MESSINA: Morte Provvy Grassi, dodici persone indagate. Il sostituto procuratore Capece Minutolo ha iscritto nel registro degli indagati ex presidenti, commissari e funzionari del CAS

Rosario Pasciuto – A 13 mesi dal ritrovamento del corpo di Provvidenza Grassi in una scarpata sotto il viadotto Bordonaro della tangenziale, la Procura ha chiuso le indagini su uno dei casi più controversi degli ultimi anni. Il sostituto procuratore Diego Capece Minutolo ha inviato il relativo avviso a 12 persone fra ex direttori, commissari e dirigenti del CAS. Raddoppia dunque il numero degli indagati rispetto all’apertura del fascicolo ma per due persone la posizione è stata archiviata: si tratta di Carmelo Cigno, responsabile di zona del CAS ed Antonino Spitalieri responsabile delle manutenzioni. Nei loro confronti non sono emerse responsabilità al contrario di altri soggetti che non si sarebbero adoperati in questi anni per migliorare la sicurezza del tratto di autostrada in cui ha trovato la morte la 27enne commessa messinese. Entrano così nell’inchiesta altri otto indagati. Si tratta degli ex presidenti del CAS Antonino Minardo e Patrizia Valenti, degli ex commissari straordinari Benedetto Dragotta, Matteo Zapparrata e Calogero Beringheli, degli ex direttori generali Felice Siracusa, Mario Pizzino e Maurizio Trainiti. Vanno ad aggiungersi ai già indagati ex commissari del Consorzio Nino Gazzara ed Anna Rosa Corsello ed ai direttori tecnici Gaspare Sceusa e Letterio Frisone quest’ultimo tuttora ai domiciliari dopo essere stato arrestato nell’operazione Tekno per gli appalti truccati al CAS. Le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono omicidio colposo e per alcuni di loro rifiuto d’atti d’ufficio.

Provvidenza Grassi la sera del 9 luglio 2013 stava tornando a casa a S.Lucia sopra Contesse dopo essere stato dal fidanzato a Rometta. Secondo la ricostruzione della sottosezione Boccetta della polizia Stradale giunta quasi all’uscita della galleria Bordonaro la ragazza perse il controllo dell’auto che si ribaltò e schizzò verso il guard rail ma sfortunatamente passò attraverso un varco e finì nella scarpata. Lì restò per sei mesi fino alla sera del 29 gennaio 2014 quando un operaio notò la carcassa dell’auto e poi il cadavere adagiati dietro una casa cantoniera. Le indagini della Polstrada e la perizia del consulente della Procura, l’ingegner Andreas Pirri hanno sempre seguito la pista dell’incidente stradale autonomo versione che non ha mai convinto i familiari della ragazza che avevano sollevato dubbi sulla causa della morte di Provvidenza. Nell’avviso di chiusura delle indagini viene contestato ad otto indagati il reato di rifiuto di atti d’ufficio perché nel periodo preso in considerazione, dal 2001 ad oggi, presidenti e commissari non avrebbero disposto, anzi addirittura si sarebbero rifiutati di porre in essere interventi di messa in sicurezza delle galleria dell’autostrada Messina Palermo ed in particolare il raccordo dei terminali delle barriere di protezione poste all’uscita delle galleria con la volta delle stesse. Proprio da uno di quegli spazi lasciati liberi dal guard rail è passata l’auto di Provvidenza Grassi finendo nella scarpata. E tutto ciò nonostante durante un collaudo, il 10 febbraio 2006, i tecnici dell’Anas avessero segnalato il pericolo intimando ai responsabili del CAS d’intervenire. E anche la Polizia stradale il 3 ottobre 2006 fece la stessa cosa con riferimento alla tratta autostradale Messina-Divieto. Avvertimenti, che secondo la Procura, sono rimasti inascoltati e proprio i mancati interventi di messa in sicurezza sarebbero una delle cause della tragedia.

Rosario Pasciuto – gazzetta del sud.it