LA LENTEZZA DELLA GIUSTIZIA HA VANIFICATO TUTTO. TUTTI I NOMI – BARCELLONA, L'OPERAZIONE 'BADGE' CONTRO L'ASSENTEISMO AL COMUNE: RESTANO IMPUNITI I 35 ASSENTEISTI. NON DOVERSI PROCEDERE PER INTERVENUTA PRESCRIZIONE

22 dicembre 2015 Inchieste/Giudiziaria

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Leonardo Orlando – Barcellona – Restano impuniti i casi di assenteismo dal lavoro di 35 dipendenti di Palazzo Longano documentati dai carabinieri della Compagnia di Barcellona nell’ambito della maxi operazione “Badge”. La lentezza della giustizia che ha fatto maturare la prescrizione, che di fatto estingue i reati contestati, ha vanificato, già nel giudizio di primo grado conclusosi solo ieri, il lavoro investigativo dei carabinieri, in particolare della stazione, caratterizzato da appostamenti, annotazioni e riprese fotografiche che documentavano assenze e, quel che è più grave, persino sostituzioni di persone che al posto dei dipendenti comunali si recavano al Comune per “passare” la banda magnetica del “badge” nell’orologio marcatempo del Municipio di Barcellona. Sono stati infatti dichiarati prescritti, già in primo grado, i reati di truffa aggravata contestati singolarmente ai 33 imputati degli ultimi due consistenti tronconi dell’operazione “Badge”. Ieri, il giudice monocratico Maria Celi, ha infatti dichiarato il non doversi precedere per intervenuta prescrizione, nei confronti di 35 imputati. Solo per due di essi, è stata decisa nel merito, per singoli episodi, una parziale assoluzione. Si tratta dei dipendenti “contrattisti” Filippo Iannello 58 anni e Salvatore Russo, 49 anni, per i quali è stata decisa la parziale assoluzione con la formula perché il fatto non sussiste. Per gli stessi imputati, per i quali il pm Alessandro Liprino aveva chiesto la condanna per entrami rispettivamente a 3 e 2 anni, oltre ad una multa per ciascuno, il giudice ha invece dichiarato prescritti gli altri reati di truffa contestati per periodi pregressi per i quali è maturata la prescrizione. Iannello e Russo all’epoca dei fatti erano stati sottoposti a misura cautelare. Per i restanti imputati, in tutto 33, è stato invece disposto dal giudice il “non non doversi procedere” per intervenuta prescrizione che estingue i reati. La prescrizione ha riguardato semplici impiegati di concetto, esecutori, contrattisti, ma anche di capi servizio: Giovanna Conforto 65 anni, Maria Luisa Imbesi 48 anni, Gaetano Fugazzotto 48 anni, Francesco Lando 57 anni, Angela Lidia La Rocca 48 anni, Giuseppe Perdichizzi 64 anni, Antonino Genovese 64 anni, Antonio Arcoraci 51 anni, Sebastiana Antonia Sottile 64 anni (che aveva anche ottenuto un parziale proscioglimento per alcuni episodi di assenteismo), Rocco Caniglia 53 anni, Salvatore Salamone 68 anni, Cosimo Salamone 30 anni (estraneo all’amministrazione, indagato perché ha timbrato il cartellino sostituendosi al padre), Giuseppe Conti 61 anni, Mario Russo 51 anni, Antonino Mostaccio 67 anni. Dichiarazione di prescrizione anche per una seconda tranche dell’inchiesta: Antonio Santo Alesci Lo Presti, 46 anni e la moglie Giovanna Crinò 46 anni che pur non essendo dipendente comunale si sarebbe sostituita in più occasioni al marito per timbrare al suo posto il cartellino magnetico; Santo Russo 49 anni; Antonio Scordino 53 anni, tutti raggiunti nel giugno del 2010 – ad eccezione di Giovanna Crinò rimasta a piede libero – da ordinanza di custodia cautelare. L’elenco continua con Antonia Cutroni 50 anni, Salvatore Ragusa 45 anni, Maria Grazia Recupero 50 anni, Maria Cristina Zanghì 50 anni, Francesco Livoti 43 anni, Salvatore Genovese 51 anni, Tindara La Rosa 47 anni, Giovanni Maio 49 anni, Antonia Perroni 53 anni, Giuseppe Trifilò 52 anni, Giovanni Giunta 42 anni, Sergio Sebastiano Crisicelli 38anni, Aurelio Zarcone 61 anni, Cosimo La Spada 54 anni. Nessuno degli imputati, pur avendone facoltà, ha rinunciato alla prescrizione per chiedere di essere giudicato nel merito. Adesso toccherà al Comune di Barcellona riattivare i procedimenti disciplinari che in precedenza erano stati “sospesi” nell’attesa dell’esito dei tre tronconi del maxi procedimento.
da gazzetta del sud – 22-12-15

NEL PRIMO TRONCONE PROCESSUALE CONDANNE PER ALTRI NOVE IMPUTATI.

Barcellona – Nell’inchiesta – secondo l’originaria ipotesi di accusa – incapparono impiegati che tra il settembre del 2007 e il marzo del 2008 avrebbero abbandonato l’ufficio, lasciando Palazzo Longano senza timbrare il cartellino, risultando allo stesso tempo presenti al lavoro. L’inchiesta, portata avanti con minuziose osservazioni e riscontri dai carabinieri della stazione di Barcellona, era stata coordinata dal sostituto procuratore Francesco Massara.  Solo per 9 imputati che facevano parte di un primo troncone processuale la Corte d’Appello – l’11 maggio scorso – ha confermato le condanne di decise in primo grado con la sentenza emessa il primo ottobre del 2013. La sentenza di condanna ha riguardato: Maria Tindara San Giovanni, che ha avuto un anno e sei mesi di reclusione e 500 euro di multa; Salvatore Bellinvia, condannato a due anni e sei mesi di reclusione e 800 euro di multa; Maria Rosa Milone, a due anni di reclusione e 600 euro di multa; Grazia Marullo, Patrizia Passeri e Santa Bucca a 4 mesi di reclusione e 200 euro di multa ciascuno; Giuseppe Cutugno a sei mesi di reclusione e 300 euro di multa; e infine Antonino Calabrò a due anni di reclusione e 300 euro di multa e sei mesi per Oreste Zocco. (l.o.)