Omicidio: Gioia Tauro, assassinato il barone Livio Musco. L’imprenditore è stato centrato da due colpi di pistola all’interno del suo studio ubicato nel cuore della città

24 marzo 2013 Mondo News

Si è sparato ancora a Gioia Tauro, anche se in questa occasione è esclusa la mano della criminalità organizzata. Il delitto è avvenuto nel tardo pomeriggio, intorno alle 18 e 30, nella centralissima via Valleamena, a due passi dal Comune. Un omicidio eccellente per la caratura della vittima, Livio Musco 74 anni noto imprenditore agricolo, titolare di un avviatissimo oleificio. Da tutti conosciuto con il nomignolo “il barone”, posseduto, però, anche per via della sua nobile discendenza familiare campana (il padre Ettore Musco era a capo del Sifar) era vedovo e aveva tre figli. L’uomo, secondo le prime ricostruzioni dei fatti, sarebbe stato ucciso nel suo studio all’interno della grande e antica casa familiare, con due colpi di pistola che lo avrebbero attinto al collo e al volto. I militari, intervenuti sul posto, non avrebbero trovato segni di infrazione e ciò farebbe ipotizzare che vittima e assassino si conoscessero. La vittima sarebbe stata trasportata in ospedale nel disperato tentativo di salvargli la vita, ma appena giunta nel nosocomio di Gioia Tauro è deceduto, rendendo inutile la macchina dei soccorsi che l’equipe ospedaliera aveva già predisposto. Sono stati proprio i sanitari a cercare disperatamente di rianimare l’uomo giunto privo di sensi e sanguinante: fatali si sono rivelati i due colpi di pistola, esplosi da distanza ravvicinata, che hanno centrato l’uomo al volto e al collo. Gli stessi sanitari hanno poi avvertito i carabinieri dell’accaduto. Due pistolettate che non gli hanno lasciato scampo. Un delitto che sembrerebbe rientrare nel tradizionale incontro dall’epilogo tragico, finito in un bagno di sangue. Anche se comunque la vittima era nota alle forze dell’ordine anche perché era finita pure in una indagine della dda di Reggio Calabria e anche in passato (anni ‘70) Musco era stato attenzionato dagli investigatori. Chi ha sparato lo ha fatto per uccidere, non killer di professione ma di certo una mano che non ha esitato ad esplodere i due colpi mortali. Da capire i rapporti professionali e lavorativi della vittima che curava anche altre attività di consulenza. Il sabato pomeriggio di Gioia Tauro è stato, quindi, segnato da questo ennesimo fatto di sangue. Un fatto reso ancora più eclatante per la centralità della zona dove si è sparato, a una manciata di metri dalla caserma della Compagnia carabinieri di Gioia Tauro e a pochi metri dalla sede del Comune. Immediatamente sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma, guidata dal capitano Francesco Cinnirella, che coordinano le indagini. Le indagini non escludono al momento nessuna pista anche se il fatto non sembra essere collegato con ambienti della criminalità organizzata. Una conferma data anche dal tipo di arma impugnata dall’assassino, una cosiddetta piccolo calibro “6,35”. L’uomo, vedovo e padre di tre figli (alcuni dei quali non vivono in Calabria) era molto noto anche per la sua attività professionale. Da molte generazioni la sua famiglia, originaria di Napoli, gestisce un’azienda nel settore olivicolo nella Piana di Gioia Tauro. Già ieri sera, nella immediatezza del fatto di sangue i carabinieri hanno effettuato una serie di interrogatori, soprattutto alle persone che erano vicine al barone Musco. I militari hanno anche provveduto a esaminare tutti gli angoli della strada. Meticolosa e approfondita è stata, infatti, l’attività degli specialisti della sezione scientifica del comando provinciale di Reggio Calabria. Tutta l’area è stata bloccata dai carabinieri per preservare la scena del delitto e per allontanare la tanta gente che si è riversata sul posto e che prima era intenta nel tradizionale passeggio del sabato pomeriggio. Alfonso Naso – GDS