabria diretto dal colonello Lorenzo Falferi, sono andati avanti tutta la notte, fino a quando, intorno alle 2,30 sul posto non è arrivato anche il proprietario dell’immobile, un signore distinto, con pantaloni beige e camicia rosa, che ha chiesto spiegazioni agli uomini dell’Arma su quanto accaduto. Alla risposta dei carabinieri che dentro quella casa c’era un latitante, anzi la primula rossa della ndrangheta calabrese, l’uomo ha subito esclamato: “Io la casa lo affittata ad un certo Megale, che fa il barbiere. Ed il contratto è regolarmente registrato in questura”.

Trasferito alla sede del Ros presso la scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria, il latitante è stato interrogato tutta la notte. Nelle prossime ore sarà trasferito nel carcere di massima sicurezza di Messina Gazzi.