SVOLTA STORICA: Fisco, accordo Italia-Monaco per abolizione del segreto bancario. LE INCHIESTE PIU' RECENTI DELLE PROCURE HANNO RIGUARDATO AMADEO MATACENA E FRANCANTONIO GENOVESE

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E’ stato firmato oggi, a Monaco, l’accordo in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali tra l’Italia ed il Principato di Monaco che, analogamente a quanto gia’ avvenuto con la Svizzera ed il Liechtenstein, pone fine al segreto bancario nello Stato estero. Lo rende noto il ministero dell’Economia aggiungendo che e’ stato firmato anche un Protocollo in materia di “richieste di gruppo”. L’accordo, informa una nota, consentira’ di sviluppare la cooperazione amministrativa tra i due Paesi e quindi di rafforzare il contrasto all’evasione fiscale transnazionale. Firmatari dell’accordo per l’Italia, l’ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco, Antonio Morabito e per Monaco, il ministro per gli Affari Esteri e della Cooperazione Gilles Tonelli. Alla cerimonia hanno preso parte il ministro per le Finanze ed Economia monegasca Jean Castellini, il direttore delle Finanze Thierry Orsini e in rappresentanza dell’amministrazione fiscale italiana il tenente colonnello Pietro Bollettieri. L’accordo e’ basato sul modello Ocse di Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e consente lo scambio di informazioni su richiesta. Lo Stato a cui sono richieste le informazioni non puo’ rifiutarsi di fornire allo Stato richiedente la collaborazione amministrativa per mancanza di interesse ai propri fini fiscali, ne’ opporre il segreto bancario. Il Protocollo che disciplina le richieste di gruppo, spiega ancora il Tesoro, consentira’ di presentare richieste in relazione a categorie di comportamenti che fanno presumere l’intenzione dei contribuenti di nascondere al fisco italiano patrimoni/attivita’ detenute irregolarmente nel Principato di Monaco. L’Accordo sullo scambio di informazioni e il Protocollo si applicano dopo la ratifica da parte dei Parlamenti dei rispettivi Paesi, e potra’ riguardare elementi in essere alla data della sottoscrizione dell’Accordo. Con la firma, il Principato viene considerato ai fini della Voluntary Disclosure un Paese ‘non black list’, circostanza che consentira’ ai cittadini italiani che detengono in maniera illegale patrimoni/attivita’ a Monaco di accedere alla procedura di regolarizzazione alle condizioni piu’ favorevoli previste dalla legge (pagamento per intero delle imposte dovute e sanzioni ridotte). Insieme all’accordo e al protocollo e’ stata firmata anche una dichiarazione congiunta di carattere politico con la quale i due Paesi confermano il reciproco impegno ad applicare lo scambio automatico di informazioni sulla base dello standard globale Ocse, nel rispetto della tempistica concordata a livello internazionale. L’Italia, subito dopo l’entrata in vigore dell’accordo e del protocollo, eliminera’ il Principato di Monaco dalla black list basata esclusivamente sul criterio dello scambio di informazioni e relativa alla deducibilita’ di costi e spese, ed includera’ Monaco nella white list dei Paesi che effettuano lo scambio di informazioni.

QUANDO IL PRINCIPATO DI MONACO ERA UN “PARADISO” – Il capostipite e’ “Malizia”: e’ il 1297 e gia’ parliamo di Grimaldi, legittimamente principi nel 1612. A Monaco regna la stessa famiglia da secoli ed il sovrano a cui va la massima riconoscenza dei sudditi e’ Carlo III, che nel 1869 fece costruire il Casino’ e aboli’ le imposte dirette. L’assenza di tassazione sul reddito delle persone fisiche ha rappresentato per anni l’attrazione piu’ grande di questa piccola terra del lusso: cosi’ negli anni ha attratto capitali esteri e operatori internazionali. Ma e’ anche divenuta meta privilegiata di evasori e di quanti volevano riciclare fondi neri. Solo nel 2009 e’ stato eliminato dalla lista ‘grigia’ dei paradisi fiscali non cooperativi stilata dall’Ocse. La nuova politica ha portato il Principato ad aderire a vari organismi inernazionali in materia di trasparenza fiscale e di lotta contro il ricilaggio, finanziamento al terrorismo e lotta alla corruzione (Global tax Forum dell’Ocse, Gafi, Moneyval, Greco). In Italia, pero’, la memoria va al periodo di Mani pulite e all’inchiesta che venne battezzata “Monaco connection”, alle inchieste delle Procure (tra le ultime quella sull’attivita’ di Amadeo Matacena e quella sul patrimonio del deputato Francantonio Genovese, nella foto Edg) e ai vip che hanno ottenuto la residenza per sfuggire al fisco. Ora la stagione dei paradisi fiscali e degli scandali sembra voltare pagina: torneremo a parlare di Montecarlo solo per il Festival del circo, il Gran premio e il gossip sulla casa regnante. (AGI)