L'ARRESTO DI LELIO, ENRICO CALBO E DI MASSIMO MARULLO. UN'INCHIESTA GIORNALISTICA ('PROTESI POCO PRO…TETTE') GIA' NEL 2013 DENUNCIAVA L'ATTIVITA' DEI TRE MEDICI CHE FURONO SOSPESI. RIPUBBLICHIAMO L'ARTICOLO

26 Giugno 2016 Inchieste/Giudiziaria

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MICHELE SCHINELLA – MESSINA. Hanno nei loro seni delle protesi ma nessuno sa quale ditta le ha prodotte e se sono conformi alle norme a tutela della salute. Gliele ha impiantate un medico specializzando del Policlinico universitario di Messina nel reparto di Endocrinochirurgia diretto dal padre e sempre alla presenza dello stesso chirurgo strutturato (e dello stesso anestesista) nellʼambito di interventi chirurgici che secondo i vertici dellʼazienda universitaria venivano mascherati da interventi di cura ma erano in realtà di tipo estetico, e dunque vietati. Tantʼè che le protesi non venivano fornite dalla Farmacia dellʼazienda universitaria ma acquistate direttamente dai pazienti o, secondo lʼipotesi più verosimile, dagli stessi chirurghi. Così come vietati e allo stesso modo mascherati da interventi necessari per curare patologie risultano una serie di interventi di riduzione del seno e di eliminazione del grasso allʼaddome. I tre, Lelio Calbo (il primario), Massimo Marullo (il chirurgo strutturato) ed Enrico Calbo (lo specializzando figlio dʼarte), infatti, sono stati sospesi per un mese dal manager Giuseppe Pecoraro.

DISTRAZIONI. La vicenda è venuta alla luce a seguito delle proteste di un collega, eppure il tipo degli interventi che effettuava il giovane specializzando e la circostanza che impiantava protesi non comprate dallʼazienda, erano conoscibili in tempo reale dallʼ Unità operativa Staff della direzione generale, diretta da Ninni Artemisia, a cui affluiscono tutti i dati relativi allʼattività operatoria svolta allʼinterno dellʼazienda. Come mai nessuno si era accorto prima della strana divergenza? La domanda, insieme ad altre relative alla stessa vicenda, viene girata attraverso lʼaddetto stampa ai vertici aziendali. La risposta è lapidaria: «Lʼazienda non rilascia dichiarazioni».

SALUTE A RISCHIO. Seppure Lelio Calbo, ritiene “che dopo la presentazione delle controdeduzioni la vicenda si sgonfierà perchè si è trattato sono di unʼirregolarità amministrativa”, il provvedimento di sospensione dei tre medici non chiude la vicenda. Anzi, getta ombre fosche anche sulla salute dei pazienti che hanno subito gli interventi. Dallʼesame delle cartelle cliniche dei pazienti trattati da Enrico Calbo e Massimo Marullo, coadiuvati quasi sempre dallʼanestesista Rossella Siliotti, infatti, è emerso che sulle stesse non è stato applicato, come dovrebbe essere in ogni caso in cui si impiantano protesi, lʼetichetta necessaria alla tracciabilità delle stesse.

ENIGMA. «Chiamare i pazienti ed avvertirli della circostanza o lasciare correre rischiando che qualcuno di loro tra qualche tempo lamenti dei problemi e presenti delle denunce o delle richieste di risarcimento danni?: è questo lʼenigma che turba i sonni dei vertici aziendali dopo che la Commisione dʼinchiesta ha comunicato il dato. Il primario di endocrinochirurgia, pur tentando di sottrarsi allʼintervista, dietro le sollecitazioni insistite del cronista che lo intercetta in un corridoio dellʼospedale, si lascia sfuggire, rassicurante: «Le protesi sono di elevatissima qualità». Cʼè, tra gli addetti ai lavori, però, chi dubita che lʼattività fosse svolta gratuitamente e che, invece, dietro gli interventi ci fosse un giro di denaro: «Niente di niente. Neanche un euro. Molte delle persone trattate erano amici di famiglia», dice Calbo. Che sottolinea: «Lʼattività era lecita, cʼera lʼindicazione per effettuare gli interventi. Altro che chirurgia estetica». Ma se cʼerano le indicazioni perchè non servirsi delle protesi fornite dal Policlinico? A questa domanda il primario fatica a trovare una risposta, poi dice: «Quelle del Policlinico sono di minore qualità, le pazienti volevano quelle di qualità più elevata. Si può fare. Le compravano loro ma eravano noi ad indicare i fornitori da cui potevano servirsi», osserva Calbo padre. Smentito, però, dalle regole che disciplinano lʼattività sanitaria nelle strutture pubbliche che impongono di usare esclusivamente il materiale protesico e la strumentazione fornita dalla struttura, presupposto essenziale perchè poi lʼattività sia coperta dallʼassicurazione. Non solo. Formalmente la diagnosi che veniva fatta figurare è quella, per esempio, di “Mastopatia cistica” o di “Fibrosclerosi della mammella”, ma come hanno rilevato i membri della Commisione dʼinchiesta manca lʼesame istologico necessario a corroborare la diagnosi. Eʼ proprio dalla necessità di smarcarsi da responsabilità per eventuali futuri contenziosi con i pazienti che si facciano avanti per reclamare i danni, non coperti, in questo caso, dallʼassicurazione, che secondo indiscrezioni, la direzione aziendale ha trasmesso le carte alla Procura della Repubblica. Enrico Calbo faceva comprare le protesi ai pazienti ma poi il Drg che trasmetteva allo Staff della Direzione e finiva alla regione Sicilia per il rimborso prevedeva una tariffa che invece contemplava il costo della protesi. Ecco perchè Elio Calbo parla di “semplice irregolarità amministrativa”. RETROSCENA. La vicenda è venuta alla luce perchè una paziente si è rivolta al primario di Chirurgia Plastica, Francesco Stagno Dʼalcontres, reduce da 5 anni da parlamentare . «Professore mi può mettere i seni nuovi e togliere il grasso alla pancia». «No, non ci sono indicazioni nella struttura pubblica non lo possiamo fare», ha risposto Dʼalcontres. «Ma come, al piano di sopra il dottore Calbo mi ha detto che questi interventi me li può fare lui», ha protestato la paziente. Che infatti è stata operata dal giovane Calbo. DʼAlcontres ha segnalato il caso al direttore del Dipartimento Ciro Famulari e la vicenda è approdata alla direzione generale.

LA PASSIONE. Enrico Calbo una passione per la chirurgia plastica ce lʼha sempre avuta. Dottorando di ricerca in Endocrinopatie di interesse chirurgico (la disciplina del padre), ha partecipato al concorso per entrare nelle scuola di Specializzazione di Chirurgia plastica ma non ci è riuscito. Si è consolato effettuando pratica di chirurgia estetica al fianco di Fabio Senna Castro Simoes, chirurgo estetico brasiliano molto noto in città. SETTIMANALE CENTONOVE

 

I privilegiati della specializzazione – Mentre il figlio d’arte imperava in sala operatoria, 20 colleghi denunciavano l’inoperosità.

MESSINA. Enrico Calbo, figlio dʼarte, in sala operatoria effettuava come primo operatore interventi, secondo i vertici aziendali, vietati. Invece, qualche settimana prima che scoppiasse la vicenda 20 specializzandi di Chirurgia generale dellʼUniversità di Messina, colleghi di Calbo, hanno denunciato al rettore Franco Tomasello di non svolgere nei 5 anni di tirocinio lʼattività di sala operatoria imposta dalla legge. «Molti di noi specializzandi in servizio nelle Unità operative complesse del Policlinico non stanno effettuando le attività professionalizzanti obbligatorie per il raggiungimento delle finalità didattiche, ovvero le attività chirurgiche di primo e secondo operatore». Che gli specializzandi in Chirurgia debbano effettuare interventi come primo e secondo operatore è imposto dallo Statuto della Scuola di specializzazione approvato dal Ministero dellʼIstruzione: «Gli specializzandi in Chirurgia devono effettuare 50 interventi di alta chirurgia di cui il 10% come primo operatore; 100 di media chirurgia (il 25 come primo operatore, il resto come secon- do); almeno 250 interventi di piccola chirurgia (il 40% come primo operatore)», stabilisce lo Statuto. Lʼesame dei curricula degli specializzandi mostra come ci sia un buon numero di loro che dopo 5 anni di formazione hanno totalizzato qualche intervento per unghia incarnita. Tuttavia, conseguono il diploma di specializzazione, in barba alla legge che stabilisce che “si potrà concorrere al diploma dopo aver completato lʼattività chirurgica”. La denuncia aveva allarmato il rettore. Lo Stato per avere un giorno chirurghi veramente formati corrisponde a ciascuno di loro mille e 700 euro al mese per i 5 anni. «Eʼ inaccettabile. Cʼè il rischio che vengano revocate le Borse», ha scritto il rettore. Che ha convocato gli specializzandi. «Il nuovo coordinatore della Scuola di specializzazione spieghi cosa vuole fare per invertire la rotta», ha ordinato. (M.S.)

Policlinico, arresti a scoppio ritardato. Il primario Calbo, il figlio e un medico ai domiciliari per fatti notori dal 2013. Nel frattempo, Calbo è diventato direttore della scuola di specializzazione in chirurgia e di recente è stato promosso Primario di struttura complessa.

Aveva un seno più grosso dell’altro e voleva renderli eguali: si è ritrovata senza capezzoli né areola mammaria. Un’altra donna, invece, non sopportava l’adipe sull’addome e ai glutei: delle mutilazioni ne hanno preso il posto.

La vicenda diventò di pubblico dominio a giugno del 2013 (vedi articolo di Centonove ‘Protesi poco pro…tette’ che la raccontava in tutti i dettagli).

Gli interventi di chirurgia estetica fatti passare per interventi necessari per curare tumori (in modo da porli a carico del Servizio sanitario nazionale) erano stati già effettuati nelle sale operatorie del Policlinico di Messina nei mesi precedenti. Alcuni di questi avevano pure prodotto danni gravi ai pazienti.

L’autore ne era Enrico Calbo, specializzando e figlio di Elio, primario all’epoca di Endocrinochirurgia (struttura semplice), che per legge non poteva neppure effettuare gli interventi come primo operatore; al suo fianco, neppure in tutti i casi, il chirurgo collega di papà Massimo Marullo.

L’allora direttore generale del Policlinico di Messina, Giuseppe Pecoraro, sospese i due medici strutturati per due mesi. E nominò una commissione interna che facesse luce sulla vicenda. La Procura aprì un’inchiesta iscrivendo i tre sul registro degli indagati. Non solo. Nei mesi successivi alla direzione dell’azienda ospedaliera arrivarono diverse richieste di risarcimento danni per centinaia di migliaia di euro da parte di pazienti che si erano affidati ai bisturi del figlio d’arte.

Oggi, trentasei mesi dopo, per gli stessi fatti, con l’accusa di truffa, falso e abuso d’ufficio, i tre sono finiti agli arresti domiciliari.

CORSA INARRESTABILE

Eppure, tutto ciò non ha impedito che nel frattempo Letterio Calbo diventasse prima direttore della scuola di specializzazione in Chirurgia generale: ciò colui che ha la responsabilità della formazione tecnica e deontologica dei futuri chirurgi della città; e poi, di recente, primario di Chirurgia d’urgenza del Policlinico universitario, sia pure in via provvisoria visto che il Policlinico aspetta venga approvato dalla Regione l’atto aziendale.

IL PLEBISCITO.

E’ un incarico cui ha sempre ambito: dirigere la scuola di specializzazione. La vicenda delle protesi su cui era scivolato il figlio e le indagini della Procura rischiava di far svanire il sogno. Invece, non lo ha minimamente sfiorato.

Lelio Calbo è diventato direttore della scuola si specializzazione agli inizi del 2015 con una maggioranza bulgara: 55 su 60 colleghi chirurghi gli hanno dato fiducia a dispetto della sospensione, dell’inchiesta della Procura e del clamore mediatico.

“Dalla Procura non ho ricevuto nulla. Non so nulla di inchieste a mio carico. Non credo ci sia persona più meritevole e adatta di me per guidare la scuola di specializzazione. Non c’è nessun problema di opportunità, nè di incompatibilità”. Rispondeva così Elio Calbo, al giornalista che subito dopo la sua elezione a direttore della scuola di specializzazione, avvenuta a gennaio del 2015, faceva notare la contraddizione tra il suo nuovo ruolo di responsabilità anche deontologica e la condotta tenuta nella vicenda che aveva visto come protagonista il figlio.

Questi, in violazione del regolamento interno, pur essendovi decine di reparti disponibili per la sua formazione, operava a suo piacimento in quello del padre, che lo aveva accolto volentieri e che – secondo le conclusioni degli inquirenti – non solo non vigilava sul figlio ma ne era complice.

“Una commissione ha stabilito che tutti gli interventi svolti da mio figlio rientrano nella legalità”, sottolineò nell’occasione Elio Calbo.

L’ASSOLUZIONE DEI COLLEGHI E I BUCHI NERI.

In effetti, il medico legale Patrizia Gualniera e il chirurgo plastico Michele Colonna, entrambi medici del Policlinico, incaricati dal manager Pecoraro di valutare l’operato dei tre colleghi, erano stati netti. “Tutti i ricoveri oggetto di indagine sono risultati congrui in quanto le patologie riscontrate richiedevano le prestazioni effettuate”, hanno scritto i due medici al termine di una relazione di una paginetta, depositata in direzione generale il 15 luglio del 2013.

Il sostituto procuratore Antonella Fradà (sulla scorta della relazione del suo consulente tecnico, Elvira Ventura Spagnolo) l’ha pensata in maniera diametralmente opposta, convincendo pure il Gip Maria Luisa Materia.

Gli interventi fuorilegge secondo le conclusioni del pm sono stati compiuti tra il 2011 e il 2013. Tutti sono stati registrat

LE PROMOZIONI.

Di recente, con delibera del 22 ottobre del 2015 il direttore generale dell’azienda universitaria Marco Restuccia, ottenuta l’intesa dal rettore dell’Università di Messina Pietro Navarra, ha nominato Calbo direttore dell’unità operativa complessa di Chirurgia d’urgenza.

L’incarico è per sei mesi e costituisce una promozione (sia sotto il profilo economico che del prestigio) per il docente ordinario che sino a quel momento era direttore di una struttura semplice.

Nel corso degli ultimi anni sono giunte sulla scrivania del manager diverse richieste di risarcimento danni frutto dell’operato di Enrico Calbo. Alcuni contenziosi sono stati evitati con delle transazioni.

ALLEANZE MAGICHE.

Elio Calbo, fedelissimo da tempo immemore dell’allora rettore Franco Tomasello, alla vigilia delle elezioni per la scelta del nuovo ermellino (tenute a maggio del 2013) si è schierato dalla parte di Pietro Navarra (eletto poi rettore), tradendo il candidato appoggiato dal neurochirurgo rettore uscente.

Pippo Navarra, il fratello del Magnifico, è il chirurgo più prestigioso e potente del Policlinico e l’elezione a direttore della scuola di specializzazione di Calbo è avvenuta grazie alla sua sponsorizzazione politica.

 

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