RASSEGNAWEB – MESSINA: Operazione Matassa, ecco il libro mastro del pizzo

14 maggio 2016 Inchieste/Giudiziaria

ALESSANDRA SERIO – DA TEMPOSTRETTO.IT –

FOTI Francesco:dobbiamo lavorare ora noi..

ENZO:ora…sai come incominciano!…

FOTI:perché quando cominciano?

ENZO:domenica…

PERNICONE GIUSEPPE:no, domenica la coppa italia c’è…

PERNICONE ANGELO: Ciccio…dobbiamo scendere là sotto…

FOTI Francesco: dov’è?

PERNICONE ANGELO: a Villafranca…hai una testa di cazzo hai…vieni con me a Villafranca e parliamo con Pietro LO MONACO…

FOTI Francesco:lunedì andiamo..lunedì andiamo…lunedì…con il primo pensiero..perché scendiamo… FINOCCHIARO DANIELE:quei 5000…6000 persone ci saranno secondo me …già eravamo in 250 a Brolo per un’amichevole…

FOTI Francesco: lunedì scendiamo da LO MONACO, tanto non ne ho problemi io …andiamo direttamente da lui pomeriggio…

FINOCCHIARO DANIELE: pomeriggio…di domenica c’è la partita…

FOTI Francesco: lunedì..a noi che ci interessa della partita… che cazzo me ne fotte…

E’ il 23 agosto 2012. Angelo Pernicone, per gli amici “Berlusconi”, ossia l’uomo che secondo gli investigatori avrebbe garantito una messe di voti a Paolo David a Santa Lucia Sopra Contesse, è in compagnia con diverse persone di diversi soggetti, alcuni dei quali arrestati due giorni fa con lui, altri di riconosciuto spessore criminale. Tra i vari argomenti di conversazione c’è anche la gestione dei servizi di sicurezza per le partite di calcio dell’ACR Messina presso lo stadio San Filippo. Gli investigatori hanno infatti scoperto che il clan di Santa Lucia sopra Contesse aveva interesse ai servizi di guardiania allo stadio San Filippo ed ai relativi parcheggi. E per questo avevano intenzione di incontrare il patron Pietro Lo Monaco.

Hanno un’azienda a disposizione, la Angel di Pernicone, zeppa di body guard incensurati e pregiudicati, e della quale si interessa spesso e volentieri anche Gaetano Nostro, “denti i zappa”, un uomo del clan già coinvolto nell’inchiesta di Messinambiente.

La conversazione avviene in una casa di Tipoldo di Pernicone, un’abitazione isolata, cui si accede soltanto da una strada privata. Malgrado la posizione, gli agenti riescono comunque a disseminarla di cimici e piazzare una telecamera all’esterno, che la riprende H24. E’ così che, il 18 giugno precedente, hanno filmato e registrato un vero e proprio “summit”, una riunione alla quale hanno partecipato 16 persone. Come due mesi prima, anche a quell’incontro di fine agosto ci sono diversi nomi del clan. E in entrambe le occasioni si è parlato di affari sporchi, compreso il traffico di droga con la Calabria. Grazie ad un parente che lavora come autista alle autolinee Scoppio di Bari, il clan faceva arrivare a Messina droga nascosta nei copertoni. E’ questa la convinzione che si sono fatti gli investigatori della Mobile, ascoltando le conversazioni avvenute quella estate a Tpoldo, tra una “rrustuta” di carne e un’altra. Ma anche delle estorsioni, praticate a tappeto nella zona sud.

L’elenco di chi pagava il pizzo al clan di Santa Lucia sopra Contesse è lungo. La Angel, ad esempio, aveva fornito la guardianìa per gli spettacoli estivi all’Arena Villa Dante, compresi i concerti di Emma Marrone e gli Afterour. Servizi in gran parte pagati e mai fatturati dalla società che li ha organizzati.

Ma Nostro e i suoi avevano messo sotto scacco anche il gestore di una lunga serie di locali: dal Calasole al Toronero, passando per alcuni supermercati cittadini. In uno dei ristoranti lavorava come cuoco un parente di Giuseppe Cambria Scimone, e anche quando era in carcere – come accadde nel 2011 – Nostro raccomandava ai suoi di andare a prendersi la carne argentina, specialità del ristorante di via La Farina. A Natale, il gestore aveva fatto dono loro di 6 cestini natalizi; non proprio una regalìa spontanea, come ha spiegato lo stesso ristoratore, interrogato dalla Polizia.

Le richieste da parte del clan ad un certo punto si sono fatte estenuanti, e il titolare non sapeva proprio come liberarsi del giogo.

“A quei rognosi come me li devo togliere di sopra”, dice il titolare al suo socio.

Franco: chi ?…

Nicola: quello là, tuo compare

Franco: ehhhh, come te lo devi togliere, che voleva stavolta

Nicola: ora, ora è sceso un’altra volta, quello schifoso di suo fratello….”compare…(inc.)”…”e che vuoi?”…”no, quanto mi prendo il formaggio”….compare, scendono, si stanno prendendo cento euro al giorno, compare e a me sembra male, però mi sto arrabbiando (parolaccia) è…(inc.)…

Franco: perché non glielo dici a sua sorella

Nicola: c’è un limite, compare..eh……o scendono tutte le mattine compare o tutti i pomeriggi…così, mi costa tremila euro al mese..”.

Gli amici di Pernicone, almeno per quel che ha avuto contezza la Mobile intercettando la conversazione, hanno imposto il pizzo ad un cantiere di Villaggio Aldisio, ad un imprenditore operante tra Furci, Roccalumera e il capoluogo, ad una società di ristorazione. I pentiti hanno poi confermato che praticamente tutti gli esercizi commerciali della loro zona di competenza pagavano. Compreso il Mac Donald della Statale 114.