Mafia, volantini ironici per ricordare Fava. A 29 anni dalla morte «non solo un legume». Mafia: Elena Fava, non e' finita e Catania e' la stessa

5 gennaio 2013 Mondo News

Un piccolo manifesto in bianco in nero, con sopra la foto di Giuseppe Fava, giornalista palazzolese ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio di 29 anni fa (e che proprio oggi – come ogni anno – sarà ricordato con tante iniziative nella città etnea). Sotto la foto una frase in maiuscolo: «Non è solo un legume». Un gioco di parole con il cognome dello storico direttore de I Siciliani, dal tono provocatorio, che porta solo la firma Yac, Young artist of Catania. Avvistati stanotte in due luoghi che hanno segnato la vita e la carriera giornalistica di Pippo Fava: uno sulla cancellata a fianco della redazione de La Sicilia, in viale Odorico da Pordenone, e un altro su un cartellone pubblicitario proprio di fronte al Tribunale, in piazza Verga. A segnalare a CTzen la loro presenza un lettore, Davide, che li ha incrociati per caso girando in auto per la città a tarda sera con gli amici. «Un mio amico – racconta Davide – mi ha detto che li hanno strappati via». E stamani davanti alla sede del quotidiano cittadino, del volantino non c’era più traccia, mentre resiste ancora quello affisso di fronte al palazzo di Giustizia. Un messaggio «un po’ pesante», secondo chi li ha fotografati, ma che centra in pieno lo scopo di chi li ha realizzati e attaccati in giro per le strade di Catania. La sensazione del voler ricordare Giuseppe Fava, nel giorno in cui è stato ucciso da Cosa Nostra, non solo come un nome, ma come un giornalista che lottava contro gli intrecci del sistema mafioso , che – come denunciavano Fava e i suoi redattori su I Siciliani- si annidava perfino nelle aule del Tribunale della città etnea, tanto da far diventare Catania un “caso” nazionale. Una città in cui negli anni Ottanta la piovra allungava i suoi tentacoli su tutto attraverso politici, imprenditori, giudici e mass media, con il maggiore quotidiano cittadino – La Sicilia – accusato di censurare le notizie sulla mafia. Un’accusa che torna oggi – a distanza di quasi trent’anni – nelle pagine dell’ordinanza del gip catanese Luigi Barone con la quale il giudice sollecita la prosecuzione delle indagini a carico dell’editore-direttore, Mario Ciancio Sanfilippo, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Pippo Fava fu ucciso perché non volle rinunciare al diritto – e al dovere morale – di raccontare perché come scrisse una volta “a che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?” Un messaggio che, a quanto pare, continua a dare fastidio.

Catania, 5 gen. – (Adnkronos) – “Il momento piu’ esaltante in questa terra, e’ quello di svegliarsi un giorno e dire ‘e’ finita la mafia’”. Lo ha detto Elena Fava dopo aver depositato un mazzo di fiori davanti alla lapide che a Catania ricorda l’assassinio di suo padre, Giuseppe, giornalista e scrittore ucciso dalla mafia il 5 gennaio del 1984. “Catania e’ la stessa -ha aggiunto- e’ una citta’ in cui la societa’ civile incontra ancora barriere ed ostilita’, una citta’ in cui il cittadino non ha piu’ la forza di indignarsi. Ma dare agli altri la responsabilita’ di un cambiamento e’ un escamotage molto facile”. Alla cerimonia hanno partecipato un centinaio di persone e, tra queste, il procuratore della Repubblica del capoluogo etneo Giovanni Salvi ed il giornalista di Repubblica Attilio Bolzoni che questa sera ricevera’ il premio Giuseppe Fava. Il procuratore Salvi ha sottolineato che “il messaggio che ci lascia Fava e’ quello che bisogna saper investigare con determinazione nelle vicende che riguardano la citta’, che non bisogna fermarsi alle apparenze ma avere coraggio ed a volte essere scomodi. Giuseppe Fava lo e’ stato”. Il giornalista Attilio Bolzoni, ha invece osservato “Fava ci dice che bisogna essere siciliani con la schiena dritta: era un giornalista solo ed oggi purtroppo ce ne sono tanti”.