MESSINA: Il disastro aereo di Giammoro. Udienza preliminare il 5 aprile. Quattro morti nello schianto di un elicottero nello spiazzale della “Nuova Cometra”

Robinson 44

Si aprirà il prossimo 5 aprile l’udienza preliminare dinanzi al Gup del Tribunale di Barcellona Sara D’Addea in cui dovrà comparire Valerio Paolo Labate, 43 anni, di Reggio Calabria, unico indagato per il disastro di Giammoro avvenuto il 12 agosto del 2010, quando nelle fasi di decollo dal piazzale dello stabilimento industriale della “Nuova Cometra” si è schiantato a terra l’elicottero “Robinson 44” con a bordo quattro persone che non hanno avuto scampo nel rogo che ha avvolto i rottami del velivolo. Nel tragico disastro avvenuto poco dopo le 8 di quel mattino durante le fasi del decollo del velivolo diretto a Salina, persero la vita il pilota Domenico Messina, 37 anni di Barcellona e tre passeggeri, Davide Taranto, 34 anni e Giuseppe Adige, 54 anni, entrambi di Milazzo e il più giovane del gruppo, Vincenzo “Enzo” Fricia, 19 anni di Priolo, tutti morti nella deflagrazione causata dall’impatto del velivolo col suolo, i cui familiari si costituiranno parte civile con gli avv. Fabrizio Formica, Tommaso Calderone, Pinuccio Calabrò e Maria Spurio. A chiedere il rinvio a giudizio, il sostituto procuratore Mirko Piloni. A Valerio Paolo Labate, (difeso dall’avv. Pietro Giannetto), amministratore delegato della stessa industria “Nuova Cometra” nel cui piazzale si è consumata la tragedia, si contestano, in concorso con il pilota defunto, i reati previsti dagli art. 428 e 449 del codice penale, “disastro aviatorio colposo” a cui si aggiunge il reato previsto dall’art. 589, di “omicidio colposo plurimo aggravato dalle circostanze dei commi 1 e 3”. Allo stesso amministratore delegato dell’ azienda che avrebbe consentito l’utilizzo del cortile del sito industriale come pista di atterraggio e decollo del velivolo e in particolare come deposito e stazione per il rifornimento di carburante, nello specifico kerosene, il sostituto procuratore Mirko Piloni contesta altresì il reato previsto e punito dall’articolo 679 del codice penale, “omessa denuncia di materie esplodenti” e ciò in considerazione dell’esistenza di un distributore privato di carburante non autorizzato, con due cisterne, improvvisato nella stessa area in cui si è verificato il disastro costato la vita alle quattro persone. Per il magistrato inquirente che ha ricostruito le cause del disastro nel piazzale nell’ Asi di Giammoro dell’industria di Giammoro, in cui è stato stabilito si effettuavano più di 100 atterraggi e decolli all’anno, non sarebbero state garantite condizioni di sicurezza ed un sufficiente spazio libero da ostacoli, così come stabilito dalla normativa su voli. La mancanza di un sufficiente spazio libero infatti – come riportato nel capo d’accusa – non avrebbe impedito al pilota del “Robinson 44” Domenico Messina di costeggiare a bassa quota durante le fasi di decollo i due lati del capannone della “Nuova Cometra” fino a giungere in un punto in cui la distanza tra il capannone ed un albero che rappresentava un ostacolo era inferiore alla larghezza del “rotore” (il raggio di azione delle eliche 11 metri contro gli 11, 65 del diametro delle eliche ndr) con conseguente impatto di una elica contro una parete del capannone e rovinosa caduta in terra del velivolo da un’altezza di circa 3 metri. Decisiva per le indagini si sarebbe rivelata la relazione redatta dall’ing. Giovanni Pietro Marafante che nella sua perizia avrebbe ricostruito le fasi dell’incidente attribuendo la causa del disastro al mero “errore umano” attribuibile al pilota deceduto, conclusioni queste contestate dai familiari delle vittime e, inoltre, alla mancanza di sufficiente spazio per consentire le manovre di decollo anche perché nel cortile ci sarebbe stato quell’albero che ha ridotto per il pilota la possibilità di evitare gli ostacoli che poi hanno provocato lo schianto a terra da un’ altezza di tre metri. LEONARDO ORLANDO – GDS