LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI DEL PENTITO D'AMICO CONTRO NANIA. IL SENATORE NEL 2012 PRESENTO' DUE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI A DIFESA DELL'AMMINISTRAZIONE GUIDATA DAL CUGINO E DELL''AFFAIRE PARCO COMMERCIALE' DI CATTAFI & C. RILEGGIAMOLE…

27 gennaio 2015 Inchieste/Giudiziaria

DFP: SENATO; TENSIONE IN AULA SU QUESTIONE SOSPENSIVA

Sulle accuse di D’Amico ha prontamente replicato l’ex sen. del PDL Nania: “Ho appreso oggi di essere un mafioso e un massone. Nella mia vita sono stato nella Giovine Italia, nel MSI ed in AN. Nel mio partito era incompatibile l’iscrizione nella massoneria. Conoscevo bene Rosario Cattafi – ha detto l’ex vicepresidente del Senato – ma dai tempi dell’Università non l’ho più frequentato. Ho sempre pensato, che essendo di destra, fossi figlio di un Dio Minore, ma oggi scopro che guidavo tutto io in Sicilia ed in Calabria”. “Per me, ha concluso Nania che ha escluso di aver mai conosciuto D’Amico – parlano la mia vita, i miei gesti, le mie amicizie, la mia attività che valgono più di ogni menzogna”.

DI SEGUITO PUBBLICHIAMO LE DUE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI DEL SENATORE NANIA DEL 2012 IN DIFESA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO GUIDATA DAL CUGINO E SOTTO I RIFLETTORI DELLA COMMISSIONE PREFETTIZIA PER POSSIBILI CONDIZIONAMENTI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NELL’AMMINISTRAZIONE DELLA CITTA’. SULLO SFONDO LA NASCITA DEL PARCO COMMERCIALE E GLI INTERESSI DI SARO CATTAFI & C.

Legislatura 16ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 656 del 12/01/2012.

NANIA – Al Ministro dell’interno – Premesso che il dottor Alecci, Prefetto della Provincia di Messina, in data 9 dicembre 2011 (a 4 mesi dal rinnovo del Consiglio comunale previsto per la primavera del 2012) emetteva il provvedimento, n. 3794/13.12/Gab, con il quale, in considerazione di problematicità evidenziatesi nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per la localizzazione di un Piano Commerciale, avvertiva la necessità di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata nell’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (PG);

premesso altresì che il Comune di Barcellona PG – nonostante la Prefettura di Messina, con la quale l’Amministrazione comunale, dal 2004 è stata sempre in continuo contatto istituzionale (grazie ai Protocolli di legalità che consentono un costante monitoraggio su lavori pubblici, contratti e servizi, attraverso controlli preventivi, contestuali e successivi, anche con l’intervento del Nucleo Interforze) e la Questura di Messina (che ha tra i suoi compiti anche quello di monitorare l’influenza della criminalità organizzata sugli enti locali) non abbiano mai segnalato niente di anomalo, ex art. 143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 (Tuel), sull’attività amministrativa del Comune di Barcellona PG; nonostante emerga, da tutti gli atti, la conformità della sua azione politica e amministrativa (al netto di quelle disfunzioni nei servizi che sono propri di quasi tutti i Comuni e discendono da un apparato burocratico che soffre per le note ristrettezze economiche che hanno colpito gli Enti locali e bloccato i concorsi) ai principi di trasparenza, legalità e correttezza; nonostante siano state dimostrate, nelle “note difensive” sull’Accesso 2006 e negli atti di sindacato ispettivo presentati dall’interrogante (atti 4-01106 e 4-01110 pubblicati dal Senato il 23 gennaio 2007) le sviste madornali e gli errori clamorosi in cui è incorsa la relazione commissariale d’Accesso 2006 (tant’è che, all’epoca, lo stesso Ministero dell’interno ha imposto alla Prefettura quelle ulteriori verifiche che, una volta effettuate, confermarono il contenuto delle note difensive dell’Amministrazione comunale 2001-2007 e ha determinato sia il ritiro della richiesta di scioglimento avanzata, in un primo momento, dal Prefetto Scammacca, sia l’archiviazione della procedura avviata dal Ministero dell’interno per lo scioglimento del Consiglio comunale); nonostante nessuno dei tanti processi celebrati nel decennio trascorso, e di quelli che si stanno celebrando in questi mesi (nei quali l’Amministrazione comunale s’è sempre costituita parte civile) riguardi fatti e atti per infiltrazioni mafiose nell’attività amministrativa o nei lavori pubblici e nei servizi , a riprova del senso dello Stato e della “tenuta” etica che anima il Sindaco Candeloro Nania, di come la sua guida sia stata di esempio e abbia influenzato assessori e consiglieri, e di quale valido supporto rappresentino i Protocolli di legalità; nonostante l’Amministrazione comunale non sia mai stata indicata (pur essendo in carica dal 7 dicembre 2001) in alcuna intercettazione e in alcuna dichiarazione dei pentiti (di cui ai processi per fatti di mafia della fascia tirrenica) come collegata o condizionata dalla criminalità organizzata, mentre è noto il contenuto delle intercettazioni del 1999 (di cui al processo Omega e ai contatti tra Sem Di Salvo, Maurizio Marchetta e il Sindaco in carica dell’Amministrazione di centrosinistra) e di come sono state inviate dalla Procura della Repubblica di Messina al Prefetto (cancellando l’anno di svolgimento, il 2000, e il nome del sindaco, Franco Speciale), per giustificare dinanzi al Ministro dell’interno del 2006 una richiesta di Accesso agli atti amministrativi priva di qualsiasi fondamento; nonostante, come pubblicato in un servizio del settimanale “Centonove” del 18 aprile 2008, la signora Vincenza Bisognano, sorella del noto pentito di mafia Carmelo (all’epoca difeso dall’avvocato Tommaso Calderone, impegnato duramente con la sua lista e i suoi candidati durante le elezioni amministrative 2007 contro l’Amministrazione e il candidato sindaco Nania) in una conversazione intercettata durante una discussione con il tecnico del Comune di Mazzarà S. Andrea, Franco Perdichizzi, abbia formulato l’augurio “che il primo cittadino di Barcellona, Candeloro Nania, ricandidato, prendesse una batosta elettorale”, dimostrando inconfutabilmente da quale parte stavano le organizzazioni criminali; nonostante dal maggio 2007 al dicembre 2011, non sia mai stata contestata dalla Prefettura e dalla Questura alcuna cosa che faccia pensare a possibili collegamenti o condizionamenti della criminalità organizzata sugli atti amministrativi del comune di Barcellona PG; l’Amministrazione comunale, una volta, nel 2006, per le “sollecitazioni” di un noto esponente politico palermitano sul Prefetto di Messina, dottor Scammacca; un’altra, nel 2011, sempre per le sollecitazioni del medesimo esponente politico, si trova sottoposta (a 4 mesi della scadenza del mandato consiliare e in coincidenza del cambio del Governo nazionale) ai controlli di cui all’Atto di Accesso per verificare se, alla luce della procedura adottata per la localizzazione di un piano commerciale, la sua azione sia stata e sia condizionata dalla criminalità organizzata;

premesso che l’Amministrazione comunale si trova al cospetto di una situazione a giudizio dell’interrogante singolare: in tale situazione, grazie ai Protocolli di legalità, collabora istituzionalmente, quotidianamente e intensamente con la Prefettura di Messina, inviandole il 95 per cento degli atti rilevanti (come si può ricavare semplificativamente sia dalla lettera esplicativa del Segretario comunale al Sindaco del 29 dicembre 2011, sia dallo schema riguardante soprattutto appalti, contratti e servizi di qualunque importo che rappresenta un modulo grafico riepilogativo molto dettagliato), eppure è sottoposta a un Accesso su quegli stessi atti che dovrebbe già conoscere; in tale situazione l’Accesso si svolge non per i rilievi mossi da “riservate” della Prefettura, della Questura, dell’Arma dei Carabinieri o della Guardia di finanza, ma per le accuse di articoli, esposti e iniziative politiche, accuse che non sono state avanzate fino al novembre 2010, ma sono state formulate puntualmente – dando vita a un teorema che vede coinvolti un politico, oltre all’associazione Atria e al giornalista Mazzeo – quando, e dopo che, il Consiglio comunale ha approvato una delibera sul piano regolatore particolareggiato (PRP) che, riguardando indirettamente Rosario Cattafi, data la “caratura del personaggio”, non poteva che essere secondo il teorema in questione “condizionata” nella sua adozione, “strana, contorta e anomala” nella sua procedura, “di favore” nel suo l’esito e “megagalattica” nei suoi risvolti economici;

premesso che, per dimostrare quanto sopra e le motivazioni, a giudizio dell’interrogante, gratuite, strumentali ed esclusivamente politiche del teorema che vede coinvolti il politico palermitano, Atria e Mazzeo, basta soffermarsi sulla circostanza che l’Associazione “Rita Atria”, dichiarando per la penna di Santa Mondello di ritenersi a disposizione per chiarimenti, ha presunto di poter interferire sulla procedura in corso come se si trattasse di un contraddittorio tra parti private, mentre invece sono in campo rilevanti diritti costituzionali, come quello di un’amministrazione comunale, la quale, nonostante affronti il procedimento con chiarezza e serenità, si sente comunque sottoposta a un Accesso senza che ne ricorrano i presupposti dì fatto e dì diritto;

premesso che la riformulazione dell’art. 143 del TUEL consente, in ogni caso, al Prefetto di distinguere “il grano dal loglio”, e dunque di formulare come peggiore tra le ipotesi (che in ogni caso – come emerge dalle note di chiarimento – l’Amministrazione esclude) una proposta che tenga conto della svolta verificatasi nella vita amministrativa con la Giunta di centrodestra (grazie alla collaborazione coltivata, tramite i Protocolli di legalità, con la Prefettura) e che dunque incida, con precisione chirurgica, solo “su cosa e su chi” risulti, e se risulti, in modo concreto, univoco e rilevante, collegato o condizionato dalla criminalità organizzata;

premesso che il richiamato teorema, come si evince dalla lettura dell’articolo “Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG” del giornalista Mazzeo (25 novembre 2009 – blog “stostretto.it”), e come si intende dimostrare, in modo completo e analitico, travisa i fatti, le responsabilità e l’iter processuale assemblando documenti e atti in modo distorto, confuso, strumentale e politicamente interessato: a) mentre nell’articolo scritto dal giornalista Antonio Mazzeo si afferma che la pratica procedeva con estrema lentezza quando il PRP era stato presentato dalla GDM SpA (tanto da indurla alla frettolosa decisione di fare dietrofront) perché «le supposte lungaggini burocratiche a Palazzo Longano potevano benissimo essere imputate ad una serie di eventi esterni che avevano causato la paralisi della vita amministrativa»; invece all’interrogante risulta che la GDM SpA (nella qualità di promissario acquirente, come da scrittura privata sottoscritta tra le parti il 21 marzo 2005), ha dovuto attendere oltre 2 anni, dal 21 marzo 2005 (quando ha stipulato l’accordo con la Dibeca Sas), prima di presentare la domanda per l’approvazione di un PRP sull’unico parco commerciale previsto nel piano regolatore generale (PRG), ai sensi dell’art. 77 delle norme tecniche di attuazione (NTA) e ai sensi dell’art. 15, terzo e quarto comma, delle norme tecniche di attuazione commerciale (NTAC), riguardante i terreni in proprietà di più di 50 titolari, solo perché, per legge, non poteva che presentarla quando l’ha presentata (allegando l’atto di comodato d’uso intervenuto con la Dibeca Sas), ossia il 29 giugno 2007 (dopo che il PRG veniva approvato dalla Regione l’8 febbraio 2007, con decreto assessoriale n. 106, ed entrava in vigore, una volta pubblicato il 27 aprile 2007 sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 20); b) mentre si straparla nell’articolo sopra citato di supposte lungaggini burocratiche imputabili all’Accesso della Prefettura di Messina del 26 giugno 2006, invece all’interrogante risulta che: 1) il nuovo PRG, contenente la previsione del parco commerciale, era stato pubblicato il 27 aprile 2007; 2) l’ultima seduta della vecchia Commissione edilizia e urbanistica comunale (CEUC), decaduta con l’approvazione del nuovo PRG e annesso regolamento edilizio, si era svolta il 29 maggio 2007; 3) il progetto unitario della GDM sul parco commerciale era stato depositato il 29 giugno 2007; 4) la nuova CEUC – formata ai sensi del nuovo regolamento edilizio comunale approvato con il nuovo PRG – teneva la sua prima seduta il 25 ottobre 2007; 5) la nuova CEUC, nelle sedute dal 25 ottobre al 13 dicembre 2007 (come da verbali da numeri 1 e 9), definiva criteri da adottare e metodi da seguire nell’istruzione delle pratiche da esaminare; 6) la nuova CEUC comincia l’esame di merito delle pratiche giacenti dal 13 dicembre 2007; 7) – la nuova CEUC già nella seduta dell’8 maggio 2008 aveva inserito il PRP-GDM, come da verbale n. 51; 8) la nuova CEUC continuava l’esame delle “numerose questioni che la pratica propone sotto diversi profili, attesa la particolare complessità del progetto, riservando di formulare il proprio parere in esito alla risoluzione di tali questioni” nella seduta n. 52 del 13 maggio 2008; 9) la nuova CEUC discuteva il PRP-GDM sia nella seduta del 20 maggio 2008, sia nella seduta del 29 maggio 2008; 10) la nuova CEUC esprimeva il proprio parere favorevole nella seduta del 3 giugno 2008; e dunque la CEUC istruiva e decideva la pratica PRP-GDM in quasi 6 mesi; c) mentre si afferma nell’articolo scritto da Antonio Mazzeo e ripreso da un noto esponente politico palermitano che la pratica procedeva con estrema lentezza quando riguardava la GDM SpA, e che, dal 5 gennaio 2009, “con la discesa in campo della famiglia Cattafi”, interveniva un “mutamento degli scenari e il grande colpo di scena”, al punto tale che i primi di agosto 2009 la CEUC approvava la richiesta di voltura e l’intestazione del PRP alla Dibeca Sas; invece all’interrogante risulta che dal 13 dicembre 2007 (quando la nuova CEUC iniziava l’esame nel merito dei progetti presentati, tra cui il PRP-GDM) al 3 giugno 2008, quando – dopo l’istruttoria della pratica – la CEUC esprimeva “parere favorevole” sul PRP della GDM SpA, passavano meno di 6 mesi; e invece risulta che dal 5 gennaio 2009 – data in cui “la famiglia Cattafi scendeva in campo” con la richiesta di voltura del PRP-GDM – al 21 luglio 2009, quando la CEUC confermava il suo precedente parere favorevole, passavano quasi 7 mesi, anche se trattavasi di un cambio d’intestazione in una pratica già istruita con parere favorevole del 3 giugno 2008; d) mentre si legge, per esempio, nell’articolo sopra citato che “il Parco Commerciale di Barcellona con i suoi 184.000 metri quadrati di estensione è 36 volte più grande degli ipermercati con marchio Carrefour che il gruppo gestisce nel Sud d’Italia”, invece all’interrogante risulta che la GDM SpA, o chiunque altro ne abbia titolo, potrebbe realizzare quanto previsto nel PRP in base ai metri quadrati di cui dispone. Nel caso specifico della proprietà Dibeca Sas, applicando il prezzo di 85 euro al metro quadrato, vendendo il suo terreno la Dibeca incasserebbe i suoi 3.163. 275 sui 14.379.705, che guadagnerebbero i rimanenti proprietari dei circa 132.000 metri quadrati: cifre ben lontane da chi straparla del parco commerciale come di un affaire megagalattico da 250 milioni di euro; e) mentre nel citato articolo si legge, per esempio, che “il 5 gennaio 2009, a 12 giorni dalla pubblicazione delle dichiarazioni dell’Assessore Marzullo, si fa avanti la Dibeca che presenta al Comune una domanda di cambio di titolarità della richiesta di concessione edilizia per l’identico piano particolareggiato”, determinando il grande colpo di scena e cioè il mutamento degli scenari perché, “con la discesa in campo della famiglia Cattafi”, i primi di agosto 2009 la Commissione urbanistica approva il piano e il mese successivo giunge l’imprimatur della terza Commissione consiliare. Invece, all’interrogante risulta che con lettera (prot. n. 30289 del 26 giugno 2008) il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Barcellona PG comunicava al dottor Piergiorgio Sacco, Presidente della GDM SpA, e al geometra Filippo Leopatri il parere positivo (fatto proprio anche dal dirigente del VII settore nelle funzioni di presidente, come da verbale n. 58 della CEUC al PRP preso in esame il 3 giugno 2008); f) mentre nell’articolo scritto da Antonio Mazzeo si afferma, per esempio, che “il 5 gennaio 2009, a 12 giorni dalla pubblicazione delle dichiarazioni dell’Assessore Marzullo, si fa avanti la Dibeca che presenta al Comune una domanda di cambio di titolarità della richiesta di concessione edilizia per l’identico piano particolareggiato”, determinando il grande colpo di scena e cioè il mutamento degli scenari perché “con la discesa in campo della famiglia Cattafi”, i primi di agosto 2009 la Commissione urbanistica approva il piano e il mese successivo giunge l’imprimatur della terza Commissione consiliare. Invece all’interrogante risulta che la Dibeca ha presentato la domanda di voltura del PRP a pratica completata, e cioè il 5 gennaio 2009, perché solo il 10 dicembre 2008 era arrivato il parere favorevole del Genio Civile di Messina al Comune di Barcellona; g) mentre si afferma, nello stesso articolo che la “GDM” con nota privata del 28 maggio 2008, ha comunicato alla Dibeca di non dare corso alla stipula dell’atto di acquisto, stante il mancato avveramento nel termine triennale delle condizioni sospensive previste tra le parti, inerenti al mancato perfezionamento degli iter amministrativi previsti dal contratto; invece, all’interrogante risulta che: 1) il presidente della GDM, dottor Piergiorgio Sacco, presentando il progetto per l’approvazione del PRP in data 29 giugno 2007 nominava “quale responsabile unico, del procedimento con domicilio speciale per qualsiasi comunicazione inerente al progetto presso la sede amministrativa sita nella zona industriale 8/B-89052 di Campo Calabro (RC), il geometra Filippo Leopatri”; 2) la GDM non ha mai comunicato alla CEUC e
agli Uffici comunali il suo disinteresse alla definizione dell’istruttoria sul PRP; 3) la CEUC apprendeva il 5 gennaio 2009, dalla richiesta di voltura inoltrata dalla Sas Dibeca il disinteresse della GDM SpA al prosieguo dell’istruttoria PRP; 4) la GDM, come si è appreso in seguito, ha deciso di ritirarsi dall’affare perché, nelle more per l’approvazione del PRP da parte della CEUC di Barcellona, trovava più conveniente stipulare, il 19 novembre 2007, un contratto di affitto con il parco commerciale della GD. RUSSO di Milazzo, autorizzato dal Comune di Milazzo in c/da Faraone con provvedimento n. 52 del 29 ottobre 2007; h) mentre si afferma nello stesso articolo, per esempio, che il piano GDM sarebbe stato bocciato dalla Commissione edilizia perché ultradimensionato e incompatibile con i piani di sviluppo agricolo e commerciale dell’amministrazione barcellonese, invece all’interrogante risulta che la CEUC non lo ha bocciato, e non lo poteva bocciare con queste motivazioni perché il PRG di Barcellona PG, redatto tra il 1994 e il 2000, prevede nell’area dove insiste il PRP GDM/DIBECA, la cosiddetta zona D.3.2, una destinazione esclusivamente commerciale; i) mentre si afferma nell’articolo sopra citato, riprendendo il settimanale “Centonove” del 24 dicembre 2008, che la GDM SpA non ha fatto ricorso contro la presunta bocciatura, invece all’interrogante risulta che la GDM, ai sensi e per gli effetti di cui al regime urbanistico del PRG, del Regolamento edilizio e delle previsioni urbanistiche del settore commerciale, contestava, con lettera del 21 settembre 2007, a firma del presidente, dottor Sacco, la nota dell’ufficio tecnico comunale; l) mentre si straparla, nell’articolo sopra citato, di supposte lungaggini burocratiche imputabili all’Accesso della Prefettura di Messina del 26 giugno 2006, invece all’interrogante risulta che una volta presentato il progetto dalla GDM in data 29 giugno 2007 con nota n. 47155 del 23 ottobre 2007, il dirigente comunale del VII settore, ingegner Orazio Mazzeo, rivedeva la Sua del 31 luglio 2007, riconosceva la correttezza della procedura di cui alla lettera GDM con allegate note tecniche dell’architetto Mario Nastasi e comunicava alla GDM SpA, nel domicilio speciale presso il geometra Leopatri, che l’istanza era posta in ordine cronologico per l’esame della CEUC nominata di recente; m) mentre si afferma da parte di un noto esponente politico palermitano, per esempio, “che Rosario Cattafi, rientrato in Sicilia nell’ottobre 1997 apriva un contenzioso con il locale Oratorio salesiano, ritenendo che i religiosi non avessero pienamente rispettato le volontà del nonno”, invece all’interrogante risulta che il contenzioso era stato iniziato dal dottor Gaspare Cattafi, padre di Rosario, con atto di citazione del 17 marzo 1979;

premesso inoltre che:

le sollecitazioni dell’esponente politico palermitano e dei suoi “suggeritori locali” per sciogliere il Consiglio comunale della Città di Barcellona PG si basano tutte su presupposti politici e sul citato teorema come si evince dal commento di Antonio Mazzeo, dove si affermava: “Scoraggiante l’impasse che ha caratterizzato sino ad oggi la Prefettura di Messina, nonostante le denunce stampa e la circostanziata ricostruzione” (circostanziata, ovviamente, perché scritta dallo stesso Antonio Mazzeo) “sull’anomalo iter progettuale del Parco Commerciale di Barcellona abbiano fornito sufficienti elementi per istituire una commissione d’indagine ed accertare l’esistenza di eventuali condizionamenti esterni sulla vita amministrativa locale”;

secondo le dichiarazioni rilasciate dal Procuratore Distrettuale Antimafia, dottor Lo Forte, il 30 marzo 2011, il PRP GDM/Dibeca, “non è una questione che attiene alla sussistenza dell’interesse pubblico nelle iniziative commerciali che possono portare sviluppo ma un problema di iter e di soggetti interessati”;

su domanda di un giornalista, il dottor Lo Forte si è espresso nel modo seguente: «È chiaro che chi ha votato a favore di questo progetto (…) vorrei vedere come faceva, per così dire, a non ricercare nell’interesse pubblico l’impianto di un’attività economica nel proprio territorio (…) Voglio dire anche qui: il punto non è l’approvazione del progetto. Il punto è l’approvazione di questo iter e i soggetti interessati al progetto (…) Io mi auguro che (il PRP) nella legittimità possa essere naturalmente proseguito… Poi vedremo quali saranno le relazioni dell’Amministrazione giudiziaria… Le autorizzazioni sono naturalmente quelle che vengono concesse con delibera dell’autorità comunale competente e in base ai vari piani regolatori e varianti… praticamente è stata seguita una procedura amministrativa … “;

gli organi cui spetta istruire un PRP ed esprimere i pareri sulla materia in oggetto sono – per quanto di loro competenza – la CEUC, il dirigente del VII Settore Urbanistica e il Genio Civile, mentre al Consiglio comunale tocca di pronunciarsi sulla sussistenza dell’interesse pubblico alla realizzazione del parco commerciale e sulla sussistenza dei pareri tecnici favorevoli previsti per legge, e ai sensi di PRG, NTA, NTAC e Genio Civile;

quanto forma oggetto della presente interrogazione, non si limita all’iter seguito su ciò che impropriamente la nota prefettizia definisce “un piano commerciale”, ma spazia dall’iter seguito per la redazione del PRG all’iter seguito per la localizzazione di quello che è l’unico “parco commerciale” nel nuovo PRG; dall’iter burocratico seguito per l’istruttoria PRP-GDM SpA all’iter burocratico seguito sulla richiesta di voltura presentata dalla Sas Dibeca, e dai criteri seguiti per determinare gli oneri di urbanizzazione in relazione al valore dei terreni fino alle ragioni di rispetto della legge e di apprezzamento dell’interesse pubblico che hanno motivato il Consiglio comunale nell’approvazione del PRP di cui alla delibera consiliare n. 59 del 16 novembre 2009;

sul nuovo PRG, la Giunta di centrodestra, guidata dal Sindaco, dottor Candeloro Nania (in carica dal 7 dicembre 2001), e i Consigli comunali eletti nel 2001 e nel 2007 non hanno avuto né arte né parte per la semplice ragione che le sue previsioni e le sue prescrizioni sono state formulate e definite tra il 1994 e il 2000, quando l’Amministrazione in carica era dì centrosinistra;

sulla localizzazione di ciò che impropriamente il provvedimento prefettizio definisce “un piano commerciale” (ma che, in effetti, è il “parco commerciale” di cui all’art. 17 delle NTA del nuovo PRG), la Giunta di centrodestra e i Consigli comunali eletti nel 2001 e nel 2007 non hanno avuto né arte né parte per la semplice ragione che la localizzazione del parco commerciale è avvenuta tra il 1994 e il 1998, quando l’Amministrazione in carica era di centrosinistra;

sull’inserimento dei terreni oggi Dibeca Sas nel parco commerciale, la Giunta di centrodestra e i Consigli comunali eletti nel 2001 e nel 2007 non hanno avuto né arte né parte per la semplice ragione che i terreni di contrada Piscopato/Siena sono stati inseriti nel nuovo PRG prima del 31 dicembre 1998, quando erano di proprietà dell’Oratorio Salesiano e l’Amministrazione in carica era di centrosinistra;

quanto sopra rilevato – tradotto in concreto – significa che la Giunta di centrodestra e i Consigli comunali eletti nel 2001 e nel 2007 non potevano compiere atti amministrativi inerenti al PRG e al parco commerciale per la semplice ragione che non esistevano, quando “solo chi” era in carica tra il 1994 e il 2000 (e cioè l’Amministrazione di centrosinistra e Consigli comunali dell’epoca) poteva orientare i progettisti, in sede di formazione delle previsioni urbanistiche del nuovo PRG, destinazioni, indici di edificabilità, rapporti di copertura tra superficie territoriale superficie coperta, quote di servizi ed attrezzature, standard urbanistici (decreto ministeriale n. 1444 del 1968), modalità di attuazione e categorie di intervento che rappresentano gli elementi essenziali per determinare il valore dell’area sia commerciale che di costruzione;

la veridicità di quanto sopra richiamato è confermata e riscontrabile attraverso la documentazione agli atti e le proposte integrative alle direttive generali del PRG di cui al documento base del Capo servizio urbanistica dove, il 25 ottobre 1994, l’architetto Giuseppe Perdichizzi affermava sia che le previsioni del nuovo PRG dovevano tener conto del piano ASI sia che il nuovo PRG doveva prevedere il riassetto del sistema distributivo con la previsione e localizzazione di centri commerciali nella zona S. Andrea in relazione alla zona artigianale;

le giustificazioni utilizzate dai progettisti e dall’Amministrazione dell’epoca furono che la localizzazione delle aree commerciali non poteva che essere nelle aree attigue alla zona artigianale e industriale di S. Andrea perché ne rappresentavano la naturale estensione;

sulla veridicità di quanto sopra richiamato a dimostrazione del fatto che l’Amministrazione Nania e i Consigli comunali del 2001 e 2007 non interferiscono con il nuovo PRG, con la localizzazione del parco commerciale e con l’inserimento dei 40.000 metri quadrato dell’Oratorio Salesiano-Dibeca Sas nel suo perimetro, elimina ogni dubbio la dichiarazione esaustiva e decisiva, resa il 31 dicembre 1998, dal dottor Vito Siracusa, allora assessore allo sviluppo economico, del centrosinistra, alla Gazzetta del Sud: “aggiungo che la nuova area artigianale può essere una zona di ulteriore sviluppo perché i progettisti che stanno redigendo il PRG, alla luce di una riunione che abbiamo tenuto di recente, prevedranno a ridosso di questa zona, e nelle adiacenze, un’altra area di circa 40 mila mq dì terreno per dare riscontro alle esigenze, anche alle aspirazioni, di imprese commerciali, non solo dì produzione ma anche di servizi”;

se ci sono stati problematicità e possibili condizionamenti della criminalità organizzata nella redazione del nuovo PRG, delle NTA e delle NTAC, nella localizzazione del parco commerciale e nell’inserimento dei terreni di contrada Siena (all’epoca in cui erano di proprietà dell’Oratorio Salesiano) nel perimetro del parco commerciale, questi andrebbero, semmai, ricercati nell’attività amministrativa degli anni precedenti al 7 dicembre 2001 (da 17 a 11 anni fa) in quanto solo chi è cieco o chi non vuol vedere o chi è animato da odio politico può disconoscere che dal 7 dicembre 2001, grazie al mutamento del quadro politico e alla collaborazione istituzionale tra giunta, consiglio e prefettura, tramite i protocolli di legalità, “la musica è cambiata”;

le aree (oggi Dibeca Sas) sono pervenute, il 19 febbraio 1960, giusto atto di successione, dal de cuius Salvatore Cattafi all’Opera di S. Giovanni Bosco in Sicilia (Oratorio Salesiano), con l’obbligo di destinarle a fini socio-sanitari e più precisamente per la cura dei bambini affetti da tbc;

il dottor Gaspare Cattafi, noto benestante e farmacista, padre dell’avvocato Rosario Cattafi, con atto di citazione del 17 marzo 1979 (e non, nell’ottobre del 1997, come sostiene un noto esponente politico palermitano) conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Messina l’Istituto Salesiano San Francesco di Sales, impugnando il testamento per inadempimento degli oneri posti a carico del convenuto ma soccombendo in primo grado dinanzi al Tribunale di Messina il 6 dicembre 1989;

come si apprende dalla “lettera aperta della famiglia Cattafi” pubblicata sulla “Gazzetta del Sud” del 24 settembre 2006 nel 2001 – grazie ai buoni uffici dell’avvocato Aliquò, legale degli ex allievi e del notaio Spinella, presidente degli ex allievi, che agivano su mandato dell’amministratore e del Consiglio dei Salesiani – le parti transigevano la causa pendente presso la Corte d’appello di Messina, sottoscrivendo un atto di transazione presso il notaio Achille Muscarà, n. 55994 del rep. e n. 21627 della Raccolta, e un atto di opzione, sempre presso lo stesso notaio, che sarà alla base del contratto pubblico stipulato formalmente il 7 aprile 2005;

quando, il 1° ottobre 2001, le parti definivano il contenzioso con reciproca soddisfazione, già da anni erano state definite le previsioni del nuovo PRG, mentre ancora il centrodestra non aveva vinto per la prima volta quelle elezioni amministrative che si svolgeranno a fine novembre 2001 e segneranno una svolta nel modo di amministrare;

i progettisti di cui al nuovo PRG di Barcellona sono stati nominati, con delibera del 25 marzo 1991, dal sindaco dell’epoca, quando le aree di proprietà, oggi Dibeca Sas, erano dell’Oratorio Salesiano;

i progettisti di cui al nuovo PRG di Barcellona erano confermati nell’incarico dal Sindaco di centrosinistra Franco Speciale, tranne l’ingegner Giuseppe Rodriquez;

parte delle aree di cui trattasi sono state inserite e ricadono nella competenza del PRG ASI, approvato con decreti del dirigente regionale al territorio e ambiente (n. 557 del 26 luglio 2002 e n. 910 del 31 ottobre 2002) quando le aree di proprietà oggi Dibeca Sas erano dell’Oratorio Salesiano;

le direttive di massima del nuovo PRG sono state indicate durante gli anni dell’Amministrazione di centrosinistra, nel periodo tra il 1994 e il 2000 quando le aree di proprietà oggi Dibeca Sas erano dell’Oratorio Salesiano;

il 25 ottobre 1994, quando il Capo servizio urbanistica, architetto Giuseppe Perdichizzi, affermava (nel suo documento base per le proposte integrative alle direttive generali del PRG) sia che le previsioni del nuovo PRG dovevano tener conto del Piano ASI, sia che il nuovo PRG doveva prevedere il riassetto del sistema distributivo con la previsione e localizzazione di centri commerciali nella zona di S. Andrea in relazione alla zona artigianale, le aree di proprietà oggi Dibeca Sas erano dell’Oratorio Salesiano;

il 31 dicembre 1998, quando il dottor Vito Siracusa, assessore allo sviluppo economico della Giunta di centrosinistra del Sindaco Francesco Speciale e Vice Presidente dell’Asi, dichiarava alla “Gazzetta del Sud”: “Aggiungo che la nuova area artigianale può essere una zona di ulteriore sviluppo perché i progettisti che stanno redigendo il Prg, alla luce di una riunione che abbiamo tenuto di recente, prevedranno a ridosso dì questa zona, e nelle adiacenze, un’altra area dì circa 40 mila mq di terreno per dare riscontro alle esigenze, anche alle aspirazioni, dì imprese commerciali, non solo di produzione ma anche di servizi”, le aree di proprietà oggi Dibeca Sas erano dell’Oratorio Salesiano;

il 2 agosto 2002, quando il Sindaco di centrodestra appena eletto, dottor Candeloro Nania, invitava i progettisti del nuovo PRG a depositare con sollecitudine gli elaborati del nuovo PRG (già definito in ogni sua parte e nel suo iter) le aree di proprietà oggi Dibeca Sas erano dell’Oratorio Salesiano;

il 12 agosto 2002, quando i progettisti depositavano lo schema del nuovo PRG presso gli Uffici comunali, le aree di proprietà oggi Dibeca Sas erano dell’Oratorio Salesiano;

quanto lascia intendere il noto esponente politico palermitano, ossia che la paternità del nuovo PRG di Barcellona sia da attribuire all’amministrazione di centrodestra in carica e ai consigli comunali del 2001 e del 2007 e che sia l’una sia gli altri avrebbero subito il condizionamento della criminalità organizzata e avrebbero favorito la famiglia Cattafi, è smentito dai fatti e dai documenti che fanno risalire chiaramente la paternità della sua redazione al periodo 1994-1998, quando il proprietario dei terreni oggi Sas Dibeca era l’Oratorio Salesiano e la città era amministrata dal centrosinistra;

quanto lascia intendere il politico palermitano (ossia che la localizzazione del parco commerciale nel nuovo PRG sia da attribuire all’amministrazione di centrodestra in carica e ai consigli comunali del 2001 e del 2007 e che gli stessi potrebbero aver subito il condizionamento della criminalità organizzata e favorito la famiglia Cattafi) è smentito dai fatti e dai documenti che, chiaramente, fanno risalire la paternità della localizzazione agli atti amministrativi al periodo 1994-1998, quando il proprietario dei terreni oggi Dibeca Sas era l’Oratorio Salesiano e la città era amministrata dal centrosinistra;

quanto lascia intendere il noto esponente politico (ossia che l’inserimento dei 40.000 metri quadrati nel parco commerciale sia da attribuire all’amministrazione di centrodestra in carica e ai consigli comunali del 2001 e del 2007 – e che gli stessi potrebbero aver subito il condizionamento della criminalità organizzata e favorito la famiglia Cattafi) è smentito in maniera inconfutabile sia dal documento base dell’architetto Giuseppe Perdichizzi, sia dalle dichiarazioni risolutive dell’assessore allo sviluppo economico, dottor Vito Siracusa, rese il 31 dicembre 1998 alla “Gazzetta del Sud”, quando il proprietario dei terreni oggi Dibeca Sas era l’Oratorio Salesiano e la Città era amministrata dal centrosinistra;

il 27 agosto 2004 quando il dottor Scaffidi Abate, nominato dalla Regione Commissario straordinario ad acta, adottava, approvava e pubblicava il PRG per consentire agli interessati di proporre le loro osservazioni (dato che il Consiglio comunale del 2001 non aveva votato la delibera per incompatibilità dei suoi componenti) il proprietario delle aree oggi Dibeca era l’Oratorio Salesiano;

il rappresentante legale dell’Oratorio Salesiano proponeva ricorso e osservazioni contro la destinazione a parcheggio dell’area in prossimità dei locali dell’Oratorio, ma non contro la destinazione a parco commerciale delle aree oggi Dibeca, dimostrando, con i fatti, di condividere e gradire la loro destinazione commerciale prevista nel PRG;

l’Oratorio Salesiano, già prima del 7 aprile 2005 (quando stipulava l’atto pubblico di compravendita con la Dibeca Sas), era perfettamente consapevole dell’inserimento dei suoi terreni in contrada Siena dentro l’area più complessiva del parco commerciale, tanto che conferì al dottor agronomo Felice Genovese l’incarico di quantificare il valore delle aree in questione alla luce della rivalutazione avvenuta;

il dottor agronomo Felice Genovese, nella sua relazione tecnica, consegnata il 6 aprile 2005, richiamava la nuova destinazione urbanistica dei beni in contrada Siena nel PRG ASI e nel nuovo PRG (redatto durante gli anni in cui la città era amministrata dal centrosinistra, tra il 1994 e il 2000) citando l’art. 77 zona D.3.2 – parco commerciale che così recita: “La zona omogenea D.3.2 ricade in c/da SIENA, a ridosso del nuovo asse stradale industriale previsto dal PRG/ASI ed è destinata a parco commerciale ai sensi del DPRS Presidente della Regione Siciliana 11 luglio 2000. Nella zona D.3.2 le previsioni del PRG si attuano a mezzo d’interventi unitari estesi all’intera zona tramite un apposito progetto”;

in data 21 marzo 2005, la Sas Dibeca e la GDM SpA stipulavano scrittura privata di opzione e preliminare di compravendita dove, in premessa, si dava atto che la Sas Dibeca sarebbe diventata esclusiva proprietaria dei terreni in contrada Siena al prezzo di € 60 al mq, registrata l’8 aprile 2005, presso l’Agenzia delle entrate;

in data 21 marzo 2005, la Sas Dibeca e la GDM SpA stipulavano contratto di comodato d’uso con il quale si autorizzava la GDM SpA alla presentazione presso la pubblica amministrazione di un PRP per l’approvazione di un parco commerciale, dentro il quale la GDM SpA poteva realizzare, nei circa 40.000 metri quadrati di proprietà Sas Dibeca, un centro commerciale con annesso ipermercato e relativa autorizzazione di vendita per grandi strutture di vendita del tipo G2/A;

il 7 aprile 2005, il rappresentante legale dell’Oratorio Salesiano e il rappresentante legale della Dibeca stipulavano contratto di compravendita, presso il notaio Sebastiano Biondo di Barcellona PG, con il quale l’Oratorio Salesiano vendeva alla Dibeca Sas i terreni di cui all’eredità Cattafi, in contrada Piscopato-Siena, non più per la somma a suo tempo pattuita di 619.800 euro ma per quella rivalutata, grazie alla destinazione commerciale dei terreni in contrada Siena, di euro 840.280; quando l’avv. Rosario Cattafi era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale;

il rappresentante legale dell’Oratorio Salesiano, a riprova della serietà che attribuiva all’iniziativa imprenditoriale della GDM per la realizzazione di un suo centro commerciale Carrefur, dentro l’area più complessiva e generale del parco commerciale, riceveva dalla Dibeca Sas, in pagamento, assegni circolari a firma GDM SpA; quando l’avv. Rosario Cattafi era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale;

come si evince dai documenti, dagli atti amministrativi e dai punti sopra precisati, se di agevolazioni bisogna parlare con riferimento alla localizzazione dei terreni di contrada Siena, oggi Dibeca, nel perimetro dell’unico parco commerciale previsto dal nuovo PRG e con riferimento ai passaggi di proprietà Oratorio Salesiano/Dibeca Sas, i chiarimenti dovrebbero essere forniti dall’Amministrazione del periodo 1994-2000 sugli atti amministrativi e dall’Oratorio Salesiano su come mai non si sia opposto alla destinazione commerciale del terreno e l’abbia venduto alla Dibeca Sas per 840.000 euro;

la CEUC è tenuta a esaminare la richiesta del rilascio di una concessione edilizia, di un piano di lottizzazione o di un PRP verificando se la richiesta è avanzata da chi è proprietario dei terreni (o ne ha il possesso legittimo), e se la richiesta è presentata alla luce del rispetto della legge, del PRG, delle previsioni urbanistiche del settore commerciale, dei regolamenti attuativi e dei pareri favorevoli rilasciati dall’Ufficio tecnico comunale (UTC) e dal Genio Civile di Messina;

la CEUC è tenuta ad approvare la richiesta del rilascio di una concessione edilizia, o a dare parere favorevole su un piano di lottizzazione o un PRP (dopo il controllo dei titoli di proprietà o del legittimo possesso dei terreni in questione) verificando se sugli atti sono stati espressi, ove necessari, i pareri favorevoli dell’UTC e del Genio Civile di Messina e se gli atti rispettano la legge, il PRG, le previsioni urbanistiche del settore commerciale e i regolamenti attuativi;

il Consiglio comunale è tenuto a esaminare ed, eventualmente, approvare un piano di lottizzazione o un PRP sul Parco Commerciale alla luce del rispetto della legge, del PRG, delle previsioni urbanistiche del settore commerciale, dei regolamenti attuativi, dei pareri favorevoli rilasciati dalla CEUC, dall’UTC, dal Genio Civile di Messina, ove necessari, e della sussistenza dell’interesse pubblico all’attuazione di quanto previsto dal PRG;

il Consiglio comunale sul PRP nei terreni di contrada Siena, Oratorio Salesiano/GDM SpA/Dibeca Sas, ha preso atto di ciò che doveva, e cioè sia della sua conformità alle previsioni di cui al PRG ASI e PRG comunale, sia della presenza dei pareri obbligatori per legge, sia della correttezza delle procedure seguite, sia della inclusione delle aree PRP Oratorio Salesiano/GDM SpA/Dibeca sas in quelle destinate dal PRG a parco commerciale, sia della sussistenza dell’interesse pubblico di per sé rilevabile oggettivamente ed implicito in un PRP previsto dentro il PRG;

tutte le riflessioni del richiamato teorema sull’atteggiamento di favore che il Comune di Barcellona PG avrebbe riservato alla Sas Dibeca per consentirle di ottenere ingenti guadagni, approvando un PRP che una società privata non poteva presentare, sono smentite sia dall’art. 15 delle NTAC, penultimo comma, (che autorizza anche i privati alla presentazione: “L’attuazione del parco commerciale, tramite appositi Progetti Norma (PN), di cui all’art. 17 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG, estesi almeno 2 ettari ciascuno, è subordinata ad un piano particolareggiato di iniziativa pubblica o privata esteso all’intera area che può prevedere fasi di attuazione anche differenziate nel tempo”), sia dalla circostanza che lo stesso art. 15, in attuazione dell’art. 4 NTAC, prevede che il soggetto presentatore del PRP (si tratti di parte pubblica o di parte privata) deve necessariamente presentare un piano particolareggiato esteso all’intera area di circa 180.000 metri quadrati e dunque a tutti i proprietari della stessa, sia dalla circostanza che il PRP, una volta approvato, diventa di proprietà comunale;

ai sensi dell’art. 77 delle NTA, nella zona D.3.2, di cui al parco commerciale, il presentatore di un PRP, pubblico o privato che sia, deve prevedere interventi unitari estesi all’intera zona tramite apposito progetto norma di cui all’art. 17 delle NTA (doc. n. 23) e dunque a tutti i proprietari di terreni i cui guadagni ipotetici non potranno che essere proporzionati e dipendenti dall’estensione;

il merito delle previsioni e delle prescrizioni del nuovo PRG, delle NTA e delle NTAC risale agli atti amministrativi compiuti durante gli anni del periodo 1994-2000;

il merito della previsione di un solo parco commerciale nel nuovo PRG risale agli atti amministrativi compiuti durante le Amministrazioni del periodo 1994- 2000;

il merito della localizzazione di un solo parco commerciale nell’area di S. Andrea risale agli atti amministrativi compiuti durante le Amministrazioni del periodo 1994- 2000;

il merito d’aver istituito un parco commerciale esteso circa 180.000 metri quadrati in contrada Piscopato/Siena risale agli atti amministrativi compiuti durante le Amministrazioni del periodo 1994- 2000;

il merito dell’inserimento dei circa 40.000 metri quadrati (nel 1994-1998 di proprietà dell’Oratorio Salesiano, oggi Dibeca Sas) nel parco commerciale di complessive 180.000 metri quadrati risale agli atti amministrativi compiuti durante le Amministrazioni del periodo 1994-2000, come dichiarato dall’Assessore allo sviluppo economico del tempo, Vito Siracusa, alla “Gazzetta del Sud” del 31 dicembre 1998;

il merito d’aver venduto i circa 40.000 metri quadrati alla Sas Dibeca è tutto (stando alla lettera pubblicata dalla famiglia Cattafi e mai smentita) dei buoni uffici del notaio Felice Spinella (professionista di cui sono note le posizioni politiche di centrosinistra) e dell’avvocato Aliquò, noto e stimato professionista locale, non certodi un’Amministrazione comunale di centrodestra che (come si rileva da tutte le note difensive sull’Accesso 2006, dagli atti di sindacato ispettivo presentati dall’interrogante il 23 gennaio 2007, dall’archiviazione della richiesta di scioglimento 2007, dalla presente interrogazione, da quelle su gli appalti, i contratti e i servizi e da quanto si dirà ai punti che seguono sul PRP GDM SpA-Dibeca Sas e sulla voltura della stessa) si è sempre attenuta ai criteri di trasparenza e legalità che discendono dal rispetto delle leggi, dei regolamenti e delle disposizioni, in materia edilizia e commerciale, che discendono dalle norme del PRG, dalle NTA e dalle NTAC;

come l’Amministrazione Nania ha abbondantemente chiarito, a suo tempo, nelle note del 19 dicembre 2006 (smontando le supposizioni della relazione commissariale atto di Accesso 2006) se di agevolazioni bisogna parlare con riferimento all’affitto dei locali di Via Operai, n. 72 di proprietà Di Benedetto e non Cattafi, oggi Sas Dibeca, e se chiarimenti devono essere dati, dovrebbero essere forniti dall’amministrazione di centrosinistra (che ha preparato tutti gli atti e definito il costo annuo dell’affitto in lire 54.000.000 con delibera n. 323 del 15 giugno 2000), dal Commissario regionale, dottor Zaccone, che li ha completati e resi esecutivi; e dal Ministero dell’Interno che li ha tenuti in affitto, per oltre 30 anni, ubicandovi il Commissariato di pubblica sicurezza fino al 1992;

ai sensi e per gli effetti di cui al nuovo PRG di Barcellona, alle NTA del PRG e alle NTAC una cosa è la procedura per la localizzazione e l’insediamento dei piani commerciali (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 17, 75 e 77 dell’NTA un’altra la procedura per l’approvazione di un progetto unitario che riguardi l’unico parco commerciale, già localizzato nel nuovo PRG (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 4 e 15);

mentre la disciplina per la localizzazione e l’insediamento dei piani commerciali è prevista agli artt. 17, 75 e 77 delle NTA, la disciplina che regola l’approvazione del progetto unitario dell’unico Parco Commerciale, già localizzato e perimetrato nel nuovo PRG, è diversa ed è prevista negli artt 4 e 15 delle NTAC;

alla luce di quanto sopra, “le problematicità” sussisterebbero se l’iter adottato e seguito dall’Amministrazione comunale in carica, per l’approvazione di quella che, impropriamente, il provvedimento prefettizio n. 3794/13.12/Gab definisce “la localizzazione di un piano commerciale” (mentre, in effetti, è l’approvazione di un PRP sull’unico parco commerciale già localizzato e perimetrato nel e dal nuovo PRG), fosse in contrasto con le norme di cui sopra e non viceversa;

come appare di tutta evidenza, l’Amministrazione Nania e i Consigli comunali 2001 e 2007 non hanno esercitato alcuna funzione nella destinazione urbanistica del parco commerciale perché negli anni in cui è stato localizzato, tra il 1994 e il 2000, gli atti amministrativi sono stati posti in essere da un’altra Amministrazione di centrosinistra e da altri Consigli comunali;

un’Amministrazione e un Consiglio comunale non possono che rispondere degli atti che compiono o che risalgono al periodo in cui erano in carica;

il Sindaco Nania, sul nuovo PRG, è intervenuto il 2 agosto 2002, quando il piano era definito in ogni sua parte, e solo per sollecitare i progettisti al suo deposito;

del Consiglio comunale eletto per il quinquennio 2007 – 2012 (che ha votato la delibera n. 59 del 16 novembre 2009) facevano parte – rispetto al Consiglio comunale eletto nel quadriennio 1994/1998 e al Consiglio comunale eletto nel triennio 1998/2000 – solo quattro consiglieri comunali e cioè Calamuneri Orazio, Gelsomino Danilo, Marte Filippo e Schembri Salvatore;

il quasi totale ricambio dei componenti le consiliature 1994/2000 e le consiliature 2001/2012 dimostra sia l’assoluta mancanza di continuità tra i componenti dei Consigli comunali del periodo 1994-2000 (quando ancora le classi politiche erano in gran parte formate da personaggi legati in qualche modo a quella che comunemente si definisce “Prima Repubblica”) e i componenti dei Consigli comunali 2001 e 2007 (a forte presenza giovanile), sia che il rinnovamento continuo delle assemblee rappresenta un valido deterrente contro il pericolo di incrostazioni clientelari e inquinamenti etici o mafiosi;

il nuovo PRG di Barcellona è stato elaborato in ogni sua parte negli anni 1994-2000 ed è stato depositato dai progettisti in data 12 agosto 2002 n. di prot. 9537 A; è stato adottato dal dottor Scaffidi Abbate in data 11 dicembre 2003; è stato reso pubblico dallo stesso il 27 agosto 2004, per consentire agli interessati le opportune osservazioni ed opposizioni; è stato approvato con decreto assessoriale n. 106 dell’8 febbraio 2007; è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana il 27 aprile 2007;

l’art. 17 delle NTA del PRG (redatte durante gli anni amministrativi del centrosinistra) prevede la realizzazione di progetti norma, e nel loro ambito, la previsione di un solo parco commerciale (ai sensi della legge regionale di riforma della disciplina del commercio 22 dicembre 1999, n. 28, e del decreto del Presidente della Regione Siciliana 11 luglio 2000 che emana gli indirizzi di programmazione commerciale);

le procedure da seguire per l’approvazione dì un PRP nel perimetro del parco commerciale sono definite dalle NTA del PRG e dalle NTAC in merito alle quali l’amministrazione Nania e i Consigli comunali del 2001 e 2007 non hanno svolto alcun ruolo per la semplice ragione che non erano in carica;

ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 15 delle NTAC, terzo e quarto comma, il presentatore del PRP sul parco commerciale deve possedere almeno 2 ettari (20.000 metri quadrati) e deve presentare un progetto unitario (PRP) per l’intera area destinata a parco commerciale;

il 14 giugno 2006, la GDM SpA, dopo l’accordo concluso con la Dibeca, affidava all’architetto Mario Nastasi l’incarico di elaborare la planivolumetria del piano da presentare alla CEUC una volta approvato e pubblicato dalla Regione il PRG;

il 29 giugno 2007 – dopo oltre un anno dall’incarico conferito dalla GDM all’arch. Mario Nastasi per elaborare la planivolumetria e dopo la pubblicazione (sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 20 del 27 aprile 2007) dell’approvazione del PRG di Barcellona (avvenuta con decreto assessoriale n. 106 dell’8 febbraio 2007) – la GDM SpA (nella qualità di promissario acquirente dei terreni diventati di proprietà Dibeca Sas, grazie alla vendita dell’Oratorio Salesiano, avvenuta con pagamenti di assegni circolari GDM SpA), ricorrendo i presupposti di cui all’art. 15, terzo e quarto comma, delle NTAC, presentava (allegando l’atto di comodato d’uso intervenuto con la Dibeca Sas) la domanda (protocollata al n. 30131 del 3 luglio 2007) per l’approvazione di un PRP, ai sensi dell’art. 77 delle NTA e ai sensi dell’art. 15, terzo e quarto comma, delle NTAC, ricadente nell’unica zona prevista, nel PRG, a parco commerciale, con la quale il Presidente della GDM, dottor Piergiorgio Sacco, delegava quale responsabile unico del procedimento per la GDM SpA, con domicilio speciale per qualsiasi comunicazione inerente al presente progetto presso la sede amministrativa sita nella zona industriale 8/B – 89052 Campo Calabro (RC), il geometra Filippo Leopatri;

il 31 luglio 2007, il dirigente del VII settore e il Capo servizio urbanistica comunicavano alla GDM SpA di “non poter prendere in oggetto la pratica n. 30131 del 3 luglio 2007;

il 21 settembre 2007, la GDM contestava, con lettera a firma del presidente, dottor Piergiorgio Sacco, inviata a sette destinatari (tra cui l’Assessorato regionale alle autonomie locali, e, ovviamente, ai titolari degli Uffici comunali competenti), la nota di cui al punto 74 (allegando il parere ricevuto dall’architetto Mario Nastasi, secondo cui, ai sensi e per gli effetti di cui al regime urbanistico del PRG, del regolamento edilizio e delle previsioni urbanistiche del settore commerciale, il progetto GDM doveva necessariamente essere preso in esame), avvertendo il Comune che, se non avesse attivato le procedure istruttorie, avrebbe avviato le conseguenti azioni giudiziarie;

il 23 ottobre 2007, il dirigente comunale del VII settore, ingegner Orazio Mazzeo, con nota n. di prot. 47155, rispondeva al Presidente della GDM, dottor Sacco, e al geometra Leopatri, precisando la nota del 31 luglio 2007 e informandoli che l’istanza della GDM SpA era posta in ordine cronologico per l’esame della CEUC nominata di recente;

la CEUC esaminava e terminava il PRP della GDM nell’arco di 6 mesi, dal 13 dicembre 2007 al 3 giugno 2008, nel rispetto dell’ordine cronologico;

il 20 maggio 2008 la CEUC invitava l’architetto Mario Nastasi, in rappresentanza della GDM SpA, alla seduta del 29 maggio 2008, per chiarimenti tecnici sul progetto;

il 23 maggio 2008, il dirigente del VII settore, ingegner Orazio Mazzeo inviava lettera di convocazione, spedita dagli Uffici con raccomandata con ricevuta di ritorno del 27 maggio 2008 prot. n. 25298 al tecnico progettista e per conoscenza al geometra Filippo Leopatri della GDM SpA;

il 29 maggio 2008, l’architetto Mario Nastasi, con riferimento alla pratica PRP, si presentava regolarmente alla seduta della CEUC e chiariva i molteplici aspetti tecnici della pratica come da verbale n. 57;

il 3 giugno 2008 la CEUC, come risulta dal verbale n. 58, si riuniva e, anche sulla base del parere giuridico dell’avvocato Franco Barbera, componente esperto della CEUC, esprimeva parere favorevole sul PRP della GDM SpA, anche perché conforme alle previsioni del PRG, del Piano ASI, del piano commerciale e del piano trasporti, secondo le norme di cui alle NTA e alle NTAC;

il 26 giugno 2008, il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Barcellona PG, con lettera, n. prot. 30289, comunicava al dottor Piergiorgio Sacco, Presidente della GDM SpA e, al geometra Filippo Leopatri, che la CEUC, come da verbale n. 58, aveva preso in esame il PRP esprimendo parere positivo, fatto proprio anche dal dirigente del VII settore nelle funzioni di Presidente della CEUC;

come si evince da quanto sopra, non c’è nulla di sorprendente nel fatto che la GDM SpA abbia stipulato, nell’aprile del 2005 (prima dell’approvazione regionale definitiva del PRG, avvenuta nel 2007), la scrittura privata con la Dibeca Sas per la presentazione del PRP, in quanto, leggendo con attenzione gli atti, si nota che: le decisioni del PRG erano note urbi et orbi dalla sua pubblicazione, presso gli uffici comunali avvenuta il 27 agosto 2004; l’Oratorio Salesiano, proprietario nel 2004 dei terreni dì cui al PRP, una volta pubblicato il nuovo PRG, non propose osservazioni contro la destinazione a parco commerciale dei 40.000 metri quadrati di terreni in contrada Siena; l’Oratorio Salesiano, mentre non presentava osservazioni contro la destinazione commerciale del terreno in contrada Siena, presentava osservazioni, opposizioni e ricorso al TAR contro la destinazione a parcheggio di un’area adiacente i locali dell’Oratorio; l’Oratorio Salesiano, non presentando osservazioni contro il PRG nella parte in cui prevedeva l’inclusione dei terreni in contrada Siena dentro il parco commerciale, rendeva, di fatto, scontata l’approvazione della destinazione urbanistica prevista; l’accordo GDM-Dibeca era subordinato a una serie di condizioni sospensive tra le quali quella che entro tre anni doveva essere completata tutta la procedura per iniziare le attività commerciali;

per le ragioni di cui sopra, non v’è nulla di singolare nel fatto che la GDM, il 14 giugno 2006 (dieci mesi prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana dell’approvazione del nuovo PRG), abbia affidato l’incarico di elaborare il PRP all’architetto Mario Nastasi e nel fatto che la GDM SpA abbia presentato alla CEUC il progetto del PRP per il parco commerciale dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del PRG, delle NTA, delle NTAC avvenuta il 27 aprile 2007;

non v’è nulla di strano nel fatto che, undici mesi dopo la presentazione del PRP, la GDM abbia deciso di ritirarsi dall’affaire multimilionario, perché – dato il tempo trascorso tra il 7 aprile 2005 (quando interveniva l’accordo triangolare tra Oratorio Salesiano, GDM e Dibeca) e l’8 febbraio 2007 (quando la Regione, con decreto dell’Assessore al territorio e ambiente, approvava il PRG, poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana il 27 aprile 2007) e dato il breve lasso di tempo rimanente tra il 27 aprile 2007 e il 7 aprile 2008 meno di un anno per la scadenza della scrittura GDM/Dibeca prevista per il 7 aprile 2008 – la GDM si sarà resa conto che (poiché la CEUC procedeva con la dovuta accortezza nell’istruttoria della pratica) non avrebbe mai ottenuto nei tempi previsti tutte le autorizzazioni necessarie per legge;

è fin troppo chiaro perché la GDM, undici mesi dopo la presentazione del PRP, abbia deciso di ritirarsi dall’affare dato che la stessa società (dopo soli 5 mesi dalla presentazione del PRP presso la CEUC di Barcellona) trovava più conveniente stipulare, il 19 novembre 2007, un contratto di affitto con il parco commerciale della GD. Russo di Milazzo, autorizzato dal Comune di Milazzo in contrada Faraone con provvedimento n. 52 del 29 ottobre 2007;

non esiste alcuna strana coincidenza tra il fatto che, mentre il 28 maggio 2008 la GDM SpA comunicava con nota privata all’architetto Mario Nastasi il disinteresse della GDM SpA a proseguire il progetto, il 29 maggio la CEUC esaminava lo stesso il PRP in quanto: la CEUC aveva già convocato il 20 maggio 2008 la GDM per la seduta del 29 maggio, come da lettera di convocazione, prot. 215 del 23 maggio 2008, spedita dagli Uffici con raccomandata con ricevuta di ritorno del 27 maggio 2008 prot. n. 25298, rivolta sia al tecnico progettista sia al geometra Filippo Leopatri della GDM; né il dottor Sacco, né il geometra Leopatri (gli unici abilitati a farlo in nome e per conto della GDM secondo la lettera del 29 giugno 2007 allegata al progetto) inviavano al Comune la nota 28 maggio 2008, né tanto meno l’architetto Mario Nastasi depositava la nota privata del 28 maggio 2008 di cui la CEUC ha avuto formale e regolare conoscenza il 22 aprile 2009; nella seduta del 29 maggio 2008 la CEUC non formulava alcun parere sul progetto PRP; il parere favorevole era espresso nella seduta del 3 giugno 2008; per la CEUC e gli Uffici tecnici, era la GDM intestataria e titolare del progetto sul quale, nella seduta del 3 giugno 2008, avevano espresso parere favorevole, come si evince dalla comunicazione inviata dal dirigente del VII settore il 26 giugno 2008 (doc. n. 17) al geometra Filippo Leopatri e al dottor Piergiorgio Sacco (tecnico e presidente della GDM); soltanto con la richiesta di voltura del 5 gennaio 2009 l’Ufficio tecnico apprendeva formalmente che la GDM aveva sciolto il contratto di comodato e non intendeva proseguire nella definizione della pratica;

premesso infine che:

il 10 dicembre 2008, il Comune di Barcellona riceveva parere favorevole dal Genio Civile di Messina sul PRP in zona D.3.2;

il 5 gennaio 2009, la CEUC riceveva la richiesta di voltura inoltratale dalla Sas Dibeca, con lettera prot. n. 144, nella quale faceva presente che erano venuti meno i termini contrattuali dell’accordo con la GDM SpA e che quest’ultima non aveva più interesse al prosieguo dell’ iniziativa intrapresa;

il 16 aprile 2009, il dirigente del vii settore, ingegner Orazio Mazzeo, con lettera di prot. interno n. 1596, comunicava alla Ditta Dibeca e al dirigente del settore Staff dello sportello unico (che la riceveva il 24 aprile 2009, n. di prot. 20754) di avere avviato l’iter con riferimento alla richiesta di voltura e alle problematiche connesse;

il 22 aprile 2009, la Sas Dibeca, con lettera di prot. n 21472 posta in entrata al Comune di Barcellona, chiariva che con il termine “voltura” era da intendersi il cambio di intestazione della pratica in oggetto e che da tempo la GDM aveva manifestato in una nota privata tra le parti di non voler proseguire nell’accordo a suo tempo stipulato con la Sas Dibeca come da nota del 28 maggio 2008 nella quale la stessa dichiarava di non avere interesse;

il 10 giugno 2009 la Dibeca Sas e la GDM SpA iniziavano una controversia sul rispetto della scrittura del 7 aprile 2005; le parti decidevano di risolverla attraverso un arbitrato; la Dibeca nominava come proprio arbitro l’avvocato Giuseppe Giuffrida, la GDM l’avvocato Gaetano Franchina e il Presidente del Tribunale di Messina (al quale le parti si rivolgevano non avendo raggiunto l’intesa sul terzo arbitro), l’avvocato Francesco Celona; il lodo arbitrale veniva pronunciato il 2 maggio 2011 e condannava la società GDM in persona del legale rappresentante pro tempore al pagamento della somma di 750.000 euro a titolo di risarcimento dei danni oltre le spese legali;

il verbale della riunione della CEUC del 14 luglio 2009 n. 30, di risposta ai chiarimenti richiesti dal Sindaco, riporta testualmente: «considerato che il PRP era stato richiesto dalla GDM secondo un comodato d’uso su terreno di proprietà Dibeca; considerato che gli elaborati erano firmati dall’arch. Mario Nastasi referente del geom. Leopatri, quale RUP della GDM SpA; considerato che il 5 gennaio 2009 perveniva all’Ufficio una richiesta di voltura del PRP da GDM in Dibeca; considerato che la richiesta era motivata con la scadenza dei termini contrattuali e col disinteresse della GDM alla coltivazione del progetto; considerato che gli elaborati depositati in Ufficio il 16 marzo 2009, per conto della Dibeca, recavano la sottoscrizione dell’architetto Santino Nastasi e non dell’architetto Mario Nastasi; considerato che la Dibeca aveva sostenuto la richiesta di voltura allegando, nell’aprile del 2009, la fotocopia di una nota privata, inviata il 28 maggio 2008 dalla GDM all’architetto Mario Nastasi, di cui la CEUC ne apprendeva l’esistenza, ma non poteva attestarne l’autenticità a causa del fatto che non era l’architetto Mario Nastasi (ossia chi l’aveva ricevuta) a depositarla; osservava che al fine di poter ritenere la sussistenza della continuità soggettiva tra l’originaria istanza della GDM, quale comodataria promittente acquirente, e quella successiva della Dibeca Sas, occorreva sia il riconoscimento formale da parte dell’architetto Mario Nastasi dell’autenticità della nota privata dallo stesso ricevuta il 28 maggio 2008 (con la quale la GDM SpA gli comunicava il disinteresse a continuare nel progetto), SIA il consenso dello stesso nell’utilizzo degli elaborati principali a corredo della pratica al nuovo tecnico della Dibeca, architetto Santino Nastasi (con l’accettazione di quest’ultimo);

il 21 luglio 2009 la dottoressa Corica Ferdinanda inviava lettera n. di prot. 36713 con la quale chiariva (essendosi risolto il rapporto di comodato con la GDM e quale rappresentante della Ditta proprietaria) che la Dibeca intendeva subentrare nell’istanza presentata dalla GDM, essendo proprietaria dei terreni per i quali la GDM SpA aveva ottenuto il parere favorevole della CEUC, confermando tutti gli atti sino a quel momento prodotti dal progettista, architetto Mario Nastasi per conto della GDM;

il 21 luglio 2009, l’architetto Mario Nastasi e l’architetto Santino Nastasi “depositavano dichiarazione propria e della ditta committente, assunte a protocollo n. 36714 e 36713, dalle quali risultava che la Dibeca subentrava alla GDM, confermando l’istanza e gli atti sin qui prodotti e che il primo progettista consentiva al secondo l’utilizzo degli elaborati già agli atti con facoltà di modifica e integrazione;

il 21 luglio 2009 la CEUC (della quale, peraltro, fa parte l’architetto Antonio Raimondo, la cui moglie è un magistrato), come da verbale della seduta n. 33/2009, ottenuti i chiarimenti richiesti, confermava il parere favorevole già espresso il 3 giugno 2008;

il 23 luglio 2009, l’UTC, ai sensi dell’art. 99 del regolamento edilizio, viste le note del rappresentante legale della ditta Dibeca, viste le note degli architetti Mario e Santino Nastasi, visti i pareri della CEUC 3 giugno 2008, 14 luglio 2009 e 21 luglio 2009, viste tutte le autorizzazioni di legge confermava parere favorevole all’approvazione del PRP della zona territoriale omogenea D.3.2 Parco Commerciale;

il Sindaco di Barcellona PG, non appena avuta la notizia, via on line, delle affermazioni del noto politico palermitano, chiedeva, il 22 gennaio 2010, con lettera di prot. n. 3423, al dirigente del VII settore, ingegner Mazzeo, di esperire le più sollecite e le più approfondite verifiche per chiarire tutti gli aspetti inerenti al procedimento di cui trattasi;

trascorsi 40 giorni dalla lettera del 2 marzo 2010, il sindaco Nania sollecitava le verifiche e l’esperimento con urgenza di ogni iniziativa del caso, ivi inclusa, chiaramente, l’adozione di provvedimenti in autotutela ricorrendone i presupposti;

il responsabile dell’Ufficio tecnico, ingegner Orazio Mazzeo, in data 18 marzo 2010, n. di prot. 13820, inviava al Sindaco di Barcellona copia del verbale della CEUC, n. 15 del 16 marzo 2010, nel quale si attestava la regolarità e la conformità della delibera CEUC alle norme di legge e ai regolamenti e si confermava il parere favorevole già espresso il 3 giugno 2008 nel verbale n. 58;

il PRP sui terreni prima Oratorio Salesiano, oggi Dibeca Sas, non è un progetto per localizzare uno tra i tanti possibili piani commerciali (di cui all’articolo 75 delle NTA), ma un progetto unitario vincolato da una localizzazione definita e obbligata, ai sensi dell’art. 4, ultimo comma, delle NTAC;

a tal proposito, mentre sono possibili più centri commerciali ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 4 delle NTAC (approvate contestualmente al nuovo PRG con decreto assessoriale n. 106 dell’8 febbraio 2007 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 27 aprile 2007), nell’ultimo comma dello stesso articolo 4 si specifica e si descrive il contenuto, l’estensione, le funzioni e cosa si può realizzare nell’unico parco commerciale previsto nel PRG. Ed esattamente si dispone che il parco commerciale, individuato nel PRG, è costituito da un’area di 20,85 ettari, per la quale un un progetto unitario prevede la realizzazione di più strutture di vendita medie o grandi dotate d’infrastrutture comuni ed integrate da edifici per attività paracommerciali, ricreative e complementari;

risulta circostanza decisiva che le aree destinate all’unico parco commerciale, secondo le NTA del PRG, artt. 17 e 75, siano state individuate nel 1998, come da dichiarazione dell’Assessore allo sviluppo economico della Giunta di centrosinistra, dottor Vito Siracusa, resa alla “Gazzetta del Sud” il 31 dicembre 1998;

l’art. 77 delle NTA individua, disciplina e delimita la zona omogenea destinata a parco commerciale e così dispone: «Zona d.3.2 – parco commerciale – La zona omogenea D.3.2 ricade in c/da SIENA, a ridosso del nuovo asse stradale industriale previsto dal PRG/ASI ed è destinata a parco commerciale ai sensi del decreto del Presidente della Regione Siciliana 11 luglio 2000. Nella zona D.3.2 le previsioni del PRG si attuano a mezzo d’interventi unitari estesi all’intera zona tramite un apposito progetto»;

è del tutto inesatta la svista e l’affermazione secondo cui il PRP, prevedendo una viabilità di 40.767 contro i 5.502 esistenti, si discosterebbe dallo strumento urbanistico e realizzerebbe una variante al PRG, portando il parco da metri quadrati 184.079 a metri quadrati 224.846, perché i 40.767 metri quadrati di viabilità di progetto (35.714 in più rispetto ai 5.502 esistenti) non vanno sommati ma detratti dai 184.079, essendo già contenuti dentro il totale delle zone edificabili;

diversamente da quanto rappresentato da altri esponenti politici, il valore dei terreni derivanti da una previsione urbanistica si qualifica non in fase di definizione del PRP, bensì in sede di formazione e adozione del PRG, in quanto è in questa specifica fase procedimentale che vengono definite destinazioni, indici di edificabilità, rapporti di copertura tra superficie territoriale superficie coperta, quote di servizi ed attrezzature, standard urbanistici (decreto ministeriale n. 1444 del 1968), modalità di attuazione e categorie di intervento, che rappresentano gli elementi essenziali a determinare il valore dell’area sia commerciale che di costruzione;

dunque non è nella fase di formazione del PRP che si determina il valore del terreno, atteso che il progetto unitario è teso alla mera attuazione dello strumento urbanistico generale;

il valore riqualificato dei terreni non è il frutto di un’arbitraria valutazione dell’ente locale per favorire alcuni cittadini, ma l’applicazione e il risultato di un iter in cui devono applicarsi norme legislative mediante cui, ai sensi dell’art. 17, comma 12, della legge regionale 16 aprile 2003, n. 4, si perviene all’adeguamento degli oneri di urbanizzazione e ad un aggiornamento annuale, entro il 30 ottobre, del quale i Comuni sono tenuti a tener conto dal 1° gennaio dell’anno successivo;

l’adeguamento-aggiornamento degli oneri di urbanizzazione è determinato secondo l’indice ISTAT rapportato all’anno e applicato alle zone omogenee così come classificate dal PRG (si veda per esempio la delibera n. 379 del 12 ottobre 2006 per il 2007 e la delibera n. 76 del 19 febbraio 2009 per l’anno 2009, dove si elencano nella parte “delibera” [colore arancio] le precedenti delibere di adeguamento-aggiornamento degli oneri di urbanizzazione all’art. 5 della legge n. 10 del 1977: DGM 502/2003, 552/2004, 421/2005, 379/2006, 496/2007);

il valore dei terreni, ai sensi dell’art. 5 della legge n. 10 del 1977, è aggiornato e adeguato da parte dell’Amministrazione attiva;

la valutazione per gli oneri di urbanizzazione, come sopra operata in applicazione dei parametri di legge, si correla al costo di esproprio per l’acquisizione delle aree per l’urbanizzazione secondaria;

nel Comune di Barcellona PG la valorizzazione è stata operata come per legge, giusta delibera di G.M. n. 76 del 19 febbraio 2009 che stabilisce il valore in 85 euro in conformità a quanto stabilito dalla legge e dalla Corte costituzionale con sentenza n. 348 del 2007;

il valore di 85 euro al metro quadrato, come determinato per legge, rappresenta il parametro monetario da tener presente per gli oneri di urbanizzazione secondaria. oneri che sono dovuti dal soggetto (che intende realizzare i progetti norma in applicazione del PRP) al Comune affinché renda i servizi e le attrezzature come da standard urbanistici programmati e pianificati in sede di previsione dei fabbisogni del PRG;

la prassi della cosiddetta monetizzazione, perseguita, virtuosamente, dal Comune di Barcellona PG consente una migliore distribuzione delle risorse erariali per l’eventuale realizzazione di opere pubbliche a tutto vantaggio della comunità cittadina;

la prassi della cosiddetta monetizzazione, perseguita, virtuosamente, dal Comune di Barcellona PG, consente anche servizi più aderenti agli interessi dei cittadini, una più equa ripartizione dei costi sociali e una migliore localizzazione dei servizi medesimi;

il riferimento da alcuni sostenuto al fatto che l’Amministrazione comunale avrebbe causato un aumento di valore (da 28 euro al metro quadrato a 85 euro al metro quadrato) del tutto arbitrario, dei terreni in questione, per favorire e privilegiare la Dibeca Sas, è del tutto falso, perché la stessa GDM (come da accordo siglato il 21 marzo 2005) lo avrebbe pagato a 60 euro al metro quadrato e perché i parametri seguono criteri (per l’aggiornamento degli oneri di urbanizzazione per i terreni che riguardano eventuali espropri anche nell’area del parco commerciale) determinati sulla scorta di norme di legge che non consentono alcuna discrezionalità;

la tesi avanzata dall’associazione “Rita Atria” secondo cui la CEUC avrebbe favorito la GDM-Dibeca aggirando la normativa in vigore per consentire a un privato di presentare un PRP, è smentita dalla normativa in vigore perché: l’art 15, penultimo comma delle NTAC, sul PRP per un parco commerciale, afferma chiaramente che un progetto unitario, può essere presentato per iniziativa pubblica o privata purché il presentatore disponga del possesso di almeno 20.000 metri quadrati (“L’attuazione del parco commerciale tramite appositi progetti norma (PN), di cui all’art. 17 delle norme tecniche di attuazione (NTA) del PRG, estesi almeno 2 ettari ciascuno (almeno 20.000 mq), è subordinata ad un piano particolareggiato di iniziativa pubblica o privata esteso all’intera area e può contenere gli elaborati del piano particolareggiato assumendone contestualmente la valenza”; il PRP presentato da privati, una volta approvato è acquisito dal patrimonio progettuale del Comune, in altri termini diventa di proprietà comunale; la rivalutazione dei terreni di tutti i proprietari ricadenti nell’area destinata a parco commerciale, risale alle previsioni urbanistiche del nuovo PRG e non dipende dal PRP; presentato un PRP per iniziativa pubblica o privata, l’eventuale rivalutazione del terreno non dipende da chi presenta il progetto unitario ma – una volta presentato un Progetto Unitario da chicchessia – da criteri rigorosi predeterminati come per legge e di cui ciascun proprietario beneficia in proporzione dell’estensione del proprio terreno;

contrariamente a quanto sostenuto dalle associazioni “Rita Atria” e “Città Aperta” (secondo principi che non è chiaro dove e come vengano ricavati e secondo cui i privati non avrebbero potuto presentare un PRP) il principio di legalità e di certezza dei rapporti giuridici obbligano un’Amministrazione, e chiunque, a rispettare le leggi (condivisibili o meno) fino a quando non saranno modificate con altra legge o con un pronunciamento della Corte costituzionale; e, di conseguenza – fino a quando il PRG, regolarmente approvato dalla Regione Siciliana e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, le NTA e le NTAC resteranno in vigore – l’Amministrazione comunale non può che attenersi a quelle che sono le norme di legge integrate da quelle in materia edilizia e urbanistica in vigore;

la tesi avanzata dall’Associazione “Rita Atria” secondo cui il PRP GDM SpA-Dibeca Sas sarebbe stato adottato in variante al PRG (perché, in una zona territoriale destinata a D.3.2, avrebbe incluso una zona B per l’edificato pre-esistente – determinando di fatto la trasformazione essenziale della destinazione urbanistica dell’area D.3.2 in zona B) non è fondata in quanto: come si evince dal parere della CEUC (a pagg. 57 e 58 del verbale n. 15 del 16 marzo 2010) la zona prevista e approvata anche in base alle osservazioni presentate dai privati (pagg. 112, 114 dell’apposito registro delle osservazioni al PRG), oggi classificata “zona territoriale omogenea B” (il cui indice di fabbricabilità fondiaria è 2,5 mc/mq) comprende il recupero dell’edificato esistente all’interno del perimetro del parco commerciale e, comunque, possiede e mantiene un indice equivalente a quello stabilito per la zonizzazione del PRG che disciplina detta area come D.3.2; inoltre, come è ribadito nel parere della CEUC (a pagg. 57 e 58 del verbale n. 15 del 16 marzo 2010) la destinazione di “zona territoriale omogenea B” riconosciuta alle aree interne al parco commerciale (pur definita formalmente come “zona territoriale omogenea B”), non determina alcuna variazione essenziale di zona (come sanno bene coloro che si occupano professionalmente di diritto urbanistico) che possa qualificarsi variante quando e se (come nel caso di specie) i parametri urbanistici stabiliti per “la zona territoriale omogenea D.3.2” sono equivalenti (ovvero con indice di fabbricabilità fondiaria 2,5 mc/mq) a quelli previsti per l’edificato esistente con destinazione di “zona territoriale omogenea B”; infine, come riportato nel parere della CEUC (a pag. 58 del verbale n. 15 del 16 marzo 2010), la destinazione elettiva dell’area formalizzata nel PRG (redatto quando i terreni in questione erano dell’Oratorio Salesiano) risale alle indicazioni e alle direttive del 1995, secondo le quali l’attività commerciale andava configurata in modo coerente, contiguo e complementare alla zona artigianale già esistente in contrada S. Andrea;

considerato che i fatti parlano da soli e non si possono occultare, gli atti sono documentati e non si possono manipolare, le responsabilità sono chiare e non si possono confondere,

l’interrogante chiede di sapere:

se al Governo risulti che esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona PG, all’Accesso di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “condannato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti e si stanno svolgendo nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

se risulti che esiste una sola città in Italia, dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona PG, all’Accesso di cui all’art. 143 Tuel, anche se nessuno dei suoi amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “imputato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti e si stanno svolgendo nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

se esiste una sola città in Italia, dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona PG, all’Accesso di cui all’art. 143 Tuel, anche se nessuno dei suoi amministratori, da quando il centro destra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “indagato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti e si stanno svolgendo nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

se esiste una sola città in Italia, dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona PG, all’Accesso di cui all’art. 143 Tuel, anche se nessuno dei suoi amministratori, da quando il centro destra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “intercettato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti e si stanno svolgendo nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

se risulti che esiste una sola città in Italia, come Barcellona PG, dove, sia negli atti processuali sia nelle intercettazioni, non v’è mai stato alcun riferimento anche a un solo atto riguardante tutti i lavori pubblici, i contratti e i servizi;

se risulti che esiste una sola città in Italia che abbia stipulato due Protocolli di legalità con la Prefettura e nonostante ciò sia stata sottoposta, dalla Prefettura, come Barcellona PG, a due procedure di Accesso;

se risulti che esiste una sola città in Italia, dove, grazie all’azione politica degli amministratori locali e ai Protocolli di legalità, si è realizzata, come nel Comune di Barcellona PG, quella sinergia che ha messo in sicurezza gli atti amministrativi;

se risulti che esiste una sola città in Italia, dove si è disposto, come nel Comune di Barcellona PG, l’atto di Accesso su tutti gli atti amministrativi, non in funzione delle relazioni annuali sul controllo del territorio, riguardanti gli Enti locali, redatte da Questura, Arma dei Carabinieri e Guardia di finanza, ma di articoli e interrogazioni dal contenuto distorto ed errato;

se risulti che esiste una sola città in Italia, dove tutti gli atti amministrativi sono sottoposti all’atto di Accesso, come a Barcellona PG, a causa delle “problematicità” riscontrate in una sola delibera.

(4-06576)

Il 12 gennaio 2012, la Commissione d’Accesso ha iniziato i controlli sui circa 550.000 atti amministrativi prodotti dal Comune di Barcellona Pozzo di Gotto tra il 2007 e il 2012 per verificare la sussistenza o meno di inquinamenti mafiosi. Una circostanza che definisce “intollerabile” il senatore Domenico Nania, che in una nuova interrogazione parlamentare datata 9 febbraio 2012, ha chiesto al Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri “di revocare la delega concessa al Prefetto di Messina per l’Accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto; o se non ritenga di invitare la Commissione d’Accesso a trarre le sue conclusioni, dando atto di come, in tema di lavori pubblici, contratti e servizi riguardanti la gestione dei diversi settori amministrativi, grazie alle decisioni e ai comportamenti trasparenti dell’Amministrazione Nania”.
 
Qui il testo della lunga e articolata interrogazione, dove per la seconda volta il vicepresidente del senato, difendendo l’operato del cugino sindaco, e in vista delle prossime amministrative, dichiara che “l’Accesso (agli atti amministrativi del Comune, ndr) ottenuto e disposto dal Prefetto, lasciava perplessa l’Amministrazione comunale perché dava credito ad accuse false e propagandistiche di associazioni schierate politicamente, perché prendeva le mosse da un’iniziativa politica ma soprattutto perché poggiava sulle problematicità di una sola procedura”. La procedura a cui si riferisce l’esponente del PDL è quella dell’esposto sul Parco Commerciale di Barcellona, e all’iter che ha portato all’acquisizione dei terreni da parte di una società riconducibile al boss Cattafi.
Per il senatore “la Dibeca Sas, nella fase due (quella con carattere edificatorio e commerciale che si apre con la presentazione dei progetti-norma), non poteva avvantaggiarsi del PRP (indipendentemente dal soggetto-proponente: la GDM SpA, la Dibeca Sas, eccetera), giacché la Prefettura – collegandola all’avvocato Rosario Cattafi – avrebbe negato il rilascio del certificato antimafia che la società (o i suoi titolari) avrebbe dovuto depositare per ottenere le licenze, le concessioni e le autorizzazioni necessarie”.
Evidentemente al senatore è sfuggita anche la dichiarazione del Procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, che proprio sulla questione dei certificati antimafia si è mostrato ultimamente molto perplesso, tanto da proporre di sostituire la certificazione con una “white list” di imprese che operano nella legalità.
 
Nella nuova interrogazione, il senatore Nania definisce “antimafia delle parole” il lavoro di chi ha presentato l’esposto, riproponendo agli atti parlamentari il “ teorema che vede coinvolti il citato politico palermitano, oltre all’associazione Atria e al giornalista Mazzeo, sul quale il medesimo politico ha architettato un’iniziativa del gennaio 2010 contro l’Ufficio tecnico, la Ceuc (Commissione edilizia-urbanistica comunale) e il Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, è a giudizio dell’interrogante inventato di sana pianta e basato su dati del tutto inesistenti in fatto e in diritto”.
L’on. Nania cita anche questa volta, senza farne il nome, l’on. Lumia, ribadendo che “più volte un noto esponente politico palermitano – raccogliendo le denunce di associazioni che operano sul territorio in nome “dell’Antimafia delle parole” – sollecitava con dichiarazioni e iniziative politiche (a giudizio dell’interrogante accreditando ricostruzioni prese in prestito e del tutto false) l’Accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), per raggiungere l’obiettivo politico dello scioglimento di un’Amministrazione di centrodestra che, dal 7 dicembre 2001 (da quando aveva vinto, per la prima volta, le elezioni per il governo della città), invertiva, con “l’Antimafia dei fatti”, la tendenza delle amministrazioni precedenti a tenere bassa la guardia, rispetto alle infiltrazioni mafiose”.
Il senatore della Repubblica Italiana, dunque, contesta e mette in evidenza che “il Movimento politico “Città Aperta”, in una nota pubblicata nel gennaio 2012, rivendicava il merito d’aver presentato gli esposti alla Prefettura di Messina e alla Procura della Repubblica affinché “fosse fatta chiarezza” sull’approvazione del piano regolatore particolareggiato (PRP) in contrada Siena”.
Insomma, chiedere chiarezza, chiedere controlli, è per il senatore Nania una cosa da tacere, da non rivendicare. Una colpa. Indicata chiaramente e pericolosamente a mezzo interrogazione parlamentare.
 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02640

Atto n. 3-02640 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 9 febbraio 2012, nella seduta n. 673

NANIA – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che:

più volte un noto esponente politico palermitano – raccogliendo le denunce di associazioni che operano sul territorio in nome “dell’Antimafia delle parole” – sollecitava con dichiarazioni e iniziative politiche (a giudizio dell’interrogante accreditando ricostruzioni prese in prestito e del tutto false) l’Accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), per raggiungere l’obiettivo politico dello scioglimento di un’Amministrazione di centrodestra che, dal 7 dicembre 2001 (da quando aveva vinto, per la prima volta, le elezioni per il governo della città), invertiva, con “l’Antimafia dei fatti”, la tendenza delle amministrazioni precedenti a tenere bassa la guardia, rispetto alle infiltrazioni mafiose;

il Movimento politico “Città Aperta”, in una nota pubblicata nel gennaio 2012, rivendicava il merito d’aver presentato gli esposti alla Prefettura di Messina e alla Procura della Repubblica affinché “fosse fatta chiarezza” sull’approvazione del piano regolatore particolareggiato (PRP) in contrada Siena;

il dottor Alecci, Prefetto della Provincia di Messina, in data 9 dicembre 2011, emetteva il provvedimento n. 3794/13.12/Gab (notificato il 12 dicembre 2011, al Segretario comunale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, protocollo n. 50866) con il quale disponeva (in attuazione del decreto ministeriale 24 novembre 2011, n. 17102/128/48(5) Uff. V – Affari territoriali), di esercitare i poteri di Accesso presso gli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, giusto art. 143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Tuel) di cui al decreto legislativo n. 267 del 2001, così come sostituito dall’art. 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94;

come si legge nel provvedimento prefettizio, il dottor Alecci chiedeva e otteneva l’Accesso agli atti, “in considerazione di problematicità evidenziatesi nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per la localizzazione di un piano commerciale ed in relazione alla quale risultano avviate indagini da parte dell’Autorità Giudiziaria”;

l’Accesso, chiesto, ottenuto e disposto dal Prefetto, lasciava perplessa l’Amministrazione comunale perché dava credito ad accuse false e propagandistiche di associazioni schierate politicamente, perché prendeva le mosse da un’iniziativa politica ma soprattutto perché poggiava sulle problematicità di una sola procedura, trascurando l’importanza della collaborazione proficua tra Amministrazione, Prefettura, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza che, di fatto, e dal 2004 (grazie ai risultati ottenuti tramite il Protocollo di Legalità “Dalla Chiesa”), aveva messo in sicurezza – ormai sono quasi 8 anni – tutti gli atti amministrativi “appetitosi” per le organizzazioni criminali di stampo mafioso;

il Prefetto di Messina avvertiva “la necessità di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata nell’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto” in considerazione “delle problematicità evidenziatesi nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per la localizzazione di un Piano commerciale ed in relazione alla quale risultano avviate indagini da parte dell’Autorità giudiziaria”, mentre non l’avvertiva (a parte il Comune di Furnari) in tutti quei Comuni dove si tratta di accertare non “le problematicità di una procedura” ma di constatare l’interessamento, la influenza, la presenza, il collegamento o il condizionamento mafioso su appalti, contratti, forniture, fornitori, servizi, già riscontrati o provati durante processi di mafia celebrati o in corso di svolgimento;

il Prefetto di Messina, nonostante Comune e Prefettura, da circa 8 anni, collaborino costantemente tramite i Protocolli di Legalità, nonostante la Prefettura controlli preventivamente, contestualmente, successivamente e proficuamente il 100 per cento di quegli atti amministrativi che, per contenuto economico e rilievo patrimoniale, possono suscitare l’interesse delle organizzazioni di stampo mafioso, e nonostante “la bonifica” realizzata, in 11 anni, dall’Amministrazione di centrodestra, avvertiva la necessità di accedere a tutti gli atti amministrativi (appalti, contratti e servizi, di cui al provvedimento prefettizio) dei diversi settori gestionali del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per verificare le “problematicità” di una sola procedura e per individuare gli elementi concreti, univoci e rilevanti tramite cui motivare l’eventuale provvedimento di scioglimento del consiglio comunale (ex art 143), e dai quali desumere, “la stretta consequenzialità” tra collegamenti o condizionamenti (di “chi”, tra gli appartenenti alla criminalità organizzata, “con chi e come”, tra gli amministratori o gli amministrativi) e atti amministrativi, tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi, o da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale o il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, o di causare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica; ignorando che l’amministrazione comunale aveva speso oltre 100 milioni di euro (ottenuti, tra il 2001 e il 2006, dalla Regione, dallo Stato e dalla Comunità europea), attraverso gare pubbliche, procedure negoziate e provvedimenti urgenti e indifferibili in materia di lavori pubblici e servizi, senza che le imprese in odore di mafia fossero riuscite “a catturarli” o perché hanno pensato bene di non partecipare per evitare di essere identificate, o perché sono state individuate ed escluse dal Gruppo Interforze della Prefettura in sede di verifica preventiva sulla documentazione o perché sono state escluse dal responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, dopo le informazioni ricevute dalla Prefettura; e ignorando che il prefetto dottor La Rosa (quanto agli elementi concreti, univoci e rilevanti dai quali dovrebbero emergere, attraverso l’accesso, i collegamenti diretti o indiretti tra criminalità organizzata di tipo mafioso e amministratori di cui all’art. 77 del Tuel), già nell’ottobre del 2006 (occupandosi dell’accesso 2006 sugli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto) inviava (per conto dell’Ufficio V del Ministero dell’interno, Direzione Affari territoriali) una lettera (citata negli atti di sindacato ispettivo dell’interrogante, presentati al Senato della Republica il 23 gennaio 2007) al Prefetto di Messina, dottor Scammacca (che aveva richiesto lo scioglimento del consiglio comunale), nella quale precisava che per lo scioglimento del consiglio comunale, ai sensi del 143 del Tuel, era necessaria l’esistenza di “una stretta consequenzialità” tra “fattore inquinante” e atti amministrativi, tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere (o) il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale (o) il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, (ovvero) un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “condannato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “imputato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “indagato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona Pozzo di Gotto, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, anche se nessuno dei suoi Amministratori, da quando il centrodestra la guida, e cioè dal 7 dicembre 2001, è stato mai “intercettato” nei numerosi processi di mafia che si sono svolti, e si stanno svolgendo, nella fascia tirrenica della Provincia di Messina;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Città in Italia dove gli atti dell’Amministrazione comunale sono sottoposti, come a Barcellona PG, al controllo prefettizio di cui all’art. 143 del Tuel, nonostante Vincenza Bisognano (sorella del noto pentito di mafia Carmelo), si augurasse, nel 2007, durante le elezioni comunali, in una frase intercettata nel corso di una discussione con il tecnico del Comune di Mazzarà S. Andrea, tale Franco Perdichizzi (come pubblicato in un servizio a pag. 23, del settimanale “Centonove”, del 18 aprile 2008), “che il primo cittadino di Barcellona, Candeloro Nania, ricandidato, prenda una batosta elettorale”;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove (dal 7 dicembre 2001 e nonostante la mole notevole di lavori pubblici) nessun amministratore è stato intercettato, imputato, processato e condannato (con riferimenti ad atti amministrativi) non solo per reati di natura mafiosa ma neanche per concussione;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove un candidato-sindaco (come il dottor Candeloro Nania) consegnava, nel 2007, alla Compagnia dei Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto (nella persona del suo Capitano, Domenico Menna), i nomi dei candidati di 6 liste a sostegno della propria candidatura per verificare il pericolo di infiltrazioni mafiose;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove un sindaco (come il dottor Candeloro Nania), se apprende notizie prima sconosciute su frequentazioni “discutibili”, su parentele “chiacchierate” o su indagini in corso per reati patrimoniali che riguardano qualcuno dei suoi Assessori, o lo invita a dimettersi o lo “dimette”;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove sia negli atti processuali, sia nelle intercettazioni non v’è mai stato alcun riferimento anche a un solo atto riguardante lavori pubblici, contratti, servizi, forniture, fornitori e appalti;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, che abbia stipulato 3 Protocolli di Legalità;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove (grazie all’azione politica degli amministratori locali e ai Protocolli di Legalità) si è realizzata una sinergia che ha messo in sicurezza tutti gli atti amministrativi sui quali le organizzazioni criminali di stampo mafioso sono solite puntare gli occhi (appalti, lavori pubblici, forniture, servizi);

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove è stato attivato su tutti gli atti amministrativi in base ad articoli di carattere politico e non in base alle relazioni annuali, sul controllo del territorio e degli enti locali, redatte da Questura, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola Amministrazione comunale in Italia, come quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove è stato attivato su tutti gli atti amministrativi per le presunte “problematicità” procedurali di una sola delibera sulla quale l’indagine penale in corso poteva bastare per dire se, sul PRP Dibeca sas, esistono prove che suffragano il sospetto di un inquinamento mafioso;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo su tutti gli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, sia perché non ha mai contestato – come avrebbero dovuto e potuto fare – all’Amministrazione in carica dal 13 maggio 2007 al novembre 2011, nulla di sospetto, rispetto a eventuali infiltrazioni mafiose, ex art. 135 del Tuel; sia perché non ha mai contestato – come avrebbero dovuto e potuto fare – all’Amministrazione in carica dal 13 maggio 2007 al novembre 2011, l’omissione o il ritardo nell’adozione di atti obbligatori, ex art. 136 del Tuel;

poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto di Messina poteva fare a meno di richiederlo perché non esiste una sola città in Italia, come Barcellona Pozzo di Gotto, dove l’Amministrazione comunale, grazie ai Protocolli di Legalità, collabora istituzionalmente e stabilmente con la Prefettura di Messina, invia tutti gli atti rilevanti nei quali potrebbe annidarsi il pericolo dell’infiltrazione mafiosa;

l’Amministrazione Nania, dal 7 dicembre 2001 (da quando per la prima volta – nella storia della città – amministra il centrodestra), adottava, uno dopo l’altro, tutti i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza gli atti amministrativi dal pericolo d’infiltrazioni mafiose e renderli impermeabili ai tentativi d’inquinamento;

un assessore e i consiglieri comunali citati, per motivi diversi, nella relazione d’Accesso 2006 (Andrea Aragona, Giuseppe Cannata, Sergio Calderone e Maurizio Marchetta), non erano ricandidati nelle amministrative del 2007;

nelle elezioni comunali del 13 maggio 2007, erano ben 20 i consiglieri comunali eletti per la prima volta;

l’Amministrazione comunale, il 24 ottobre 2011 approvava, con delibera della Giunta n. 282 (dopo aver individuato con le Forze dell’Ordine i principali siti sensibili nei quali installare gli impianti di videosorveglianza), il progetto presentato alla Prefettura di Messina sulle richieste di finanziamento di cui al programma operativo nazionale – PON FESR “Sicurezza per lo sviluppo” – Obiettivo Convergenza 2007-2013, Obiettivo Operativo 1.1., e che nelle more, l’Amministrazione comunale provvedeva di sua iniziativa a installare la video sorveglianza in diverse aree del territorio;

l’Amministrazione comunale, da quando è in carica il centrodestra, si costituiva sempre parte civile nei processi di mafia;

l’Amministrazione comunale chiedeva al Prefetto, con nota del 13 ottobre 2008 (n. di prot. 377/Gab), la realizzazione di uno sportello per la promozione sul territorio di un’associazione antiracket e antiusura ed ha collaborato costantemente con le associazioni antiracket alle quali ha messo a disposizione anche locali comunali per la loro attività;

la sinergia realizzatasi tra le Autorità competenti portava all’individuazione di un certo numero di dipendenti contro i quali l’Amministrazione si è costituita parte civile perché si allontanavano senza giustificato motivo dal posto di lavoro;

la bonifica amministrativa portata avanti dall’Amministrazione comunale, in sinergia con la Prefettura, era confermata dalla circostanza che, come si rileva dai resoconti giudiziari della stampa locale, nei procedimenti penali in corso contro la criminalità mafiosa della fascia tirrenica (e in quelli precedenti, su fatti a cominciare dal 7 dicembre 2001) non è emerso mai nulla che riguardi, da almeno 10 anni, la presenza inquinante della stessa nei lavori pubblici, forniture, contratti e servizi che ricadono nella città di Barcellona Pozzo di Gotto e che riguardino atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto;

dato quanto sopra e poiché l’Accesso a tutti gli atti di un’Amministrazione comunale non è un atto dovuto – per il quale appresa una notizia di reato, il Pubblico Ministero è tenuto all’esercizio dell’azione penale – ma una sua decisione discrezionale, il Prefetto poteva fare a meno di richiederlo, giacché (trattandosi, com’è scritto nel provvedimento prefettizio del 9 dicembre 2011, di “problematicità” rilevate in una sola procedura, trattandosi di un’Amministrazione nelle richiamate condizioni ottimali e trattandosi di una Amministrazione con la quale, grazie al Protocollo di Legalità “Dalla Chiesa”, la collaborazione prefettizia è sempre stata proficua e intensa) disponeva della facoltà di ordinare e avviare – ai sensi dello stesso articolo 143, comma 2 – gli “accertamenti” opportuni (ma diversi da quelli che si promuovono di norma con l’Accesso) per chiarire, con una lettura attenta, e in contraddittorio (tra Prefettura di Messina e Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto), l’inesistenza delle “problematicità” di cui al provvedimento prefettizio, per smentire le accuse interessate e infondate dettate da ragioni politiche e per sbugiardare le affermazioni di cui all’iniziativa dell’esponente politico palermitano e dei suoi suggeritori locali;

invece, il prefetto di Messina – dando credito ad articoli ed esposti palesemente infondati, sottovalutando l’importanza di una collaborazione ultrasettennale nel controllo degli atti che possono suscitare l’interesse delle organizzazioni di stampo mafioso e ignorando i meriti di un’Amministrazione che aveva bonificato il Comune dalle infiltrazioni mafiose in materia di appalti, contratti, forniture, fornitori, servizi – chiedeva l’Accesso e, di fatto, penalizzava l’immagine di un’Amministrazione che doveva essere additata come esempio e portata sugli scudi sia per l’inversione di tendenza rispetto alle Amministrazioni precedenti (sulle quali – per farsi un’idea – basterebbe leggere i nomi delle ditte che beneficiarono, tra il 1994 e il 2000, delle “famigerate” determine e ordinanze sindacali con le quali il Sindaco frazionava i lavori da eseguire e, con somma urgenza, sperperava, senza una sola gara pubblica, circa 10 miliardi di vecchie lire), sia per la realizzazione – come i fatti e i documenti dimostrano – di un argine insormontabile contro l’infiltrazione mafiosa attraverso i Protocolli di Legalità con la Prefettura, sia per l’importanza strategica della svolta impressa alla direzione di marcia dell’apparato burocratico per liberare appalti, contratti e servizi dei diversi settori amministrativi dal pericolo del condizionamento mafioso;

in merito al PRP GDM SpA-DIBECA Sas, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

il teorema che vede coinvolti il citato politico palermitano, oltre all’associazione Atria e al giornalista Mazzeo, sul quale il medesimo politico ha architettato un’iniziativa del gennaio 2010 contro l’Ufficio tecnico, la Ceuc (Commissione edilizia-urbanistica comunale) e il Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, è a giudizio dell’interrogante inventato di sana pianta e basato su dati del tutto inesistenti in fatto e in diritto;

il richiamato teorema – secondo cui l’Ufficio tecnico, la Ceuc e il Consiglio comunale sarebbero stati condizionati (nell’ambito delle proprie competenze) “dalla discesa in campo della famiglia Cattafi” e, di conseguenza, avrebbero applicato “due pesi e due misure” nella stessa procedura e nello stesso PRP, ritardando, con scuse burocratiche e ostruzionismi vari, e alla fine bocciando, nell’un caso, il PRP-GDM SpA, per sfiancare la società calabrese e indurla a desistere dalla proposta (come poi, in effetti, avverrà, ma per ragioni ben diverse) sul “Parco degli orrori” (così lo definisce il predetto politico), accelerando, non si capisce se con accortezza o superficialità, e alla fine approvando, nell’altro caso, il PRP-Dibeca Sas, per favorire la società della famiglia Cattafi (intestata alla madre, Di Benedetto Nicoletta, alla sorella, Cettina e al figlio, Alessandro, dell’avvocato Rosario, definito dal richiamato politico “pluripregiudicato locale”), e agevolarla nella conclusione diun affaire megagalattico(che il giornalista Antonio Mazzeo quantificava in 250 milioni di euro) – è smentito dalla normativa, dagli atti, dalla procedura, dai risultati e dai fatti;

una richiesta di Accesso giustificata con la necessità di verificare l’eventuale inquinamento mafioso di tutti gli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per le “problematicità” di una procedura che riguarda solo la delibera n. 59 del 16 novembre 2009 (sulla quale l’Autorità giudiziaria sta procedendo e sulla quale – se, e in quanto, esistono – la Procura avrà la possibilità di individuare precise responsabilità penali), già appare “strana” a 5 mesi dal rinnovo di un Consiglio comunale, dove il Sindaco uscente, avendo completato due mandati, non è ricandidabile;

come scritto nel provvedimento prefettizio, il dottor Alecci avvertiva la necessità “di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata” su tutta l’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per le problematicità emerse nella procedura di un solo atto amministrativo: in particolare “sulla localizzazione” di ciò che il Prefetto (nel suo provvedimento del 9 dicembre 2011) definisce “un Piano Commerciale” sul quale è in corso un’indagine dell’Autorità giudiziaria, ma che, in effetti, è il PRP col quale un soggetto-proponente (nel caso di specie la GDM SpA/Dibeca Sas) espone all’Amministrazione comunale il suo Progetto-Unitario (corredato da un piano planivolumetrico e dalla descrizione delle opere di urbanizzazione secondaria) sulle aree D3.2 ricadenti nel Parco commerciale della città del Longano;

il Parco commerciale della città del Longano, istituito ai sensi della legge regionale 22 dicembre 1999, n. 28, non è un centro commerciale qualunque, ma un complesso di più strutture di vendita medie o grandi dotate di infrastrutture comuni e integrate da edifici per attività paracommerciali, ricreative e complementari che soddisfano le esigenze di sviluppo dei residenti e delle popolazioni dell’hinterland;

la realizzazione del Parco commerciale si snoda, fondamentalmente, in due fasi: una normativa e previsionale, l’altra costruttiva e commerciale, disciplinate in modo diverso dalle norme giuridiche, dalle prescrizioni del piano regolatore generale (PRG), dalle norme tecniche di attuazione (NTA) e dalle prescrizioni urbanistiche del settore commerciale (PUSC) – norme tecniche di attuazione commerciale (NTAC);

la fase uno inizia con la proposta di un PRP da parte di un soggetto-proponente (pubblico o privato) che sia proprietario o possessore legittimo di almeno 20.000 metri quadri di terreno ricadenti dentro il Parco commerciale e che presenti un progetto-unitario (un PRP) ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 4, comma 1, ultimo punto, delle NTAC;

la fase due inizia – una volta adottato il PRP sul Parco commerciale dal Consiglio comunale – con la presentazione di un progetto-norma da parte di chiunque vi abbia interesse (ai sensi dell’art. 17 delle NTA), che possieda le necessarie autorizzazioni e concessioni (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 15, ultimo comma, delle NTA) e che avvii (se non è proprietario e se non trova un accordo sul prezzo dei terreni col proprietario) la procedura d’esproprio consentita dalla dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza decisa con la delibera con la quale il Consiglio comunale adotta il PRP;

nella fase uno (ossia nella fase della presentazione della proposta PRP, dell’istruttoria, della formulazione del parere della Ceuc e dell’eventuale delibera consiliare di adozione, se corredata dei pareri favorevoli), la procedura per l’approvazione inizia con l’Ufficio tecnico e la Ceuc che (secondo le previsioni normative del PRG, le NTA e le PUSC-NTAC), istruendo il PRP richiesto dal soggetto-proponente, valuta se le previsioni normative e urbanistiche sono conformi alle disposizioni in vigore e alla destinazione dei terreni D3.2; e termina con l’adozione della delibera consiliare che verifica l’interesse pubblico alla realizzazione del PRP sul Parco Commerciale previsto nel PRG, lo approva e gli conferisce, ai fini dell’esproprio, il rango di un atto di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza (ai sensi dell’art. 15, ultimo comma, delle NTA);

nella fase uno, la normativa in vigore rende ininfluente, irrilevante e indifferente, per l’Amministrazione comunale, l’identità del soggetto-proponente: giacché il PRP è una semplice proposta planivolumetrica e urbanistica che la Ceuc, alla luce della normativa in vigore, accoglie se, e in quanto, è conforme sia alle previsioni normative e urbanistiche regionali, del PRG, delle PUSC-NTAC, delle NTA sia all’interesse pubblico che il Comune attribuisce alla realizzazione del Parco commerciale; giacché il PRP, ai sensi e per gli effetti delle norme del PRG, delle PUSC-NTAC e delle NTA, può essere proposto da chiunque abbia la proprietà o il possesso legittimo di almeno 20.000 metri quadri di terreno ricadenti dentro il Parco commerciale; giacché il PRP, proposto da chiunque abbia la proprietà o il possesso legittimo di almeno 20.000 metri quadri di terreno ricadenti dentro il Parco commerciale, deve esporre e proporre l’accoglimento di un progetto-unitario sull’estensione di tutto il Parco commerciale; giacché il PRP – una volta riconosciuto dalla Ceuc e dall’Ufficio tecnico conforme alle previsioni normative e urbanistiche dell’area D3.2; una volta ricevuto il parere favorevole del Genio civile e una volta riconosciuto d’interesse pubblico dal Consiglio, norma tutti i terreni dei proprietari che ricadono dentro il Parco Commerciale (e, dunque, se fosse stato proposto da altri, anche sui terreni di proprietà Dibeca Sas); giacché non è il PRP approvato che determina la valutazione o la rivalutazione dei terreni ricadenti dentro il Parco commerciale, ma la destinazione urbanistica D3.2 assegnata alle aree di contrada Siena dal nuovo PRG; giacché non è il PRP approvato, né la delibera con la quale una Giunta è tenuta annualmente a determinare o rideterminare gli oneri di urbanizzazione secondaria a metro quadro (ai sensi e per gli effetti della legge n. 10 del 1977 e della sentenza della Corte costituzionale n. 348 del 2007) che definisce il prezzo di vendita e di acquisto del terreno (già rivalutato dalla destinazione urbanistica-commerciale D3.2 di cui al nuovo PRG) ma la libera contrattazione tra le parti private; giacché, a riprova di quanto sopra, la Dibeca Sas e la GDM SpA avevano concordato già nel loro compromesso del marzo 2005, prima ancora dell’approvazione del PRP, il valore del terreno in euro 60 al metro quadro; giacché il PRP, chiunque sia il soggetto-proponente, una volta che la Ceuc esprime il parere favorevole e il Consiglio comunale approva la delibera di adozione, esce dalla sua disponibilità, diventa di pubblica utilità ed entra a costo zero nella disponibilità di chiunque vi abbia interesse;

nella fase due (quella che inizia con la presentazione dei progetti-norma), non solo i proprietari, ma chiunque vi abbia interesse (e dunque sia i proprietari dei terreni che ricadono nel PRP sul Parco e sia coloro che non hanno terreni dentro il Parco) possono presentare un progetto-norma (purché abbiano le necessarie autorizzazioni per l’esercizio delle attività commerciali previste per le aree destinate a D3.2) e – una volta approvato – possono accendere la procedura che porta all’esproprio dei terreni (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 15, ultimo comma, delle NTA), e al rilascio delle necessarie concessioni per avviare le opere edilizie funzionali all’esercizio dell’attività commerciale;

stando così le cose, una cosa è se una persona ritenuta socialmente pericolosa o una società formata da suoi parenti stretti persegue un affare attraverso la compra-vendita di un terreno acquistato con euro la cui provenienza è lecita, altra cosa è l’esercizio di un’attività edilizia o commerciale per la quale la normativa antimafia richiede alcuni requisiti fondamentali e soprattutto il possesso del certificato antimafia;

stando così le cose, siccome il progetto-norma (ex art. 17 delle NTA e 15 delle NTAC, penultimo comma) prevede unità edilizie autonome realizzate o da realizzarsi in tempi diversi (…) medie e/o grandi (…) per l’attività di vendita al dettaglio, attività para commerciali, ricreative (…) e altri servizi complementari quali modesti strutture ricettive alberghiere (…)“, può ottenere una concessione edilizia (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2 della legge n. 55 del 1990) e può ottenere una autorizzazione comunale all’esercizio dell’attività commerciale solo se allega alla richiesta il certificato antimafia (come da documenti scannerizzati e dalla nota della Prefettura di Messina, 21 gennaio 2012, dove è riportata la dicitura che “ai sensi delle vigenti disposizioni antimafia, non sussistono cause di divieto al rilascio”;

stando così le cose, la Dibeca Sas, nella fase due (quella con carattere edificatorio e commerciale che si apre con la presentazione dei progetti-norma), non poteva avvantaggiarsi del PRP (indipendentemente dal soggetto-proponente: la GDM SpA, la Dibeca Sas, eccetera), giacché la Prefettura – collegandola all’avvocato Rosario Cattafi – avrebbe negato il rilascio del certificato antimafia che la società (o i suoi titolari) avrebbe dovuto depositare per ottenere le licenze, le concessioni e le autorizzazioni necessarie;

stando così le cose, tra i protagonisti “del triangolo” Oratorio Salesiano/GDM SpA/Dibeca Sas: “il primo affaire” – com’è di tutta evidenza – l’ha fatto l’Oratorio Salesiano che, “dimenticandosi” degli scopi benefici per i quali i terreni in contrada Siena gli erano stati lasciati in eredità, li ha venduti (nell’aprile del 2005) alla Dibeca Sas, per 840.000 euro senza che c’entri niente l’adozione del PRP (approvato nel novembre del 2009 e senza che possa desumersi una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi, tale da alterare); “il secondo affaire” – com’è di tutta evidenza – l’ha fatto la Dibeca Sas, acquistando (nell’aprile del 2005) i terreni di contrada Siena per 840.000 euro, senza scucirli dalle proprie tasche, girando all’Oratorio Salesiano gli assegni circolari ricevuti (quale caparra confirmatoria) dalla GDM SpA, senza che c’entri nulla l’adozione del PRP, avvenuta nel novembre del 2009 e senza che possa desumersi una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi; “il terzo affaire” – com’è di tutta evidenza – lo avrebbe fatto la Dibeca Sas, se la GDM non avesse abbandonato il suo PRP (sul quale la Ceuc aveva espresso parere favorevole il 3 giugno 2008) e se fosse riuscita a vendere i terreni in contrada Siena (“qual cosina” in meno dei 250 milioni di euro, “sparate” da Antonio Mazzeo) al buon prezzo (concordato con la GDM SpA, nel marzo del 2005) di 60 euro al metro quadro. In questo caso, infatti, avrebbe intascato 2.400.000 euro e dunque avrebbe guadagnato (detratto l’acconto di 840.000 euro) 1.560.000 euro, senza che c’entri nulla l’adozione del PRP (avvenuta nel novembre del 2009 e senza che possa desumersi una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi); “il quarto affaire” – com’è di tutta evidenza – l’avrebbe fatto la legalità e la trasparenza amministrativa, in quanto, se fosse vero il richiamato teorema, l’Ufficio tecnico e la Ceuc, nel 2008, boicottando il PRP-GDM SpA e rifiutandogli il parere favorevole (cosa peraltro falsa), non hanno avvantaggiato l’unica chance della Dibeca Sas di vendere alla società calabrese (che si era obbligata con la promessa di acquisto del marzo 2005), a 60 euro al metro quadro i terreni acquistati dall’Oratorio Salesiasno a 20 euro al metro quadro, (senza che c’entri nulla una stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi);

alla luce di quanto sopra, appare ancora più inverosimile come mai la Prefettura – anziché chiedere alla Giunta Nania gli eventuali chiarimenti che potevano diradare ogni perplessità – abbia disposto l’Accesso su tutti gli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, “alla ricerca della pagliuzza”, pur sapendo, per cognizione diretta, che l’Amministrazione comunale aveva messo in sicurezza “la trave” (ossia gli atti amministrativi che la Prefettura riceve e verifica, ai sensi del Protocollo di Legalità e delle clausole contrattuali imposte dal Comune alle ditte, la cui portata economica – oltre 100 milioni di euro – avrebbe interessato certamente le organizzazioni di stampo mafioso);

il 12 gennaio 2012, la Commissione d’Accesso iniziava i controlli sui circa 550.000 atti amministrativi prodotti dal Comune di Barcellona Pozzo di Gotto tra il 2007 e il 2012 per verificare la sussistenza o meno di quegli elementi concreti, univoci e rilevanti dai quali possa rilevarsi la stretta consequenzialità tra fattori inquinanti (gli appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso), soggetti di cui all’art. 77 del Tuel (amministratori e amministrativi) e atti dei diversi settori gestionali, tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi (ex art. 143 del Tuel);

nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, i settori della gestione amministrativa, di cui parla il provvedimento prefettizio, sono 9 e in ordine: Affari istituzionali; Servizi sociali Politiche culturali e giovanili; Servizi demografici; Servizi Finanziari e Risorse Umane; Attività produttive, Sport, Turismo e Spettacolo, Sistemi di comunicazione, CED; Gestione Edilizia Pubblica, Programmazione urbanistica ed edilizia privata; Gestione del Territorio e Ambiente; Polizia Municipale;

l’ordinamento degli enti locali ormai dispone e impone una netta separazione (trasfusa anche nella modifica dell’art. 143 del Tuel, introdotta dalla legge 15 luglio 2009, n. 94) tra compiti di direzione politica (che spettano al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale) e compiti di gestione amministrativa (che ricadono nell’autonomia dei settori comunali);

in virtù dell’applicazione del principio di autonomia nella gestione degli Uffici, i dirigenti hanno i più ampi poteri nell’organizzazione e nell’impiego delle risorse finanziarie e umane dell’Ente;

su appalti, contratti e servizi, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel, tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

nel 2006 il Ministro dell’interno accoglieva la richiesta di Accesso agli atti, formulata dal Prefetto di Messina, che si svolgeva puntualmente nel luglio dello stesso anno;

il Prefetto di Messina, nel 2006, chiedeva lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, nonostante una Relazione commissariale che lo stesso Dicastero, con nota dell’ottobre 2006 (inviata alla Prefettura di Messina), riteneva lacunosa sull’indispensabile sussistenza della “stretta consequenzialità” tra le scelte operate nei diversi settori analizzati e “il fattore inquinante” (come da atto di sindacato ispettivo 4-01106, presentato dall’interrogante il 23 gennaio 2007);

le note di chiarimento 2006/2007 (consegnate il 10 gennaio 2012 alla Commissione d’Accesso), dimostravano l’assoluta correttezza e l’assenza di qualunque inquinamento mafioso nell’attività amministrativa da quando, il 7 dicembre 2001, s’insediava la prima Amministrazione di centrodestra nella città di Barcellona Pozzo di Gotto;

la Relazione dell’Accesso 2006 si occupava delle procedure seguite dal Comune di Barcellona in materia di opere pubbliche, appalti, trattative private, somme urgenze, albi di fiducia, contratti, servizi, forniture, incorrendo in numerose sviste che l’Amministrazione comunale rilevava distintamente nelle note difensive, del 10 ottobre 2006;

le note difensive e le note aggiuntive dell’8 gennaio 2007, inviate al Ministro, al Prefetto di Messina e agli Organi competenti del Ministero dell’interno (riprese in due atti di sindacato ispettivo presentati dall’interrogante, il 23 gennaio 2007 e consegnati ai Commissari d’Accesso il 10 gennaio 2012), evidenziavano le sviste clamorose, gli errori di valutazione e i travisamenti contenuti nella Relazione commissariale 2006 (pubblicata, chissà come, per ampi stralci sul settimanale “Centonove”);

una nota ministeriale dell’ottobre 2006, V Dipartimento – affari territoriali (firmata dal Prefetto La Rosa e inviata al Prefetto di Messina) precisava che per lo scioglimento del consiglio comunale, ai sensi del 143 del Tuel, erano indispensabili l’esistenza e la dimostrazione di una stretta consequenzialità, tra collegamenti (o condizionamenti), “fattore inquinante” e atti amministrativi, capace di determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale, o il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, o grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica); e che, pertanto, la Commissione d’Accesso doveva precisare e chiarire meglio quanto appariva inesatto e generico;

il Prefetto di Messina, dopo aver raccolto, con un supplemento d’indagine, tutti gli elementi sollecitati dalla nota ministeriale Ufficio V, ritirava la precedente proposta di scioglimento;

il Ministro dell’interno, ricevuti dal Prefetto di Messina i chiarimenti richiesti, archiviava la pratica sullo scioglimento del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, attestando, di fatto, l’inesistenza di condizionamenti (o collegamenti) tra la criminalità organizzata e i soggetti di cui all’art. 77, comma 2, del Tuel;

le organizzazioni criminali di stampo mafioso, per dimostrare la loro capacità di penetrazione e la loro forza sul territorio, cercano di infiltrarsi laddove esistono “affari” e notevoli investimenti di risorse economiche pubbliche, e, proprio per questo, l’amministrazione di centrodestra (diversamente da quella precedente di centro-sinistra), dal 7 dicembre 2001 (e cioè da quando è in carica), metteva in sicurezza dal pericolo dell’infiltrazione mafiosa (ormai sono quasi 8 anni) gli atti che riguardano i flussi di denaro (come gli appalti, le forniture, i servizi…), stipulando (con il concorso del Consiglio comunale – prima città in Provincia di Messina) 3 Protocolli di Legalità, 2 con la Prefettura e uno con la Procura della Repubblica di Barcellona PG Messina (il primo, nel settembre del 2004; il secondo, molto più particolareggiato e stringente – il famoso ed efficace Protocollo “Dalla Chiesa” – con delibera n. 404 del 24 ottobre 2005; il terzo, il 12 gennaio 2010);

la stessa amministrazione invia, costantemente e mensilmente (in ossequio ai Protocolli di Legalità e secondo le direttive prefettizie ricevute) alla Prefettura di Messina, per gli opportuni controlli (come da note del Segretario comunale dalle quali si evince, anche graficamente, il dettaglio specifico delle ditte, degli atti e dei documenti da sottoporre a controllo per verificare la regolarità, la sussistenza e il possesso dei requisiti tecnici, giuridici e morali), sia tutti gli atti ai quali è tenuta per lavori pubblici e forniture di servizi sopra-soglia (oltre 250.000 euro), sia tutti gli atti riguardanti procedure negoziate (cottimi e trattative private) per i quali l’Amministrazione non sarebbe tenuta, perché sotto-soglia (meno di 250.000 euro);

la Prefettura accerta la regolarità degli atti ricevuti dall’Amministrazione comunale, vigila sui lavori, controlla appaltatori, fornitori e forniture di cui ai lavori appaltati e solo dopo, grazie alla conoscenza d’informazioni riservate sugli appartenenti alla criminalità organizzata (che una Giunta e un Consiglio, ovviamente, non possono conoscere), la informa (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2, secondo comma, quinto e sesto rigo, del Protocollo Dalla Chiesa), del pericolo d’infiltrazioni mafiose, affinché assuma i provvedimenti conseguenti;

di conseguenza, nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (da quando amministra il centrodestra e ancor di più, dal 2007) sia gli appalti, i contratti, i servizi, gli appaltatori, i fornitori, le forniture e i cantieri di lavoro su una mole ingente di opere pubbliche di grande rilievo sociale (vedi sopralluogo 8/9 febbraio 2011, sui cantieri di cui al Contratto di quartiere, 2) sia ogni atto per cottimi fiduciari e trattative private sotto-soglia, sono sottoposti – giusti Protocolli di legalità stipulati con la Prefettura e il Ministero dell’interno – ai controlli preventivi, contestuali e successivi degli Organi prefettizi e del Nucleo Interforze;

a riprova di quanto al punto di cui sopra – per i lavori di recupero e riqualificazione ambientale della fascia costiera, aree attrezzate e servizi in località Calderà/Spinesante (oggetto del contratto di appalto rep. N. 5735 del 24 luglio 2007, reg. a Barcellona il 26 luglio 2007 al n. 355, mod. 1 e subappalto autorizzato con determinazione n. 159/2008, reg. gen. N. 379/2008) – la Prefettura di Enna (con nota dell’8 marzo 2008 n. di prot. 11909/I-C, Area I, trasmessa dalla Prefettura di Messina al Comune di Barcellona con nota del I aprile 2008, prot. N. 11359/08/14.2/Gab, notificata il 29 aprile 2008), comunicava all’Amministrazione comunale che sul conto della ditta Ma.Ge.Co Srl “pur non sussistendo, a carico delle persone in oggetto indicate, le cause di divieto, di sospensione e di decadenza previste dall’art. 10 della legge n. 575/65, da accertamenti effettuati, sono emersi elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della ditta Ma.Ge.Co. Srl”;

di conseguenza: a) il responsabile del VII settore, in data 20 maggio 2008, rescindeva il contratto con determina dirigenziale n. 478; b) la Ma.Ge.Co avviava un contenzioso con il Comune e la Prefettura di Enna, prima rivolgendosi al Tar di Catania (che, con propria ordinanza, la n. 1438/08, rigettava la richiesta di “sospensiva”) e poi presentando appello al CGA contro il diniego della sospensiva; c) il Consiglio di giustizia amministrativa (CGA) concedeva la sospensiva con ordinanza del 19 gennaio 2009 n. 138 e rinviava la causa al TARS per il merito; d) i lavori rimanevano sospesi fino al 29 maggio 2009, quando (in esecuzione della sentenza n. 941 del 22 maggio 2009) il Tar di Catania, nel merito, accoglieva il ricorso della Ma.Ge.Co, annullando gli atti e i provvedimenti impugnati, tra cui la certificazione della Prefettura di Enna”; e) l’Amministrazione comunale si costituiva al CGA di Palermo contro la sentenza di merito del TAR e contro la Ma.Ge.Co; f) il CGA di Palermo (con sentenza n. 11 del 4 marzo 2010) definiva il contenzioso accogliendo l’appello della Prefettura di Enna; g) l’Amministrazione comunale, di conseguenza, come da delibera della Giunta n. 170 del 15 aprile 2010, confermava la rescissione dal contratto di appalto e correlati subappalti;

a riprova di quanto al punto 62, la Prefettura di Reggio Calabria (per il servizio di pulizia dei locali comunali oggetto del contratto di appalto rep. N. 5770 del 6 maggio 2008, registrato a Barcellona Pozzo di Gotto il 6 maggio 2008 al n. 61 – Mod I) avvertiva (con nota del 1° luglio 2008 – n. di prot. 42764/2008 – Area I) l’Amministrazione comunale che: “Sull’A.T.I. ‘Azienda Europea Servizi Srl – SO.GE.MA. Srl la complessiva valutazione di tutti gli elementi acquisiti mediante gli accertamenti disposti per il tramite delle Forze di Polizia, induce a ritenere sussistente il pericolo di tentativi di infiltrazione mafiose nell’ambito della società in oggetto, ai sensi dell’art. 10 del DPR 252 del 1998”;

di conseguenza (con determina dirigenziale del 29 luglio 2008, reg. gen. n. 2069) il Dirigente del VII settore decideva di revocare le precedenti determinazioni e di recedere immediatamente dal contratto medesimo;

da quando è in carica l’Amministrazione Nania, nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, le Ditte che partecipano alle gare per affidamenti diretti, cottimi o provvedimenti d’urgenza, devono essere iscritte all’Albo di fiducia delle ditte, possedere i requisiti tecnico-giuridici e depositare, al momento dell’iscrizione, il certificato camerale con l’annotazione di eventuali carichi pendenti e il certificato antimafia;

nella città del Longano, le procedure negoziate che riguardano anche le ditte di cui all’albo di fiducia, sono sottoposte alle clausole del Protocollo di legalità “Dalla Chiesa” e, di conseguenza, qualora emergano elementi che lascino intravedere il pericolo d’inquinamento mafioso, il dirigente di settore assume i provvedimenti rescissori conseguenti;

le ditte affidatarie di trattative private e cottimi, OLTRE a possedere (per lavori pubblici, forniture, servizi) i richiamati requisiti, devono rispettare le disposizioni sulla tracciabilità dei flussi finanziari E sottoscrivere la clausola contrattuale che subordina la validità della stipula dell’atto al rilascio da parte della prefettura delle prescritte certificazioni antimafia;

di conseguenza, l’assenza del certificato camerale con annotazione antimafia e del rilascio, da parte della prefettura della prescritta certificazione antimafia, determina il venir meno della validità del contratto, dunque la sua inefficacia e, di conseguenza, la decisione comunale di non liquidare le somme per i lavori eventualmente resi;

com’è evidente, le clausole del Protocollo “Dalla Chiesa”, le richiamate contrattuali e la dichiarazione sostitutiva unica resa dalle ditte affidatarie, ai sensi degli artt. 46 e 47 del testo unico delle disposizioni in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, rendono impossibile e del tutto inutile (se in qualche caso dovesse verificarsi), l’infiltrazione mafiosa nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto perché (in materia di cottimi fiduciari, trattative private, appalti con asta pubblica, contratti, servizi, forniture, servizi, procedure in tema di lavori pubblici) le ditte inquinate, anche se (per errore) iscritte all’albo di fiducia comunale, senza la prescritta documentazione antimafia, subirebbero, in applicazione delle clausole contrattuali ex art. 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, e delle altre di cui a specifici documenti acquisiti agli atti del Senato, la risoluzione del rapporto contrattuale senza ricevere alcun corrispettivo per l’attività svolta;

le ditte per le quali il Sindaco ha firmato ordinanze sono state sempre individuate attraverso l’albo di fiducia delle ditte;

le ditte per le quali il responsabile unico del Procedimento ha firmato le sue ordinanze urgenti sono state sempre individuate attraverso l’albo di fiducia delle ditte;

le procedure sopra descritte (inviando alla Prefettura, in data 27 novembre 2011, e-mail con allegati 3 files per un totale di 82 pagine, contenenti gli elenchi di tutte le ditte ed i mezzi che operavano sul territorio) sono state adottate, durante l’alluvione del 22 novembre 2011, anche per le ditte non iscritte all’albo di fiducia ma che nella particolare situazione di emergenza si sono rese disponibili, con propri mezzi, per lavori di somma urgenza;

di conseguenza, il dirigente di settore non emetterà, alla ditta interessata (sui fondi alluvionali che dovrebbero essere stanziati dal Governo regionale e nazionale) la liquidazione di quanto dovuto, qualora la Prefettura notifichi il sospetto della presenza mafiosa – ai sensi e per gli effetti dei contratti (sottoscritti e acquisiti agli atti del Senato) delle norme di cui al Protocollo di Legalità;

in materia di forniture, lavori e servizi è possibile fare ricorso, in caso di necessità e urgenza, ad affidamenti diretti (sottoscrivendo il contratto di cui al modulo fornito dal Comune);

ricevuta per conoscenza la lettera del 27 aprile 2011 – con la quale il Segretario comunale (con riferimento al Protocollo di Legalità del 12 gennaio 2010, riguardante la demolizione dei fabbricati abusivi, sollecitava i responsabili dell’Ufficio tecnico sulla necessità di accelerare l’iter delle pratiche sulla loro demolizione) il Sindaco Nania, il giorno dopo, invitava il dirigente del VII settore, ingegner Salvatore Bonavita (con lettera 28 aprile 2011, prot. n. 181915) “ad assumere ogni iniziativa utile ad accelerare l’iter istruttorio per l’esecuzione tempestiva dei provvedimenti conseguenti”;

il ritardo nella demolizione degli immobili abusivi non è dovuto all’influenza di alcun fattore inquinante, ma ad alcuni problemi di carattere normativo di cui alla relazione dell’ingegner Orazio Mazzeo, al fatto che l’ingegner Salvatore Bonavita andava in pensione nell’estate del 2011 e alla circostanza che l’ingegner Mazzeo si trova oberato da una serie innumerevole di compiti;

sul progetto di finanza riguardante le lampade votive cimiteriali, deliberato dal commissario straordinario prima del 7 dicembre 2001, è nato un annoso e spinoso contenzioso, come si rileva dalla documentazione allegata;

nel settore ambiente rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

in materia di raccolta rifiuti, il sostituto Procuratore della Repubblica, la dottoressa Raffa, dichiarava – nel novembre 2005 – durante un’audizione della Commissione antimafia della Regione Siciliana, che (dopo decenni di proroghe discutibili e illegittime da parte delle precedenti Amministrazioni) “finalmente” l’Amministrazione in carica aveva avviato le procedure per assegnare il servizio di raccolta attraverso lo svolgimento di una gara pubblica;

la stessa Amministrazione ha messo in sicurezza diverse zone collinari, a rischio frane, nella frazione di Gala, San Paolo, Maloto, Cappuccini, Acquaficara; la chiusura varchi del torrente Idria nel tratto a monte del quartiere Pizzo Castello di Pozzo di Gotto; la ripulitura annuale del letto del torrente Idria, delle saie che attraversano la città e del torrente Longano nei tratti di propria competenza; la realizzazione del depuratore di contrada da Cantoni; la bonifica della discarica Trefinaite (già sequestrata dalla Magistratura e dismessa); il ripascimento di circa 1 chilometro di spiaggia dal tratto antistante il depuratore comunale verso Milazzo;

a fronte della tempestività con la quale l’Amministrazione ha provveduto alla pulizia delle spiagge, “sorprende” la richiesta del 26 gennaio 2012 con la quale i Commissari di Accesso, hanno chiesto gli atti sull’ordinanza n. 70 del 15 giugno 2011 (con la quale il Sindaco ordinava al dirigente del VII settore, ingegner Salvatore Bonavita, di intervenire, con determina, sulla pulizia di circa 5 chilometri di spiaggia, da Cicerata a Cantoni), e sull’esposto a firma Walter Russo in merito al danneggiamento della cosiddetta “duna” di non più di 10 metri lineari;

la predetta “duna”, come da foto, è solo un semplice ammasso di sabbia che si forma e si trasforma in conseguenza delle intemperie marine particolarmente aggressive in quei tratti di spiaggia;

sulla cosiddetta “duna” sono insorti diverbi banali tra abitanti del vicinato e il colmo è stato raggiunto quando un articolista ha favoleggiato di devastazione ambientale sul tratto di spiaggia (come descritto in alcune foto);

la Capitaneria di porto di Milazzo ha vigilato quasi quotidianamente sull’esecuzione dei lavori che hanno interessato circa 5 chilometri di spiaggia e sia la stessa sia i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, intervenuti sui luoghi, non hanno riscontrato nulla di anomalo, non hanno chiesto all’Amministrazione comunale di interrompere i lavori e non hanno elevato alcuna infrazione a carico della ditta che ha eseguito i lavori;

il Sindaco, assunte informazioni sul perché e su come si era svolto il diverbio tra abitanti dell’area retrostante la cosiddetta “duna”, precisava con lettera che i fatti erano diversi da com’erano stati descritti sulla stampa locale;

nel settore anagrafe, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

la Commissione d’Accesso (per accertare eventuali condizionamenti del risultato elettorale tramite l’infiltrazione mafiosa e lo spostamento di rilevanti quote di elettori in grado di alterare le scelte di 34.000 elettori: il cosiddetto “modello Furnari”) ha richiesto all’Ufficio elettorale il numero e l’identità degli elettori che hanno trasferito la loro residenza nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, dal 1° marzo al 30 maggio 2007; e di quanti hanno trasferito la propria residenza alla volta di altri Comuni dal 1° giugno 2007 al 31 dicembre 2007;

la Commissione d’Accesso ha potuto constatare che solo una persona, nel marzo 2007, si è trasferita dal Comune di Cologno Monzese a Barcellona PG e poi, nel luglio dello stesso anno, è rientrata nella città lombarda e che solo tre sono le persone che si sono trasferite in altri Comuni ma nel gennaio del 2008;

gli appartenenti alla criminalità organizzata – come risulta all’Autorità giudiziaria e alla Polizia e come la Commissione d’Accesso può accertare controllando il nome di una candidata (sentimentalmente legata a un personaggio condannato recentemente per fatti di mafia) scesa in lista con una formazione ferocemente schierata contro l’Amministrazione comunale – se avessero potuto, avrebbero trasferito quote consistenti di elettori “condizionati” per fare prendere al Sindaco Candeloro Nania quella “batosta” che la sorella del famoso collaboratore di giustizia, Carmelo Bisognano, auspicava nell’intercettazione riportata il 18 aprile 2008, a pag. 23, del settimanale “Centonove”. La Bisognano, testualmente dichiarava (durante una conversazione intercettata, con il tecnico del Comune di Mazzarà S. Andrea, tale Franco Perdichizzi); “Speriamo che il primo cittadino di Barcellona, Candeloro Nania, ricandidato, prenda una batosta elettorale”;

certamente quattro elettori non costituiscono un fattore inquinante per un risultato elettorale che a Barcellona Pozzo di Gotto è stato determinato da 28.000 elettori;

nella legislatura 2007-2012 solo gli Assessori Scolaro Domenico, Bucolo Emanuele, Lizio Rosario e Calderone Santi hanno confermato le loro deleghe;

nel settore personale, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

nel 2005, ha disposto (dopo averla concordata con il Gruppo Interforze) l’installazione nei Palazzi municipali d’impianti di videosorveglianza per rendere più trasparente la vita amministrativa e i contatti tra dipendenti e cittadini;

la Commissione di Accesso (sulla sua richiesta di cui ai punti 4 e 5 della lettera 12 dicembre 2011, prot. n. 51190), può verificare come, nel periodo dicembre 2001 – gennaio 2012, non sia stato bandito alcun concorso e le assunzioni siano avvenute o perché avviate dalle Amministrazioni precedenti (Spinella Maria Concetta e De Pasquale Salvatore), o per procedure selettive con avvisi pubblici (Parisi Maurizio e dottor Marco Crisafulli) e contratto a tempo determinato (trattandosi di figure dirigenziali per le quali vige il principio fiduciario), o per mobilità (Rotella Luigi Mirabile Maria Lina) o per carenze organizzative nell’Ufficio tecnico, e sempre con contratto a tempo determinato, (ingegner Giovanni Maimone e Mazza Giuseppe);

senza concorsi per nuove assunzioni e come effetto della notevole riduzione di personale dovuta ai pensionamenti, l’Amministrazione ha risparmiato, negli anni successivi al 7 dicembre 2001 (tra il 2006 e il 2011), almeno un milione di euro, orientando (pur nelle difficoltà che è facile immaginare per i continui tagli alle risorse pubbliche) virtuosamente ed efficientemente l’organizzazione municipale;

la capacità di risposta della sua macchina burocratica e la sua efficienza organizzativa sono state apprezzate, per unanime riconoscimento da parte delle Autorità civili e religiose, durante la recente alluvione che ha messo in ginocchio la città del Longano;

la stessa Amministrazione ha adottato la “Carta dei servizi sociali” per una puntuale verifica sull’attività degli Uffici municipali e per assicurare un’interlocuzione più aderente alle esigenze dei cittadini bisognosi e meno abbienti che richiedono maggiori cure e attenzioni;

ha utilizzato al meglio le risorse disponibili per rendere la macchina burocratica più efficiente, nonostante manchino professionalità tecniche nel proprio organico;

ha ricevuto, nel 2005, il certificato “Qualità di Sistema” e rilascia, da un anno, la carta d’identità elettronica;

pubblica on line, già dall’anno 2007 (e, dunque, da un anno prima che la pubblicazione diventasse obbligatoria per legge) tutte le delibere, le determine e le ordinanze sindacali, e tutte le delibere del Consiglio comunale;

perfino la precedente Commissione di Accesso non ha rilevato nulla di grave in capo agli impiegati, ai funzionari e ai dirigenti a proposito delle funzioni svolte e ai ruoli dai medesimi ricoperti nell’ambito dell’organizzazione degli Uffici;

5 dei 9 dirigenti che provenivano dalle precedenti Amministrazioni sono andati in quiescenza tra il 2005 e il 2011 (l’ex Comandante dei Vigili urbani, Domenico Fumia, l’ingegner Gaetano Calabrò, l’ingegner Salvatore Bonavita, il dottor Natale D’Amico e il Signor Francesco Imbesi), per cui la struttura burocratica dirigenziale risulta diretta dai 4 dirigenti rimasti e dal segretario comunale;

per quanto riguarda l’attività interna, ha reso l’organizzazione degli Uffici più efficiente e controllata, mediante la puntuale verifica dei carichi di lavoro tramite l’Organismo interno di valutazione (OIV), e per quanto riguarda chi entra e chi esce dalla Casa municipale, tramite l’impianto di videosorveglianza;

la lente d’ingrandimento della verifica quotidiana, con la videosorveglianza, consente la registrazione permanente di chi accede agli Uffici e di ciò che avviene lungo i corridoi municipali (con specifica attenzione gli impiegati, alle presenze e alla verifica del badge d’ingresso e uscita dall’ente);

ha adottato regolamenti che, per il buon funzionamento dell’Ente e per una migliore organizzazione degli Uffici, hanno reso la macchina burocratica più efficiente, efficace, trasparente e tale da permettere ai cittadini di meglio interloquire con gli organismi municipali nell’erogazione dei servizi e nelle pratiche che li interessano (rilascio di autorizzazioni, concessioni, certificazioni e uso dei servizi d’assistenza);

la Giunta comunale, con delibera n. 212 del 7 luglio 2011, sospendeva dal servizio con privazione della retribuzione il dipendente Cambria Francesco, a decorrere dal giorno in cui era stato sottoposto alla misura restrittiva della libertà personale, e cioè il 24 giugno 2011, come si apprendeva nella tarda mattinata. Il provvedimento di sospensione era inviato immediatamente alla Commissione disciplina per l’avvio del relativo procedimento e per l’assunzione dei provvedimenti conseguenti. Il funzionario capo del servizio, dottor Armando Sottile spiegava nella sua del 30 gennaio 2012 e 3 febbraio 2012 che il dipendente Cambria Francesco non poteva essere considerato un assenteista ma un dipendente sottoposto a misura cautelare per reati di natura mafiosa. Il funzionario capo non comunicava la sua assenza al dirigente del settore proprio per questi motivi, diversamente da come avviene nel caso in cui si tratta di un assenteista che non invia alcuna giustificazione. Analoghi provvedimenti di sospensione dal servizio sono stati adottati nel passato nei confronti degli unici tre dipendenti di ruolo sottoposti a misura restrittiva della libertà personale;

in ogni caso, la Commissione d’Accesso non può scaricare specifiche inefficienze evocando “un fattore inquinante” che non esiste e addebitando eventuali disservizi (se e, in quanto, accertati) sulle spalle dell’attuale Amministrazione, giacché, per un verso, il personale interno l’ha ricevuto in dotazione dalle precedenti al 2001 (ed è ancora quello già esaminato nell’Accesso 2006) e per altro verso non può rinnovarlo con nuove e più aggiornate assunzioni;

nel settore contratti e affitti, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

in 11 anni di attività, l’Amministrazione ha assegnato un solo alloggio popolare al primo in graduatoria e perché tutti gli alloggi popolari esistenti in Barcellona PG sono stati assegnati dalle Amministrazioni precedenti al 7 dicembre 2001;

ha avviato tutte le procedure di legge e i decreti ingiuntivi per i canoni maturati e non versati dagli inquilini morosi;

respinge al mittente l’accusa del richiamato politico palermitano (secondo cui il Comune, stipulando un contratto d’affitto con la Dibeca Sas, avrebbe favorito l’avvocato Rosario Cattafi), sia perché non è vero che l’affitto in questione sia l’unico stipulato dall’Amministrazione comunale con privati; sia perché l’immobile di via Operai, n. 72, è stato trasmesso alla madre del Cattafi, Di Benedetto Nicoletta, per successione ereditaria dai genitori; sia perché ciò dimostra inconfutabilmente che l’immobile di via Operai, n. 72, non è di provenienza sospetta o illecita; sia perché l’immobile di via Operai, n. 72, è stato tenuto in affitto dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona e dal Ministero dell’interno per 32 anni (fino al 1992); sia perché il contratto d’affitto in corso è stato ritenuto utile, conveniente e deciso dall’Amministrazione di centrosinistra il 15 giugno 2000, con delibera della Giunta n. 233, per il canone annuo di 54 milioni di lire e con una durata di 6 anni più 6, come per legge; sia perché la delibera comunale sull’immobile di via Operai, n. 72, è stata successivamente (e prima del 7 dicembre 2001), confermata e resa esecutiva dal commissario regionale, dottor Zaccone; sia perché, essendo l’immobile di via Operai, n. 72, di provenienza lecita ed ereditaria ed essendovi alloggiati gli Uffici comunali e la CRI, l’Amministrazione non può procedere motivatamente al recesso anticipato dal contratto;

nel settore ragioneria, rileva l’assoluta inesistenza della stretta consequenzialità, richiesta dall’art. 143 del Tuel tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione nel procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi e capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati o un grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

l’Amministrazione ha estinto, dal 7 dicembre 2001, debiti per circa 14 milioni di euro, ricevuti in eredità dalle Amministrazioni precedenti;

nella consiliatura iniziata il 13 maggio 2007 fino ad oggi, ha speso per gli esperti la somma di 81.735,60 euro lordi, come dire mediamente, 16.000 euro lordi l’anno;

dal 13 maggio 2007 sono state impiegate risorse limitatissime per consulenti e solo su obiettivi specifici di sviluppo;

per gli incarichi tecnici, quando ha potuto, si è servita delle risorse interne, mentre negli altri casi li ha conferiti tenendo conto della normativa in vigore. Più esattamente, quando si è trattato di lavori pubblici per i quali la legge consentiva incarichi fiduciari, il Sindaco provvedeva alla nomina attingendo all’Albo di fiducia; negli altri casi con gara pubblica;

il dottor La Rosa Luigi, con riferimento alla richiesta della Commissione di Accesso sulle generalità dei membri revisori dei conti, non era riconfermato dal Consiglio comunale, giacché, nel frattempo, era stato indagato in un procedimento penale riguardante l’AIAS di Milazzo;

le spese telefoniche, con riferimento alle utenze telefoniche di cui alla richiesta commissariale 19 dicembre 2011, assommano a non oltre 30.000 euro annue, ivi comprese quelle per giudici e Pubblico ministero del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, e perché ha stipulato un contratto con la Tim, con gara celebrata il 3 ottobre 2007, per n. 138 carte Sim, a un costo molto vantaggioso (come da documento già in possesso dei Commissari);

l’importo del traffico telefonico sulle utenze intestate al comune di Barcellona Pozzo di Gotto (Uffici comunali, Tribunale, Procura, Scuole, Università), rientra dentro i parametri di un Comune di circa 45.000 abitanti e solo per gli Uffici giudiziari si aggira sui 50.000 euro annui;

per verificare il consumo idrico, dopo parecchi anni durante i quali (prima del 7 dicembre 2001) i contatori non erano né controllati né letti, il Sindaco Nania è stato costretto, dopo pochi mesi dalla sua prima elezione, a emanare un’ordinanza per la loro pulitura;

ha acquistato, con diverse gare, circa 2000 contatori, collocandone già oltre 1.500;

ha recuperato, dopo decenni di lassismo e incuria, sfidando l’impopolarità, dal 2002 al 2011, circa 8 milioni di euro per morosità di acqua e circa 7 milioni di euro dall’evasione fiscale su Ici e Tarsu;

monetizzando gli oneri di urbanizzazione, ha programmato una migliore utilizzazione delle risorse erariali per l’eventuale realizzazione di opere pubbliche a tutto vantaggio della comunità cittadina;

monetizzando gli oneri di urbanizzazione, ha programmato servizi più aderenti agli interessi dei cittadini, una più equa ripartizione dei costi sociali e una migliore localizzazione degli stessi servizi;

applicava, già con determina dirigenziale n. 14 dell’11 gennaio 2006, una riduzione del 10 per cento sulle indennità dei propri membri di giunta e di Consiglio;

nonostante abbia sanato l’Ente, risanando debiti, recuperando imposte ed eliminando sprechi, solo per un effetto distorsivo, determinato dai finanziamenti di cui al punto 7 (ricevuti nel 2007 per investimenti), sforava il patto di stabilità, ma faceva ricorso al TAR, eccependo l’illegittimità costituzionale;

visto che l’art. 143 del Tuel prevede lo scioglimento di un Consiglio comunale quando emergano “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”;

visto che come da documento del Ministero dell’interno, a firma del Prefetto La Rosa, inviato nell’ottobre 2006 al Prefetto di Messina, citato nell’atto di sindacato ispettivo 4-01106, per lo scioglimento del Consiglio comunale, ai sensi dell’art. 143 del Tuel, è indispensabile che sussista e si dimostri la stretta consequenzialità tra fattore inquinante e atti amministrativi tale da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi capace di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale, il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati, (o) grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica;

tenuto conto che la separazione (trasfusa anche nella modifica, introdotta dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, all’art. 143 del Tuel) tra compiti di direzione politica (che spettano al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale) e compiti di gestione amministrativa, demandati all’autonomia della gestione nei settori comunali, ormai è netta (in applicazione dell’ordinamento degli enti locali);

tenuto conto che, in applicazione del vigente art. 143 (con riferimento all’organizzazione del pubblico impiego), la Commissione di Accesso ha il potere/dovere di verificare se eventuali pregiudizi che derivino da un’ipotetica infiltrazione mafiosa su specifici atti amministrativi riguardino, o ricadano, soltanto su qualcuno dei settori dell’organizzazione burocratica ma non su tutta la macchina amministrativa e sull’Amministrazione in generale dell’Ente (sì da ricondurre a normalità, semmai, la vita amministrativa nel settore ove è stata violata),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di revocare la delega concessa al Prefetto di Messina per l’Accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto; o se non ritenga di invitare la Commissione d’Accesso a trarre le sue conclusioni, dando atto di come, in tema di lavori pubblici, contratti e servizi riguardanti la gestione dei diversi settori amministrativi, grazie alle decisioni e ai comportamenti trasparenti dell’Amministrazione Nania, ai Protocolli di legalità e ai controlli preventivi, contestuali e successivi che sono il risultato della feconda collaborazione istituzionale tra Prefettura e Comune, non si registrino collegamenti o condizionamenti delle organizzazioni criminali sugli organi di cui all’art. 77, comma 2, del Tuel, tali da compromettere o alterare il processo dì formazione della volontà degli organi elettivi, tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità amministrativa, o tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.