MESSINA. L'ELENCO DEI BENI: Beni per 1.5 mln sequestrati al boss Giovanni Lo Duca per un milione e cinquecentomila euro

22 novembre 2012 Cronaca di Messina

MESSINA – Giovanni Lo Duca, definito personaggio di grosso spessore criminale, con un passato di usura, estorsioni, spaccio di droga, ma soprattutto collegato ad alcuni fatti di sangue avvenuti in città, da un anno al 41 bis, ma già dal 2005 in carcere, è stato colpito nel suo patrimonio. Per un boss riconosciuto, uno che dal 1993 al 2010 non ha mai dichiarato alcun reddito, per uno che è riuscito ad acquisire beni per un valore totale di un milione e mezzo di euro, la Polizia, divisione anticrime e Squadra mobile, ha proceduto al sequestro di tutti i beni a lui riconducibili. Un passaggio già compiuto in passato, dalla polizia, che ebbe, però, scarsa durata. Nel 2005, infatti, l’intero patrimonio sotto chiave fu restituito a Lo Duca ed affini. Il fratello Santo, la sorella Anna, intestatari di negozi di fiori, di ortofrutta, di un bar, in realtà – sostengono gli investigatori- erano prestanome del boss Giovanni Lo Duca. E poi c’erano auto di lusso, una Jaguar, autocarri, moto, Suv, tutti beni attribuibili al capo del clan di Provinciale. Oggi il nuovo sequestro, sulla scorta di nuovi risultati investigativi, ma, soprattutto, delle dichiarazioni di una collaboratrice d’eccellenza: la moglie del Boss. Vittoria Sampietro, ormai ex di Giovanni lo Duca, ha vuotato il sacco con la Polizia. Ha svelato guadagni illeciti e strategie di intestazioni fittizie dei beni acquistati dal marito. “Un vero capo”- ha detto di lui il questore Carmelo Gugliotta- Uno che, con un padre presidente del mercato ortofrutticolo Vascone, ne gestiva la vendita dei box e aveva assunto il controllo della zona”. Il clan sorvegliava il territorio di competenza criminale da una postazione doc. Lo ha detto il capo della Mobile, Giuseppe Anzalone, che ha aggiunto: “Il fratello, Roberto, risiede in un’abita zione che si affaccia sul mercato e sul “cuore” di Provinciale. Da lì non sfuggiva nulla a boss e consaguinei”. Giovanni Lo Duca fu coinvolto in parecchie operazioni di polizia: Arcipelago, Anaconda, Nikita, Mattanza, tutte con chiara matrice mafiosa. La Dda, oggi rappresentata in conferenza stampa dal sostituto procuratore Vito Di Giorgio, ha coordinato l’azione di polizia che ha portato alla emissione, da parte della sezione Misure di prevenzione del Tribunale, del provvedimento di sequestro milionario. La misura ha colpito i beni intestati ai familiari del noto boss mafioso e, nella fattispecie, diverse imprese individuali costituite da bar e rivendite ortofrutticole, con sedi in Messina ed in particolare in Viale Europa, Via Catania e presso mercati rionali. Sono stati, inoltre, sequestrati, 9 rapporti bancari e postali e due polizze assicurative riferibili a Giovanni Lo Duca ed ai suoi familiari: un appartamento di proprietà della sorella Anna, tre SUV di grossa cilindrata, tre motoveicoli e la “flotta aziendale”, formata da tre autocarri. PATRIZIA VITA

Ecco l’elenco fornito dalla Questura:

BENI IMMOBILI:

1. Appartamento per civile abitazione sito in Messina, villaggio Camaro Inferiore.

IMPRESE:

1. Impresa individuale rivendita ortofrutticola con sede in Messina Viale Europa;

2. Impresa individuale rivendita ortofrutticola con sede in Messina Via La Farina;

3. Impresa individuale, bar café con sede a Messina Via Catania;

4. Impresa individuale rivendita ortofrutticola con sede a Messina Mercato Vascone, Provinciale .

Rapporti bancari e postali

N.5 Conto correnti

N.9 Libretti nominativi

N.2 Polizza ramo vita

VEICOLI:

Autoveicoli:

Autovettura Hyundai Santa Fe;
Autovettura Chrysler Voyeger;
Autovettura BMW X3 ;
Autocarro Iveco;
Autocarro Renault;
Autocarro Fiat 35.

Motoveicoli:

Motociclo Honda SH 125;
Motociclo Honda;
Motociclo Honda SH 300.

IL COMUNICATO
Messina: la Polizia di Stato esegue sequestro di beni per un milione e mezzo di euro.
Il sequestro è stato eseguito dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile.

Un sequestro di beni per un milione e mezzo di euro, costituisce l’ennesimo colpo contro la cassaforte riconducibile al boss mafioso di Provinciale Giovanni LO DUCA, già appartenente al gruppo di una più consistente consorteria mafiosa, coinvolto in alcune delle più importanti operazioni antimafia degli ultimi anni e considerato dalla DDA e dagli investigatori uno dei più pericolosi esponenti criminali cittadini, ristretto in regime di “carcere duro”, c.d. 41 bis. Il sequestro è stato operato nella giornata di ieri dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Anticrimine e dalla Squadra Mobile della Questura di Messina in esecuzione del Decreto di Sequestro, emesso dal Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta di questo Ufficio misure di Prevenzione. La misura ha colpito i beni intestati ai familiari del noto boss mafioso e, nella fattispecie, diverse imprese individuali costituite da bar ed rivendite ortofrutticoli, con sedi in Messina ed in particolare in Viale Europa, Via Catania e presso mercati rionali. Sono stati, inoltre, sequestrati, 9 rapporti bancari e postali e due polizze assicurative riferibili al LO DUCA Giovanni ed ai suoi familiari. Nell’ambito dell’operazione, gli Ufficiali Giudiziari, hanno anche sottoposto a sequestro un appartamento per civile abitazione di proprietà di una sorella del LO DUCA, nonché tre SUV di grossa cilindrata, tre motoveicoli e la “flotta aziendale” formata da tre autocarri. Dalle indagini esperite, attraverso l’esame degli investimenti effettuati nel tempo dai familiari del LO DUCA, che per suo conto esercitavano le funzioni di prestanome, si è potuto constatare come gli stessi abbiano continuato a svolgere le attività illecite dell’usura e dell’estorsione, accumulando un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e alle lecite attività aziendali. Il LO DUCA, personaggio di indubbio spessore criminale, coordinava le attività illecite di tutti gli accoliti, prendeva decisioni e costituiva il punto di riferimento di qualunque azione criminale posta in essere dagli associati. Lo stesso, attraverso le articolazioni in cui aveva organizzato il gruppo criminoso, era in grado di esercitare il diffuso controllo del territorio, mediante un’azione intimidatoria derivante dalla caratura criminale che gli veniva riconosciuta da tutti coloro con cui entrava in contatto. E’ stato tratto in arresto nell’ambito dell’Operazione Anaconda, in cui risultavano coinvolte anche altre 11 persone, appartenenti a vario titolo ad un’associazione mafiosa dedita ai reati di estorsione, usura e detenzione di armi, in quanto riconosciuto capo, promotore e organizzatore della consorteria criminale.