MESSINA: Preso il latitante Saverio Baratta, vicino al clan tortoriciano dei Bontempo Scavo

20 marzo 2015 Cronaca di Messina

BARATTA Saverio

Tradito dalla voglia di festeggiare il suo compleanno con i familiari. Così è stato catturato, a Milazzo sul lungomare Vaccarella, il 41enne Giuseppe Saverio Baratta, originario di Termini Imerese ma da sempre residente a Brolo.

L’uomo era ricercato dal luglio del 2014 in quanto colpito da un ordine di esecuzione per la carcerazione. Il Baratta deve scontare un residuo di pena di 4 anni e 8 giorni di reclusione per associazione di tipo mafioso.

La condanna definitiva, derivante dalla nota operazione Icaro – Romanza, è stata emessa il 2 luglio 2014, data in cui il Baratta si è dato alla macchia.

Il suo ruolo nel clan dei Tortoriciani dei Bontempo Scavo era stato delineato nell’ambito del maxi-processo grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Santo Lenzo dalle quali si evince come il Baratta si sia incuneato nell’ambito della criminalità organizzata brolese di metà anni ‘90 ed abbia assunto il ruolo di capo di un gruppo locale di giovani dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, a reati contro il patrimonio e ad attività estorsive, sotto l’ala protettrice dello stesso Lenzo.

Addirittura il gruppo ha avuto il bene placet dei fratelli Mignacca i quali, all’inizio del 1996 hanno incontrato a Montalbano un rappresentante di Baratta, in quanto lo stesso si trovava ai domiciliari per altri reati, per accordare una suddivisione al 50% dei proventi delle attività di spaccio ed estorsione nel territorio di Brolo, sempre però sotto la guida di Lenzo.

Gli investigatori, consapevoli del ruolo di spicco che il Baratta aveva assunto nell’ambito della locale criminalità organizzata, hanno avuto sempre la convinzione che fosse rimasto sempre in zona contando sull’appoggio dei propri familiari.

E sono stati proprio i movimenti dei familiari nel giorno del compleanno del Baratta che hanno consentito di individuare il suo nascondiglio. Difatti dopo una giornata di pedinamenti sono giunti ad un’abitazione in una via interna in zona Vaccarella di Milazzo dove i parenti più stretti del Baratta si erano riuniti.

Dopo aver circondato l’abitazione, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Patti hanno fatto irruzione, intravedendo una figura che scappava dall’uscita posteriore dell’abitazione: il Baratta si era dato alla fuga sui tetti delle abitazioni adiacenti per poi essere avvistato dai militari che cinturavano la zona all’interno di un rudere abbandonato. Accedendo con una scala alla finestra del primo piano del rudere, apparentemente il fuggiasco sembrava scomparso, quando poi veniva notata una scarpa che fuoriusciva da una coperta rosa in mezzo a dei cespugli. Intimato ad uscire, il Baratta si consegnava ai carabinieri.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato condotto presso la casa circondariale di Messina Gazzi.

RASSEGNAWEB – VERONICA CROCITTI – TEMPOSTRETTO.IT – Erano sicuri che nel giorno del suo compleanno, che coincideva anche con quello del suo onomastico nonché con la festa del papà, il latitante Giuseppe Saverio Baratta avrebbe avuto voglia di festeggiare insieme ai suoi parenti ed al suo figlioletto. E’ stato proprio questo desiderio a tradirlo, mentre si trovava nella casa che aveva affittato a Milazzo, sul lungomare di Vaccarella. Era tutto pronto per il banchetto, forse Baratta è riuscito ad assaggiare l’antipasto, ma alla torta non è neanche arrivato. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Patti, coordinati dal capitano Lorenzo Buschittari, lo stavano già tenendo d’occhio pronti ad intervenire nel momento più opportuno.

Giuseppe Saverio Baratta, 41 anni, nato a Termini Imerese ma da sempre abitante di Brolo, era ricercato dallo scorso 2 luglio, allorquando era sfuggito all’ordine di carcerazione che l’avrebbe voluto in carcere per 4 anni e 8 mesi. Qualche giorno prima che i carabinieri andassero a prenderlo, Baratta era sparito dalla circolazione.

Un volto ed un nome noto, il suo, soprattutto nel brolese e nella zona di Tortorici. Implicato e condannato nel maxi processo Icaro – Romanza, Baratta aveva un ruolo all’interno del clan mafioso dei Tortoriciani di Bontempo Scavo. Sono state le dichiarazioni del pentito Santo Lenzo a far emergere la sua figura, a partire dalla metà degli anni ’90 quando Baratta si inserì nella criminalità organizzata mettendo su un gruppo folto di giovani dediti allo spaccio di droga, vari reati contro il patrimonio e attività estorsive, proprio sotto l’ala protettiva di Lenzo. Una piccola attività “personale” che aveva avuto il bene placet dei fratelli Mignacca con cui il gruppo di Baretta si era anche accordato per una suddivisione del 50% dei proventi dell’attività di spaccio ed estorsione nel brolese.

Da allora, la vita di Baratta si è evoluta tra diverse attività, sempre legate ad episodi di spaccio ed estorsione. Anche in un’altra occasione si era reso latinante, ma anche in quel caso alla fine aveva dovuto arrendersi alla giustizia. Come ieri, quando i carabinieri lo hanno scovato nel bel mezzo dei festeggiamenti. Da una giornata, i militari tenevano d’occhio i suoi famigliari nella convinzione che sarebbe accaduto qualcosa di importante. E così è stato.

Baratta ha tentato in tutti i modi di non farsi prendere, dando vita ad un rocambolesco inseguimento sui tetti del lungomare milazzese durato diversi minuti. Quando si è accorto che la casa era stata circondata, infatti, è scappato dall’uscita posteriore iniziando a correre a più non posso in cima alle abitazioni. Arrivato sul tetto di un rudere, dovendo scegliere dove buttarsi, ha preferito un volo di 4-5 metri verso l’interno. Forse le erbacce hanno attutito il colpo, poiché il 41enne ne è uscito completamente illeso, tanto da riuscire poi a nascondersi, inutilmente, sotto una coperta. Ma i carabinieri sapevano già che non aveva scampo. Hanno notato la sua scarpa che fuoriusciva dalla coperta e gli hanno intimato di arrendersi. Così è stato, e dopo aver commentato ironicamente sull’eccessiva all’altezza del suo salto, è stato rinchiuso nel carcere di Gazzi.