11 Giugno 2017 Giudiziaria

PROCESSO STATO-MAFIA, ”RIINA HA PARLATO DI GELLI E CATTAFI”

Da una parte le intercettazioni nel carcere di Ascoli Piceno tra il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e il codetenuto Umberto Adinolfi. Dall’altra la relazione di servizio di un agente penitenziario del Gom su alcune esternazioni in carcere del Capo dei capi,Totò Riina, durante l’udienza del 30 marzo scorso. Sono questi nuovi atti che i pm Antonino Di Matteo e Vittorio Teresi hanno depositato quest’oggi alla ripresa del processo trattativa Stato-mafia, in corso all’aula bunker di Palermo di fronte alla Corte d’Assise.

Riina, Gelli, Cattafi e Di Maggio
Lo scorso 31 marzo – ha spiegato Di Matteo – abbiamo ricevuto dal Dap, dall’istituto penitenziario di Parma, una relazione di servizio dell’agente di custodia del Gom rispetto ad alcune esternazioni  dell’imputato Totò Riina, il 30 marzo 2017, in occasione di una pausa di questo processo. Noi abbiamo anche sentito a verbale l’agente del Gom e chiediamo anche la sua audizione. Facciamo notare che Riina ha rilasciato quelle dichiarazioni apparendo assolutamente lucido e perfettamente orientato nel contesto. Riina ha parlato dei rapporti tra Ciancimino e Licio Gelli, dei suoi rapporti con Provenzano e della morte dell’ex vice del Dap Francesco Di Maggio (di cui si parlava in quell’udienza), di Rosario Pio Cattafi, ed altre vicende. Su Cattafi ha parlato dello ‘zio Saro’, dimostrando di conoscerlo ed apprezzarlo come trafficante di armi. Inoltre ha parlato dei rapporti tra Provenzano e Vito Ciancimino, ed anche rispetto ai figli di Provenzano”.
Il pm ha dunque chiesto alla corte presieduta da Alfredo Montalto di sentire l’agente della polizia penitenziaria che ha ascoltato quelle parole.
Il magistrato ha anche chiesto un confronto tra gli ex ministri Paolo Cirino Pomicino, Vincenzo Scotti e Giuliano Amato.

Le intercettazioni di Graviano
I pm (in aula era presente anche Vittorio Teresi) hanno depositato una corposa attività integrativa di indagine: si tratta delle intercettazioni ambientali effettuate in carcere tra il boss Giuseppe Graviano e il codetenuto Umberto Adinolfi. Il capomafia di Brancaccio è stato registrato dalle microspie da febbraio del 2016 ad aprile del 2017.
Nello specifico sono 32 le conversazioni di cui chiediamo l’acquisizione – ha detto il pm Teresi – su due ore di colloqui al giorno. Chiediamo dunque la perizia su questa attività per permettere di comprendere la rilevanza degli atti a nostro parere utili ai fini del processo”. La Procura ha anche chiesto di citare a deporre lo stesso Graviano. I magistrati hanno anche spiegato in aula che alcune di queste intercettazioni sono state trasmesse “ad altre autorità giudiziarie per quanto di competenza”. Immediato pensare che durante quelle ore di socialità e passeggio il boss possa aver fatto riferimenti alle stragi del 1992-1993.

 

LA NOTIZIA – 

Nuove prove approdano al processo sulla trattativa Stato-mafia. Ad annunciarle, nell’aula bunker dell’Ucciardone, e’ stata la pubblica accusa rappresentata dai Pm Nino Di Matteo e Vittorio Teresi davanti alla Corte presieduta da Alfredo Montalto. Una udienza ricca alla quale era collegato da Parma, adagiato su una barella, l’anziano capomafia Toto’ Riina. Il padrino, ha detto Di Matteo, “il 30 marzo scorso, apparendo perfettamente lucido e orientato nel contesto (lo sottolinea due volte il magistrato, ndr), ha esternato, durante una pausa di questo processo, parlando dello ‘zio Saro’ Cattafi, ma anche dei rapporti tra Vito Ciancimino e Licio Gelli e tra Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano. E della morte del dottor Francesco Di Maggio”. Le esternazioni del boss corleonese sono state ascoltate da un assistente capo della polizia penitenziaria che ha stilato una relazione di servizio e che potrebbe essere sentito in dibattimento.  Annunciato anche il deposito di una nuova attivita’ integrativa di indagine: una corposa attivita’ di intercettazione (due ore al giorno) nel carcere di Ascoli Piceno nei confronti del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. L’attivita’ di intercettazione e’ iniziata a febbraio 2016 ed e’ proseguita fino ad aprile 2017. Potrebbero giungere nuovi elementi sulle stragi in Sicilia e nel Continente del 1992 e del 1993. Migliaia le pagine, con molti omissis: i pm hanno chiesto alla corte la perizia di trascrizione di una trentina di conversazioni tra Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi. I pm – all’esito della perizia – hanno chiesto alla corte d’assise di potere sentire anche Giuseppe Graviano. Non e’ tutto. Di Matteo ha anche chiesto di procedere a dei confronti tra Cirino Pomicino e, rispettivamente, l’ex ministro Vincenzo Scotti e l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, “in relazione, in particolare, alle vicende e alle discussioni intervenute sulla formazione del governo che si insedio’ il 28 giugno, quello in cui Mancino ricopriva la carica di ministro dell’Interno”. Istanza anche per l’audizione del collaboratore di giustizia Ciro Vara, “soggetto centrale in quel periodo, soprattutto tra il ’94 e il ’96”, e per il Pm potrebbe dare indicazioni utili “in riferimento ai rapporti con Bernardo Provenzano a Mezzojuso, nonche’ sulla strategia stragista del ’92 e ’93 e sui rapporti intrattenuti da Cosa nostra in quel periodo con personaggi della politica, riguardo anche a quello che veniva indicato – ha proseguito Di Matteo – come il palermitano nell’entourage di Berlusconi in funzione di accordi e promesse fatte”. Prossima udienza il 23 giugno. (AGI)