Visite parlamentari a boss Provenzano, il caso finisce in Procura

PALERMO. Finisce ai pm della Procura di Parma la vicenda relativa alla visita in carcere fatta al boss Bernardo Provenzano dai parlamentari Sonia Alfano, Beppe Lumia e dall’avvocato messinese Fabio Repici. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che aveva disposto accertamenti per fare chiarezza sul caso, ha trasmesso la relazione degli ispettori all’autorità giudiziaria competente visto che il colloquio avvenne nel carcere di Parma in cui il “padrino” era detenuto. Copia del documento è stata inviata alla Dna e alle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze per legge incaricate della fase dell’esecuzione delle pene inflitte al boss nei processi celebrati in quelle sedi. La visita in cella al boss, finalizzata a sondare una sua eventuale disponibilità a collaborare con la giustizia, sollevò molte polemiche dal momento che ai parlamentari spetta la facoltà di sopralluoghi in carcere per accertare le condizioni dei detenuti. Mentre i colloqui investigativi sono di competenza della magistratura. La relazione degli ispettori, in cui si ripercorre la vicenda e si segnala l’ingresso in carcere dell’avvocato Repici indicato come stabile collaboratore dell’eurodeputato Sonia Alfano e non nella sua qualità di legale, servirà ai magistrati a chiarire se nella visita ci siano state irregolarità sia nelle condotte delle guardie penitenziarie che dei politici. All’incontro seguì un interrogatorio di Provenzano da parte dei pm di Palermo Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci e, il 4 luglio, un nuovo colloquio col boss dei due parlamentari. L’eurodeputato dell’Idv Alfano ha detto al Fatto Quotiiano che Provenzano nel primo incontrato sarebbe stato disponibile a pentirsi, mentre nel secondo incontro avrebbe cambiato idea. Secondo Sonia Alfano sarebbe stato costretto a fare marcia indietro. Provenzano si trova ricoverato al Maggiore di Parma, dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico.