9 Giugno 2017 Giudiziaria

MESSINA: LA DIA SEQUESTRA BENI A REFERENTE DEL CLAN SANTAPAOLA-ERCOLANO NEL TERRITORIO DEI NEBRODI

“Seguendo il denaro disarticoleremo le casse di Cosa Nostra, oggi si chiude un importante cerchio sulla mafia dei Nebrodi”. Renato Panvino, Primo Dirigente della DIA di Catania non ha dubbi sulla rilevanza del sequestro che alle prime luci dell’alba ha colpito Giovanni Pruiti, considerato “esponente mafioso di spicco di Cesarò”.

Era già noto da tempo che gli interessi del clan Santapaola-Ercolano erano arrivati là dove “alla mafia che chiamavamo rurale si è aggiunta l’attività imprenditoriale”: cioè, sui Nebrodi. Un sistema organizzato ad hoc tra false certificazioni, truffe per ottenere i contributi europei, mani sugli appalti e sull’energia green. Ma non solo. Una mafia pronta a imbracciare le armi per intimorire gli imprenditori che a quel sistema non vogliono chinarsi. Per questo, Panvino la definisce “molto più aggressiva e spietata”.

Indagini durate quasi un anno e mezzo, in sinergia tra la Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro e quella di Messina coordinata dal procuratore facente funzioni Sebastiano Ardita.

“L’operazione di oggi – spiega Panvino – si collega direttamente alle attività precedenti che hanno già colpito i patrimoni di Francesco Rosta, Antonino Sciacca, Salvatore Santalucia e Vito Nicastr”i. Ma è proprio il legame con il pregiudicato Turi Catania a far ritenere che “il clan di Cesarò, capeggiato dalla famiglia Pruiti, sia espressione della potente e pericolosissima famiglia catanese dei Santapaola-Ercolano”.

Un giro di affari da oltre due milioni e mezzo di euro finito sotto la lente della Giustizia grazie agli ultimi due sequestri: quello di stamattina e quello dello scorso 17 marzo a carico del fratello di Giovanni Pruiti, l’ergastolano Giuseppe. L’operazione di oggi è considerata dagli inquirenti come “la liberazione di una vasta area dalla cappa mafiosa”.

Giovanni Pruiti, attualmente in carcere perché condannato nel 2005 con l’accusa di partecipazione ad associazione mafiosa, è ritenuto dagli investigatori il reggente del clan operante a Cesarò. Pruiti sarebbe stato alle dirette dipendenze di Turi Catania e referente territoriale della famiglia catanese Santapaola-Ercolano. Un ruolo “ereditato” dopo l’arresto del fratello Giuseppe.

I loro affari sarebbero ruotati attorno al controllo degli appezzamenti agricoli, degli allevamenti e del mercato della carne. Un enorme introito ben lontano dai flussi regolarmente dichiarati dall’uomo e dalla moglie Clelia Bontempo, sua convivente e probabile prestanome.

Tracciando questo profilo, la DIA di Catania ha posto sotto sequestro numerosi terreni agricoli, imprese di allevamento e coltivazione, un fabbricato a Cesarò, diversi veicoli, titoli AGEA e rapporti finanziari ancora da quantificare.

“Un successo, quello di oggi, che è stato ottenuto senza la collaborazione di alcun pentito”. Motivo per cui, Panvino lancia un appello a tutte le forze della società civile: “Un plauso va a chi lavora silenziosamente contro le organizzazioni mafiosi ma invitiamo tutti a denunciare, abbiamo bisogno della collaborazione delle forze civiche presenti sul territorio”.

“Colpo su colpo – conclude il dirigente della DIA – rispondiamo svuotando le casse della mafia perché un’organizzazione criminale senza denaro è destinata a morire”. Un’operazione importante quella di oggi, ma che promette di non essere l’ultima.