MESSINA: Ecco l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto dei quattro finanzieri. Il gip: «Pianificavano gli esiti dei controlli». Quelle cene «senza chiedere il conto… limitandosi ad un laconico “quanto è il disturbo”»

15 dicembre 2015 Inchieste/Giudiziaria

Guardia-di-Finanza

Nuccio Anselmo – Gazzetta del Sud – «Uno spaccato che desta notevole allarme», una vicenda dove «… si delineava una vera e propria attività di pianificazione non dei controlli quanto dei loro esiti». È nelle ultime pagine della sua ordinanza di custodia cautelare che il gip Maria Teresa Arena compie un’analisi di tutto il materiale probatorio che è emerso nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari i quattro finanzieri in servizio a Messina, il maresciallo Domenico Inferrera e i sovrintendenti Massimo Giuffrè, Giuseppe Rondinone e Gaetano Calafiore. Un’inchiesta gestita dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto della Dda Fabrizio Monaco. Il gip Arena scrive cose durissime: «I militari su indicati intrattengono rapporti di cointeressenza con imprenditori ed esercenti attività commerciali e di ristorazione in forza dei quali li tengono al riparo da controlli che ove eseguiti nel rispetto delle procedure cagionerebbero loro dei “danni” economici». Tutto questo secondo il gip lo hanno fatto «… strumentalizzando il loro ufficio, con sprezzo del dovere assunto indossando la divisa del Corpo della Guardia di Finanza, tradendo i superiori gerarchici, ispirandosi solo ed esclusivamente ad un tornaconto per ottenere il quale, abusando del loro ufficio, pongono in essere atti falsi e non risparmiano di tradire la funzione svolta ed il dovere di riserbo, tra l’altro strettamente connesso al tipo di attività da svolgere, rivelando agli imprenditori “amici” le programmate verifiche nonché più in generale le notizie apprese in ragione del pubblico ufficio ricoperto». Le ragioni del loro operato? «Non solo per evitare danni ai titolari (che deriverebbero dalle sanzioni che dovrebbero essere loro irrogate), ma vieppiù per ottenere benefici ed utilità di vario genere. È risultata – scrive ancora il gip – quella di recarsi durante le ore di servizio a pranzare o cenare gratis, garantendo poi, a chi si presta, una sostanziale “impunità”». A delineare questo quadro, definito dal gip allarmante, i finanzieri, quelli che hanno indagato con grande capacità e discrezione sui loro stessi colleghi, ci sono arrivati ascoltando un’intercettazione telefonica il 2 febbraio del 2013 tra l’imprenditore Adriano Fileti (il quinto indagato, per lui non è stata emessa alcuna misura restrittiva, è assistito dall’avvocato Antonio Roberti) e Calafiore. In qualche battuta parecchio emblematica Calafiore «… rivelava a Fileti che qualche giorno prima, transitando con il proprio comandante lungo la litoranea, giunti nei pressi del lido Vintage (intestato alla moglie di Fileti…, ma a lui direttamente riconducibile) “il capo” gli aveva chiesto “qua come è messo”. Calafiore gli aveva risposto che “era tutto a posto… gli ho detto io è come se avessi verificato” ma il comandante non si era accontentato della risposta ed aveva manifestato il preciso proposito di svolgere degli accertamenti (“dobbiamo vedere”). La risposta – prosegue il gip -, aveva destato una certa preoccupazione nel Calafiore che di ciò informava prontamente Fileti, affinché non si trovasse scoperto». Ma quel comandante andò dritto per la sua strada di legalità, così come “temeva” Calafiore, tanto e vero che sentito nel corso dell’indagine ha dichiarato: «… ricordo di aver chiesto a Calafiore come mai lo stabilimento in parola non fosse stato mai controllato ricevendo in risposta dal militare che mi rappresentò che lo stabilimento era frequentato da gente importante o che il titolare vantava conoscenza di rilievo. Nonostante tale risposta ho comunque ordinato l’ispezione prontamente effettuata dalla pattuglia incaricata e conclusa, come ho detto con esito irregolare». Quel lido cioé venne sanzionato nonostante Calafiore avesse tentato di sviare l’attenzione del suo superiore. C’è poi nell’ordinanza di custodia cautelare una lunga disamina da parte del gip Arena dei “pranzi” e delle cene” effettuate dal gruppo. Ecco un passaggio emblematico: «… che i tre come consuetudine, non abbiano pagato la cena consumata durante l’orario di servizio lo si evince dalle dichiarazioni di… il quale confermava che la segretaria lo aveva informato della loro presenza. Giunto al locale, constatava che non si trattava di un’attività di servizio. Al termine della cena i militari andavano via senza aver effettuato alcun controllo, ma soprattutto “senza chiedere il conto” limitandosi ad un laconico “quanto è il disturbo”».

Gli interrogatori di garanzia. Davanti al gip tutti negano le accuse.

Sono durati fino alle otto e mezza di sera gli interrogatori di garanzia davanti al gip Maria Teresa Arena dei quattro finanzieri, che devono rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio, abuso e falso (Inferrera anche di un episodio di truffa, per la partita di calcetto disputata durante l’orario di servizio). Il primo ad essere sentito, con inizio intorno alle tre del pomeriggio, è stato Calafiore, che era accompagnato dall’avvocato Enzo Grosso. Il finanziere ha negato le accuse ed ha affermato che in più d’una occasione sotto le direttive del proprio comandante ha sanzionato parecchi locali. Il primo faccia a faccia è andato avanti per circa un’ora. Poi è stata la volta degli altri tre, ovvero Giuffré, Inferrera e Rondinone, che sono tutti assistiti dall’avvocato Nunzio Rosso. Un tour de force che è andato avanti fino a tardi. I tre hanno sostanzialmente negato gli addebiti e fornito una diversa ricostruzione dei fatti, nel senso di una diversa lettura e una contestualizzazione delle conversazioni che sono state intercettate. Quanto all’episodio della partita di calcetto è stato evidenziato che rispetto all’orario di servizio (dalle 18 alle 2 di notte) quel giorno anticiparono l’inizio effettivo alle 16.30, fatto provato dai verbali delle attività. In tema di conversazioni sui locali da controllare intercettate nel corso dell’inchiesta si è trattato – hanno ribadito i tre a più riprese -, solo di considerazioni tra colleghi, come dire che tra controllare ed eventualmente verbalizzare un conoscente ed uno sconosciuto preferivano in sostanza lo sconosciuto, ancor di più se astrattamente si trattava di un terzo “discutibile”. Le risultanze delle indagini – hanno affermato i tre -, confermano come in almeno un caso il controllo eseguito a Torre Faro è risultato diverso da ciò che appariva come programmato, stando proprio alle intercettazioni. Inferrerra e Rondinone hanno poi affermato di non avere mai avuto alcun rapporto con Fileti, che pertanto non c’era ragione di preavvisarlo, non essendovi alcun rapporto di amicizia, confidenza o utilità. Quanto ai locali riconducibili a Giuffré, ovvero “Sottovento” e “502”, il finanziere ha sostenuto di non aver fornito in alcun modo ai due colleghi le generalità di un finto cliente, e che la verifica fu autentica e regolare, ma irregolare fu la verbalizzazione. Sul 502 sussisterebbe semmai un interesse contrario, visti gli scritti anonimi che indicavano Giuffré come autore di una sorta di “protezione”.