MESSINA, IL PROCESSO 'MESSINAMBIENTE'. LE MOTIVAZIONI: Quarantotto pagine per spiegare i perché di 3 condanne e 11 assoluzioni, decise al processo di primo grado sulle infiltrazioni mafiose nella società mista Messinambiente

4 marzo 2013 Cronaca di Messina

Quarantotto pagine per spiegare i perché di 3 condanne e 11 assoluzioni, decise al processo di primo grado sulle infiltrazioni mafiose nella società mista Messinambiente, nel dicembre scorso. Pochi ma interessanti i passaggi discorsivi delle motivazioni, depositate dal presidente della II sezione, Mario Samperi. Due in particolare. La prima riguarda l’accusa principale mossa dalla procura di Messina nei confronti dell’allora vertici della società, cioè di essersi fatti complici della mafia, consentendo ai clan locali di entrare nella gestione della società. Pur giudicando lineari e confermate dalle intercettazioni telefoniche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sul punto, la seconda sezione del Tribunale ha fatto cadere l’accusa di concorso esterno per i dirigenti sulla scorta della tanto discussa e recente sentenza della corte di Cassazione che nell’aprile scorso ha indebolito il reato enucleato da Giovanni Falcone. Dopodichè i giudici dicono chiaramente che i dirigenti erano semmai vittima di un’estorsione, almeno in base a quello che emerge dalle indagini. L’altro passaggio delicato del processo riguardava le pressioni esercitate nei confronti del Comune, consiglio comunale e sindaco del 2001, quando si discuteva di rescindere per inefficienza la convezione con Messinambiente. Lungi dall’affidarsi alla manovalanza mafiosa, secondo i giudici la tensione di quei giorni fu risolta dai vertici societari affidandosi alla mediazione politica dell’onorevole Astone, convitato di pietra degli 8 anni di processo. Il 1 primo dicembre scorso i giudici avevano condannato a 2 anni il boss Giacomo Spartà, un anno ai pregiudicati Carmelo Nostro e Raimondo Messina assoluzioni e prescrizioni per il boss Puccio Gatto e l’ex amministratore delegato Tonino Conti, Maurizio Salvaggio e Francesco Gulino di Altecoen, socio privato, Gaetano Munnia e Sergio La Cava, allora presidente Antonino Miloro, Filippo Marguccio, Benedetto Alberti, Giovanni e Gaetano Fornaia . ALESSANDRA SERIO