Sub ucciso a Vulcano da yacth pirata: 3 condanne. 8 MESI PER L'EX PATRON DELL'AICON LINO SICLARI

23 dicembre 2015 Inchieste/Giudiziaria

Lino SICLARI Aicon Spa

da normanno.com – Nell’ambito del processo scaturito dalla morte del sub torinese Mauro Falletta, in attesa della decisione della Corte di Appello di Messina, che dovrà pronunciarsi, il prossimo 13 gennaio, sull’appello proposto dalla Procura Generale e dalle parti civili sulla impugnazione della sentenza di assoluzione per prescrizione degli imputati Carlo Maria Francesco Bonaccorsi, di Milazzo, e Martino Bianco, di Merì, ritenuti responsabili dell’omicidio colposo di Mauro Falletta, giunge una prima sentenza di condanna. Il Giudice Monocratico di Barcellona, Giuseppina Abate, ha condannato ad otto mesi di reclusione, pena sospesa, Emanuele Bucalo, Giuseppe Cattafi e Pasquale Siclari (manager dell’Aicon, nella foto) tutti ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento personale.

Secondo la tesi di accusa, coltivata anche dai patrocinatori di parte civile, gli avvocati Favazzo, Amata e Maggiore, nel corso delle indagini, aiutarono Bonaccorso e Bianco ad eludere le indagini scaturite dalla morte in mare di Falletta, ostacolando, così, l’accertamento dei fatti (avrebbero taciuto, pur conoscendoli, i nominativi dell’equipaggio a bordo dell’unità rimasta ignota ma fortemente sospetta di appartenere alla flotta del cantiere Aicon).

Il 13 luglio 2006, Mauro Falletta, 34 anni, medico anestesista, torinese, era alle Eolie in vacanza con la moglie, la figlioletta di 2 anni e mezzo e due amici. Esperto sub, decise di immergersi nelle acque di Vulcano, ma fu travolto e ucciso da un motoscafo d’altura che dopo l’impatto si allontanò dal luogo della tragedia.

I primi indizi che misero gli inquirenti sulle tracce dello yacth li diede un ingegnere che dichiarò di avere notato attraverso il binocolo, tre uomini e una donna affacciarsi a poppa dello yacht dopo l’impatto. Riuscì anche a disegnare l’identikit dello yacht pirata, ricordando persino il nome sullo specchio di poppa dello yacht, lungo 20 metri: «Nabila o Nabilia». Si ricordava il tipo di carattere, in particolare la N iniziale, molto stilizzata.

Inoltre, i cellulari di due degli indagati, sarebbero stati agganciati dalla cella telefonica di Vulcano.

Le indagini portarono alla identificazione di Bonaccorsi e Bianco, che avevano noleggiato lo yacht Aicon dalla società siciliana di Aironblue.

I due, in primo grado furono assolti per prescrizione del reato, ma la Procura e la parte civile impugnarono la sentenza. Il 13 gennaio è attesa la sentenza d’Appello. Nove anni e mezzo dopo la tragedia.